home

Leggi gli aggiornamenti in home page

01/11/2006

L’IPTV su Marte (o in podcasting)

di Antonio Sofi, alle 16:28

Alcune veloci segnalazioni per chi vuole approfittare della giornata di vacanza (io non me ne ero neanche accorto, me l’hanno dovuto dire) per leggere qualcosa in puro bridging bifocale (ovvero: non c’entrano niente tra loro).

  • L’IPTV dei desideri, nei miei pensieri all’incontrario va
  • Fascisti su Marte: Al cinematografo! A noi!
  • Radio e podcasting: chi salverà chi?

  • L’IPTV dei desideri, nei miei pensieri all’incontrario va
    L’autore di Minimarketing, il blog del marketing minimale, scrive un gran bel pezzo su come vorrebbe l’IPTV, la televisione via internet di cui tanto si ciancia in questi ultimi periodi. Anche per me valgono (quasi) tutti quei punti. Perché al di là dei miliardi buttati sul tavolo delle trattative nascondendo assi nella manica, o tic palpebrali, al di qua di annunci a suon di trombe e fanfare sui futuri assetti di tlc e futuribili media company, e al di sotto di bolle o semi-bolle speculative, da qualche parte c’è pure il benedetto consumatore, che come la polvere, tutti nascondono sotto il tappeto all’arrivo del danaroso investitore di turno. Anche se il vero punto è pensare ad una televisione che possa davvero piacergli, al benedetto.

    Sono dieci punti semplici semplici (sintesi mia): assenza di canali, interattività, possibilità di dare un voto ai programmi e di vedere i voti degli altri, spot bannabili con sconto, n-mila feed di ricerca, menù con cloud, news push & pull, niente basso costo a tutti i costi, dirette dei grandi eventi, pagamento (possibilmente flat). Se la fate così, insomma, anche io ci posso pensare (e le tecnologie ci sono).

    Al cinematografo! A noi!
    Fascisti su MarteSono andato a vedere Fascisti su Marte all’anteprima nazionale a Firenze, qualche giorno fa. Un film straordinario, anche (se non soprattutto) per i suoi difetti. Ne scrive, con prosa d’italico ingegno, Kekule sul suo blog. Una recensione da applausi.

    I migliori testi della serie, quivi riconquistano la loro giusta collocazione: non più bolscevichi strali di querula ironia, ma rocciose componenti di una funzionale macchina da risate. Completa l’istorica testimonianza, un adoprarsi al riferimento d’attualità fermente ed indicizzato, giammai leggiero o fuor di loco. Non già quindi glabro sogghignar senza nerbo alcuno, ma bronzea virile struttura dinamica, che parte a simiglianza di cinegiornale, per approdare alfine alla più classica narrativa da celluloide, pur stiracchiandone tempi e modalità per molteplici passaggi.

    Per gli irriducibili che vogliano rinfrescarsi la memoria: l’archivio delle puntate da cui tutto originò.

    Ma libere veramente
    Achille Corea, dimentico per un attimo della brasilena (addictive, confermo) e del dubbio togli-sonno del blog di Oronzo Canà (io continuo a credere nel buco spazio-temporale), scrive un signor pezzo per Apogeonline, dal titolo “Il podcasting salverà le star della radio?“. Semplice, chiaro, da leggere. Tutti i (pochi) dati a disposizione dimostrano come la natura (personale, tematica, portatile) del podcast favorisca la radio “parlata” (così simile, spiega Achille, a quella delle prime radio libere). Già questo potrebbe (e si spera) dare il colpo di grazia ai nastroni preconfezionati, alle hit spinte o spintonate dall’alto, e salvare star radiofoniche (quelle brave), contenuti e originalità. Si spera, appunto.


  • Les Blogs
  • Dio c’è e vive nel web
  • Welcome to Greensboro!
  • Un giorno un mio amico mi disse «nulla mi fa sentire vecchio come ricordarmi le cose»

  • Lascia un commento