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16/11/2006

Il Natale al (bianco) Natale

di Antonio Sofi, alle 22:23

White Christmas di Irving Berlin cantata da Bing CrosbySiamo precoci in tutto, anche nelle feste comandate.

Da qualche mese quelli di Caterpillar, trasmissione di Radio Due, portano avanti la meritevole campagna “Natale a Natale”. Di cosa si tratta? È una campagna di civiltà – sostengono i due conduttori del programma Cirri e Solibello – volta ad arginare il fenomeno consumistico del Natale al periodo che gli compete. Cioè a Natale, appunto – nel mese di dicembre.

Perché invece è sempre più una festa che si insinua subdola anche tra i mesi precedenti – con pubblicità, decorazioni, babbi natale fuori stagione. L’effetto (antipatico) è infatti una sorta di Natale Permanente, come quella “campagna permanente” che ormai affligge la nostra politica senza pause. Dalle tante segnalazioni degli ascoltatori si scopre un’Italia in preda della Sindrome del Natale Anticipato. Fin da mesi prima pandori e panettoni occhieggiano dagli scaffali dei centri commerciali; ad ottobre si installano le luminarie nelle strade di paese; in bella vista a novembre vetrine con la schiuma a render l’idea della neve, in barba al sole che c’è.

È la coda lunga (e retroversa) della cometa del commercio.

È l’invenzione (o reinvenzione) del Natale in salsa consumistica, come sostiene Paolo Prato in un bel libro appena edito da Donzelli, dal titolo “White Christmas. L’America e la reinvenzione del Natale”. Secondo il musicologo è tutta colpa (si fa per dire) di Irving Berlin, straordinario compositore ebreo russo, autore di centinaia di canzoni di successo, tra le quali spicca un classico del genere: “White Christmas”, appunto. Al successo di questa canzone (cantata per la prima volta nel 1942 da Bing Crosby e poi coverizzata da quasi 150 tra cantanti e gruppi; una canzone che è stata la più venduta di sempre fino all’exploit di Candle in the Wind di Elton John di una decina di anni fa; l’evergreen degli evergreen insomma), sarebbe da attribuirsi parte della ricollocazione di questa festività nel nostro immaginario.

Non più festa solo religiosa ma vero e proprio evento incentrato sulla nostalgia, la famiglia, le piccole cose amate – come ha ben sintetizzato domenica Edmondo Berselli su La Repubblica.

E dalle piccole cose amate alla vendita delle stesse, il passaggio è davvero breve.
Ecco spiegato il Natale “de-natalizzato”, in onda sui media e sulle strade fin da molti mesi prima.

Con qualche eccezione. In Belgio, infatti, fin dal 2002 i distributori si sono messi d’accordo. E si sono impegnati a non diffondere pubblicità che faccia riferimento alle feste natalizie prima del primo dicembre. Per essere precisi, a non usare l’immagine di Babbo Natale, prima del primo dicembre. Laicissima iconoclastia! Forse per non inflazionarne lo spirito; forse le vendite. Ma comunque il risultato è quello giusto: il Natale a Natale.

[Una versione ridotta di questo pezzo è stata pubblicata su Il Firenze]

[tags]Natale, Christmas, White Christmas, Paolo Prato, Caterpillar, Irving Berlin[/tags]


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  • 14 Commenti al post “Il Natale al (bianco) Natale”

    1. NosenseBlog
      dicembre 25th, 2006 06:35
      1

      Auguri laici, però, o laicizzati a suon di jingle, che di questi periodi la religione solo si intuisce, in translucenza dietro i fiocchi di neve finti e i papilli vaporosi dei berretti dei babbinatali pubblicitari (sarà sempre colpa di Irving Berlin

    2. Tra Le Danze
      novembre 26th, 2006 16:51
      2

      La Grande Festa si avvicina, nelle scuole fervono i preparativi, le palestre si animano di stage, gli editori sfornano cd e libri a tema… Anche se quest’anno molti di noi aderiscono all’iniziativa di Caterpillar “il Natale a Natale” Tra Le Danze non può sottrarsi dal compito di segnalarvi qualche danza su questo tema. Attenzione però: stiamo parlando di una festa religiosa e sappiamo bene che i rapporti fra chiesa e danza non sono sempre stati tranquilli. Il materiale dunque

    3. [•] - RSS/ATOM Feeds Aggregator
      novembre 30th, -0001 00:00
      3

      [Ho letto un paio di cose in Rete sull’argomento, l’argomento è un sempreverde peggio di White Christmas, e mi sono ricordato di un piccolo pezzullo che avevo scritto qualche settimana fa e che era uscito su Il Firenze. In qualche settimana l’approccio non è cambiato per niente – come da titolo. E’

