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10/10/2006

La politica che mente sapendo di mentire

di Lorella Cedroni, alle 00:05

[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto vari saggi sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica. Per noi è un onore ospitarla. Buona lettura. as]

I can't believe it anymore!, foto di Fabio SabatiniMenzogne, bugie, balle, chiamatele come volete, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illudetevi di poterne uscire illesi. Esse sono il motore della politica, la linfa della storia, il succo della cronaca e il cuore dell’economia. Per aver sventato una menzogna politica la folla è insorta a Budapest contro il premier socialista ungherese che avrebbe ingannato con spregiudicatezza e spudoratamente gli elettori – deridendoli, per di più.

Si sa, di bugie, fandonie, “bullshit” come direbbero gli americani con un linguaggio più forte ispirato al turpiloquio (si veda il saggio filosofico di Harry G. Frankfurt) – si nutrono le campagne elettorali dei paesi democratici, la comunicazione politica, l’informazione.

Il politico “bugiardo” – come suggeriva Hannah Arendt nel suo Verità e politica (or. 1968) – “E’ un attore per natura; dice ciò che non è perché le cose siano differenti da ciò che sono – e cioè vuole cambiare il mondo”.
Qualche volta lo fa in buona fede. Ma spesso “sa” di mentire.

La menzogna politica, un topos classico nella storia del pensiero antico, moderno e contemporaneo, da Platone a Kant, Montaigne e Rousseau, da Sant’Agostino a Nietzsche, un fattore ineliminabile della società, insito in ogni forma di azione e di organizzazione politica; in democrazia diventa addirittura un indicatore dell’esistenza della libertà umana. Dire bugie è – per così dire – un virtuoso esercizio di libertà, se non fosse che i governanti ricorrono sempre più in maniera indiscriminata e spudorata alle menzogne per giustificare e legittimare il proprio potere, spingendo fatalmente le istituzioni democratiche verso una deriva totalitaria.

Di verità c’è urgente bisogno in democrazia, di una verità non costruita, non artefatta, non fasulla, di una verità, insomma “verace” a portata di tutti, una “sincera” verità, come l’intercalare popolare suggerisce tautologicamente. E invano. Perchè se in un regime autoritario o totalitario di verità ce n’è una sola ed è paradossalmente congruente alla “menzogna assoluta”, in democrazia, effetto perverso del pluralismo, di verità ce ne sono molte, le pseudoverità, e soltanto pochi hanno accesso alla verità “più vera”. Ora, se esiste una verità più vera delle altre, che sta sopra a tutte, allora queste non sono che menzogne.

Mi chiedo su quante e quali verità possa poggiare una democrazia, la nostra per esempio, senza che non ci si possa sentire lesi, noi ignari cittadini, nei nostri diritti, del diritto di “sapere”, di conoscere la verità sui fatti per fugare quella sensazione (o certezza?) di essere vittime di un inganno “globale, assoluto” e di ritrovarsi vis a vis con la madre di tutte le menzogne: la menzogna assoluta, appunto.

Entrando in libreria, mi sono imbattuta nell’illuminante saggio di Jacques Derrida, Breve storia della menzogna, dove in quarta di copertina trovo già una plausibile risposta: “è possibile anche dire il falso senza cercare di ingannare e quindi senza mentire”.

Quando si è in buona fede.
Quando non si mente a se stessi.
Quando non ci si autoinganna.
Volenti o nolenti.

Mi viene in mente l’episodio mitologico di Ulisse e le sirene ripreso da Kafka in uno dei suoi magistrali racconti (Il silenzio delle sirene) ad esemplificare un tragico esempio di autoinganno, in cui l’Autore invita il lettore ad immaginare che le sirene non abbiamo cantato e che Ulisse, in realtà, abbia fatto finta di udirle, pur essendosi “accorto che le sirene tacevano e in certo qual modo abbia soltanto opposto come uno scudo a loro e agli dei la sopradescritta finzione”.

Questo stravolgerebbe il senso della storia, perché Ulisse, da icona dell’umana sete di conoscenza, simbolo per eccellenza di una virile insoddisfazione esistenziale, diventerebbe un simulacro, un eroe sifulo, fasullo, avendo egli mentito a se stesso e ai suoi compagni. Si può mistificare la realtà ma ciò significa mettere in pericolo la propria identità e l’incolumità degli altri.

