25/10/2006
Lo stile di Porta a Porta e i reality show
di Antonio Sofi, alle 17:33
Ieri sera m’è capitato per caso di dare un’occhiata alla puntata di Porta a Porta dedicata ai reality show.
Ho cancellato alcune righe in cui cercavo di argomentare perché Porta a Porta è un brutto programma. Dico in generale, nel format e nei contenuti – e usando, appunto, un gentile eufemismo. Le ho cancellate perché credo che sia del tutto self-evident. Porta a Porta, specie quando prova ad addentrarsi in argomenti ritenuti generalmente futili, diventa una sorta di acceleratore quantico di banalità. Un domino inarrestabile di luoghi comuni, che ammazzerebbe un Léon Bloy in gran forma, continuamente istigato da un Bruno Vespa che, non appena (santo sciopero!) riesce a liberarsi dalle costrizioni stilistiche dell’argomento serioso, sbraca e gigioneggia come non volesse davvero mai fare altro. Perfetto nel suo ruolo di direttore d’orchestra di suonerie polifoniche preimpostate (gli ospiti-degli-argomenti-leggeri). I quali ospiti, dal canto loro, istintivamente interpretano con straordinaria accuratezza il ruolo imposto dal plot della puntata. Ma non ce l’ho con loro: Porta a Porta è un format ad orologeria, che riuscirebbe a massacrare anche le menti migliori (qualora ve ne fossero). Un limbo senza tempo e senza memoria, una zona del crepuscolo concettuale, in cui, come l’Inverary di una storia di Dylan Dog, ogni giornata (e ogni puntata) si ripete più o meno uguale a sé stessa. La puntata di ieri, infatti, poteva ben essere una puntata di 5 anni fa – sullo stesso argomento.
Sull’allestimento della rappresentazione televisivo-polifonica di Porta a Porta, Davide Bennato, che di queste cose se ne intende, ha fatto un lungo respiro per calmarsi (come me) ed ha quindi scritto una analisi della struttura e dei topoi “narrativi” incarnati dagli ospiti del programma.
Trovo straordinario lo schema di Davide che riassume i ruoli interpretati nel dibattito dal fulgido parterre di ospiti
Schema ruoli/ospiti/posizioni della Puntata di Porta a Porta del 24/10/06, di Davide Bennato – clicca per ingrandire

Questo schema è un po’ come quei quadri tridimensionali che li guardi incrociando gli occhi e dopo un po’, dallo sfondo, spunta una immagine nascosta.
Questo schema è uguale. Basta guardarlo intensamente e pensare agli ospiti, e, dopo un po’, dallo sfondo, spunta il 90% delle cose dette ieri sera sui reality. Rispetto al vederlo davvero, un bel guadagno.





ottobre 25th, 2006 23:36
il mercoledì si guarda la sbobba dei famosi che tanto piace agli intellettuali. Considerazioni originali non ne ho, ma vorrei lanciare un grido d’allarme – che poco a ha che fare con il degradamento culturale, ecc., ecc.. (In ogni caso qui – via Webgol – trovate riassunte tutte le posizioni possibili) No. Io ho veramente paura che qualcuno si faccia del male. Mi sembra che in quella trasmissione non ci sia più nessuno adulto e responsabile. Uno dei problemi della tv italiana è che tendiamo a dare
ottobre 25th, 2006 18:02
Caro Antonio,
il mio tentativo di analisi della trasmissione di ieri sera nasce dal senso di repulsione nei confronti dell’accozzaglia di banalità che ho sentito e che sembravano semplicemente variazioni su una idea incarnata dai protagonisti del (?) dibatitto.
Da qui la mia voglia di schematizzare il non-discorso che emergeva in una tabella.
Ma da qui a dire che sembro uno strereogramma… beh, sono lusingato.
Grazie esimio collega :-)
ottobre 26th, 2006 09:55
E infatti, non c’era altro da commentare se non il canovaccio! Sono contento di averci preso nel senso di repulsione (perché condiviso anche da queste parti) :)