    4. Fabrizio Giordano | Blog di Fabrizio Giordano
      febbraio 3rd, 2008 12:52
      4

      invasa e quasi monopolizzata da un consumismo spinto e mordace che poco lascia alla spiritualità e alla religione. È l’invenzione del Natale in salsa consumistica – per alcuni studiosi addirittura da far risalire ad Irving Berlin e alla sua“White Christmas”, che nel 1942 per prima raccontò non più solo una festa religiosa ma un vero e proprio evento incentrato sulla nostalgia, la famiglia, le piccole cose amate. E anche sui regali, certo. Sotto l’albero, ovviamente. Il presente per i colleghi, il

    5. diletta
      novembre 16th, 2006 23:24
      5

      eh vabbè, allora me lo fai apposta… Io ho ritenuto “esagerato” il pensiero che una canzone possa aver rivoluzionato l’idea del Natale…sarebbe come dire che la Macarena ha cambiato il modo di vedere il sabato sera…Lo so, non sono nessuno per dirlo, ma è un’opinione.

    6. Antonio Sofi
      novembre 16th, 2006 23:56
      6

      Sigh. Non “rivoluzionato”, ma “reinventato” o “modificato parte” della ricollocazione della idea di ecc. Perché comunque stiamo parlando di qualcosa che già c’era, che è venuto alla luce in forma di canzone. E stiamo parlando di una canzone che ha avuto un impatto straordinario fin dai primi momenti della sua uscita (adottato dai molti giovani che stavano trascorrendo il primo natale lontano da casa, in guerra) e che continua a vendere dopo più di 60 anni; stiamo parlando di un contesto in cui la musica (la radio) era un media ben più importante di oggi, e stiamo parlando dell’America – ancora coacervo di patrie d’immigrazioni alla ricerca della comunanza perfetta (e infatti Berlin era un immigrato). E ancora: White Christmas fa parte di quella ristretta cerchia di canzoni (come Candle in the Wind, per esempio, è stata per la morta di Diana Spencer; come God Bless America è diventata per l’11 settembre – peraltro quest’ultima è dello stesso Berlin) che ha saputo interpretare un sentimento – in questo caso la nostalgia. Non è il “evviva il felice natale”, ma “io sto sognando un natale” che ovviamente non c’è… Una nostalgia che prima non c’era nel pensare il natale, raccontata peraltro da una melodia dissonante all’epoca rispetto alle tradizionali secolari musiche di Natale, allegrotte e cantilenanti alla Jingle Bell. Mi fermo qui. Grazie dell’opinione :)

    7. Matteo
      novembre 19th, 2006 18:04
      7

      Vorrei qui citare il mio grido di dolore di tre anni fa “Natale a Novembre”, http://maestro.blog.tiscali.it/dv1194151/.

      M’accorgo del Natale, ormai, all’apparire dei pupazzoni rossi del Babbo omonimo, lasciati ad imputridire sul balcone l’anno prima fino alle porte della primavera. (ricordo che si condusse un’apposita battaglia fotografica contro tali simulacri in gommapiuma)
      ;-)

    8. Sten
      novembre 19th, 2006 20:23
      8

      In effetti è vero!! Da fine ottobre iniziamo ad essere bombardati da immagini natalizie!!! La settimana scorsa mi è arrivato un intero catalogo natalizio!!! Con alberi di Natale, Presepi e regali vari!! A metà novembre!! E’ una cosa bruttissima che col passare degli anni tende a farmi odiare sempre di più questo periodo…

    9. Simone Cosimi
      novembre 20th, 2006 21:02
      9

      Il Natale è solo una delle numerose “cornici” che utilizziamo – in Occidente e nel mondo Cristiano – per interpretare la realtà. Come la Pasqua, la Scuola, il Lavoro, lo Svago e così via.
      Una cornice, antropologicamente parlando, fornisce all’essere umano gli strumenti per capire ed incastonare i singoli eventi entro un quadro coerente. In sostanza: gli fornisce sicurezza poiché gli comunica chi è e, soprattutto, COSA DEVE FARE.
      Ora, lo snodo è tutto lì: laddove si riesce ad intervenire, nell’ambito di una cornice-quadro dell’esperienza antropologica, nelle regole del gioco, la frittata è fatta.
      Da decenni, gli uffici marketing se ne sono accorti, ed hanno declinato il “quadro-Natale” in due sensi: orizzontalmente, espandendo il clima natalizio, con l’aiuto degli artifici pubblicitari, quanto più possibile prima e dopo il 25 dicembre cavalcando gli stress e le necessità di una società sempre più alla forsennata ricerca di qualche spazio di recupero dagli affanni della vita quotidiana. In secondo luogo, in verticale, riuscendo ad innescare una “corsa al consumo” forse senza eguali nel resto del mondo, concentrando ogni possibile iniziativa promozionale fra ottobre e gennaio. Non dimentichiamoci che moltissime aziende DIPENDONO dalle vendite natalizie, per i loro bilanci.
      Non c’è da stupirsi.