Dai fatti di cronaca si apprende l’accusa di violenza (poi rivelatasi infondata) rivolta da una minorenne italiana a un cittadino straniero di nazionalità marocchina; e la denuncia, da parte di un padre, di un rapimento, mai avvenuto, della propria figlia.
Fino a che punto ci si può estraniare da se stessi e denunciare un falso reato, senza debordare nella patologia? Corrisponde, forse, questo a un esercizio di libertà? E ancora: si possono negare fatti storici gravi, realmente accaduti e che hanno segnato la sorte dell’umanità intera – negazionisti compresi – per giustificare, anche a se stessi, la propria sete di potere?

E’ una domanda che andrebbe rivolta soprattutto ai politici, considerate le performance davvero esaltanti, da questo punto di vista, della menzogna, non etica naturalmente, di alcuni capi di Stato negli ultimi tempi. Certo. Con le parole si può fare qualsiasi cosa, come suggeriva John Austin in Come fare cose con le parole; i ricettari non mancano e, nella cucina politica, i cuochi più bravi sono al lavoro da tempo.

Ma una cosa è certa: chi mente a se stesso non è mai in buona fede.
Perché mentire è un atto intenzionale e chi sa di mentire sa anche che prima o poi cadrà vittima delle sue stesse “fabbricazioni”.

Ci si può salvare dal canto delle sirene, ma non dal loro silenzio.

(la foto in alto è di Fabio Sabatini)
[tags]bugia, politica, menzogna, derrida[/tags]


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  • 4 Commenti al post “La politica che mente sapendo di mentire”

    1. saltino
      ottobre 10th, 2006 10:55
      1

      “Sur le plan sociologique, l’universalité des valeurs a exclusivement une utilité dans l’argumentation (à la fois instrument critique et instrument d’occultation), et les valeurs absolues demeurent entre elles d’une totale irréductibilité”.
      Quanto basta signora Prof. giusto?

    2. Antonio Sofi
      ottobre 10th, 2006 19:52
      2

      Tra le righe interpreto una valutazione molto pragmatica: le bugie non pagano, politicamente. Non pagano non per un’aumentata moralità. Ma perchè non paga più un approccio comunicativo basato sulla torre d’avorio. E perchè i cittadini sono (forse) un po’ cambiati. O cambieranno. Non solo si ricorda, oggi, ma si può anche tener traccia – delle dichiarazioni, degli annunci, degli impegni. Poi, come dimostrato anche nelle recenti elezioni, ci saranno sempre intepretazioni discordanti – un problema che c’è anche nei contratti di diritto privato di 2000 pagine. In Italia inoltre resiste strenuamente una sorta di pigra abitudine alla non-trasparenza, al non-diciamolo-che-si-incazzano, al popolo bue che non può capire. Una mia fissazione (solo apparentemente comunicativa) la spiega tutta: negli Usa i “record” parlamentari degli eletti sono oggetto non solo di discussione, ma anche di comunicazione “negative” da parte degli avversari. Sei stato in aula dieci volte in un anno? Hai votato contro un proveddimento che ora dici di volere? Un’attezione alla coerenza politica, che qui nessuno usa (tutti hanno i loro scheletri negli armadi?). E che forse, se non è la “verità”, un po’ ci si avvicina.

    3. Ma tu le dici le bugie?: ...e come se la cava la politica?
      maggio 17th, 2007 15:31
      3

      […] Per quanto riguarda la politica, il discorso diventa più complicato, non è facile infatti parlare di menzogna in questo ambito, essa è strettamente connessa alle tecniche di persuasione adottate dal politico.Il filo che divide la persuasione e la menzogna è molto sottile, possiamo rimandarvi ad un articolo molto interessante “la politica che mente sapendo di mentire” per poter iniziare ad analizzare un po’ questo fenomeno. […]

    4. Spindoc | Hillary e la menzogna (che alle donne costa di più)
      aprile 3rd, 2008 21:49
      4

      […] (sigh!), balle, “chiamatele come volete” – scrivevo qualche tempo fa su webgol.it (”La politica che mente sapendo di mentire“, 10.10.2006) – che credo, difficilmente lasceranno illesa la senatrice Clinton. Forse […]

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