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11/10/2006

Il ceto medio è un (ir)reality show

di Enrico Bianda, alle 14:05

Vedo una giovane donna guidare una Toyota RAV4 nel traffico, inveire gesticolando, smoccolando dal finestrino con grinta portuale, in uno sfavillio Cartier mentre alla radio l’ascolto è fisso su Laura Pausini o Michele Zarrillo.

Intanto uno stralunato autista dell’autobus fermo alla rotonda parla al telefonino con il collega sindacalista. Il Quotidiano Nazionale nelle edizioni locali appoggiato sul cruscotto ampio e nero, accanto ad una madonna immacolata che guarda e protegge. Si intrufola nel traffico la rampante cronista della TV locale, agguerrita e pronta a fare il proprio servizio su disservizi e tasse. Una figura retorica si fa strada nella sua testa e in tutti quelli che stanno intrappolati attorno alla rotonda maledetta. Un triangolo delle Bermuda urbano, da quando sono sorte implacabili al posto dei vecchi semafori hanno trasformato i viali in un libro di Jules Verne: ci vorrebbe il Nautilus per superare la barriera di macchine mormoranti.

La rampante cronista approfitta di un’improvvisa fermata con apertura delle portiere, scende qualcuno tra borse della spesa e zainetti, l’Università è vicina e accanto il supermercato.
Microfono teso, operatore che segue, camera accesa.
– Signore?
– Mi dica… Che è? Che canale siete? Italia1?
(Tremo all’idea che all’improvviso l’autista giri la testa tipo esorcista, sbavando verde pesto dalla bocca sbarbata da poco, digrignando i denti e minacciando un ITALIAA… UNO!!)

Non lo fa, è stanco e afflitto. E la cronista lo sa…
– Stiamo conducendo un’inchiesta, posso?
– Certo mi dica…
– Ha letto la finanziaria? Lo sa che cosa succede ai lavoratori dipendenti come lei?
– Che si deve pagare di più. Ma tocca sempre a noi, ai lavoratori, al popolo, siamo tartassati perché noi non possiamo evadere, chi ci perde è sempre il popolo…
Incalza la cronista, una parola d’ordine, un assoluto contemporaneo, un topos giornalistico, il prezzemolo direbbe qualcuno.
Perché voi siete il ceto medio!
– Certo, il popolo, ceto medio…

Più o meno potrebbe andare così. Diciamo che non mi stupirebbe andasse così. In realtà mi è capitato di vedere una di quelle sequenze di interviste per strada, un “che cosa pensa la gente” che piace tanto ai TG nazionalpopolari in overdose da commenti.

In giorni di crisi profonda dei reality, dove a trionfare sembra l’unico irreality (o surreality, fate voi) capace di assemblare gnocca con cervello creando un ibrido televisivo post Cronemberg, ecco che si sono allestiti decine di confessionali. Intanto nei confessionali accorrono tutti, tabaccai evasori, autisti in grigio blu, taxisti che ancora non hanno digerito la liberalizzazione ed erano già in astinenza, professionisti, notai avvocati geometri commercialisti benzinai baristi architetti imprenditori e rappresentanti.

Evviva, un reality fa ascolto, non nasce da Endemol, ma funziona, nasce e vive seguendo un copione.

[tags]ceto medio, reality, irreality, finanziaria[/tags]


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