    10. vis
      novembre 22nd, 2006 10:07
      10

      L’evento natalizio, perché di questo si tratta, è solo l’evento più significativo dell’anno ma la sua prematura apparizione sotto forma di panettoni che per Natale saranno già vecchi, non rappresenta di per se un fenomeno isolato.
      Non più di venti giorni fa ci si lamentava di Holloween festa che non appartiene alla nostra tradizione ma che da metà ottobre già si insinuava in ogni luogo sotto forma di spettri e fantasmi che decoravano persino le vetrine dei barbieri e a metà gennaio, finita l’abboffata di feste natalizie, si comincerà a parlare di saldi, di San Valentino, della festa della donna e poi del babbo, della mamma, dei nonni e così via in un continuo perpetuarsi di occasioni create solo per alimentare il commercio.
      E non farsene contagiare è sempre più difficile, in una società che negli ultimi decenni non è riuscita a proporre una sola alternativa valida all’acquisto come rappresentazione più significativa dei nostri sentimenti, del nostro stato d’animo e persino delle nostre paure e delle nostre angosce, non c’è da stupirsi se in una piovosa giornata di metà novembre, tua suocera ti chiama in ufficio per domandarti se per il pranzo di Natale preferisci i tortellini nel brodo di cappone o le lasagne fatte in case.
      E’ per organizzarsi in tempo, in anni come questi nei quali neanche un contratto di lavoro è grado di garantirti che tra due mesi avrai ancora quel lavoro, ordinare i tortellini con un certo anticipo regala la fatua illusione di avere sotto controllo almeno l’evento natalizio.

    11. serena
      novembre 22nd, 2006 15:15
      11

      Rispetto al passato oggi c’è la controtendenza di relegare al consumismo, più che alla fede, il compito di fornirci le informazioni su chi siamo.
      Non è più la religione che risponde ai grandi perchè della vita, ma è il consumismo. L’obbiettivo è produrre, se rimaniamo improduttivi siamo esclusi o emarginati.
      Quindi profitto per mantenimento e riproduzione dello stato delle cose.
      Oggi con le feste natalizie (prendo queste perchè le più imminenti) si è raggiunto l’estremizzazione di questa situazione.
      Come resistere a tale tendenza quando tutto si muove in questa direzione?

    12. Webgol, a cura di Antonio Sofi » Blog Archive » Tanti auguri di un Natale non-natale
      gennaio 3rd, 2007 09:47
      12

      […] Auguri laici, però, o laicizzati a suon di jingle, che di questi periodi la religione solo si intuisce, in translucenza dietro i fiocchi di neve finti e i papilli vaporosi dei berretti dei babbinatali pubblicitari (sarà sempre colpa di Irving Berlin?) […]

    13. Il “chiagni e fotti” dell’industria discografica
      giugno 6th, 2007 19:49
      13

      […] [Ho letto un paio di cose in Rete sull’argomento, l’argomento è un sempreverde peggio di White Christmas, e mi sono ricordato di un piccolo pezzullo che avevo scritto qualche settimana fa e che era uscito su Il Firenze. In qualche settimana l’approccio non è cambiato per niente – come da titolo. E’ che ormai hanno assunto questo atteggiamento da signora-mia-gli-affari-vanno-male e chi li smuove più.] […]

    14. Oltre il commercio c’è di più? Il Natale Posticipato, forse a misura d’uomo.
      dicembre 12th, 2007 13:13
      14

      […] E’ ormai da tempo che una delle più importanti festività cattoliche è diventata qualcosa di diverso: invasa e quasi monopolizzata da un consumismo spinto e mordace che poco lascia alla spiritualità e alla religione. È l’invenzione del Natale in salsa consumistica – per alcuni studiosi addirittura da far risalire ad Irving Berlin e alla sua “White Christmas”, che nel 1942 per prima raccontò non più solo una festa religiosa ma un vero e proprio evento incentrato sulla nostalgia, la famiglia, le piccole cose amate. […]

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