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05/10/2006

Squillini di ritorno

di Antonio Sofi, alle 20:14

Alcune reazioni al piccolo case study sulla doppia vita di un articolo sugli squillini, in ordine (più o meno) cronologico e giusto per tenerne traccia e senso (prossima settimana, giuro, passiamo ad altro).

– Il bravissimo Federico “Kurai” Fasce, posta slide e riflessioni su blog e capitale sociale, facendo ottimi link con il pensiero di Putnam, tra bonding e bridging, Macher e Schmoozer. Non è uno scioglilingua ma un quadro generale a mio parere molto fecondo sulle logiche di rete, che lo porterà sperabilmente a definire un nuovo standard unico e globale e definitivo del blogroll (che per Andrea Beggi – ma non per Tambu nei commenti – va tolto per far piacer WordPress a mamma Google). Logiche blogroll che – ho già detto nei suoi commenti, giusto per rendere l’impegno ancora più responsabilizzante – seguirò alla lettera. Ci mette di mezzo anche gli squillini, scrivendo:

Portare ciò che scrivo all’attenzione di altri lettori infatti non fa altro che aumentare la possibilità che nascano nuovi legami, e in ultima analisi si rivela un potente sistema per generare bridging.

Stephen di Senza Volto ne fa una sintesi perfetta, da abstract scientifico, con un bel titolo (migliore del mio) “Vita, morte e miracoli di un articolo” (aggiugerei “sugli squillini”).

Carlo Annese, sul bel QuasiRete (unico ma godurioso blog della Gazzetta dello Sport), scrive (in riferimento ad una chiacchierata con Crialese, uscita sulla Rosea e ripubblicata sul blog, appunto)

Il confronto tra i numeri dei lettori dell’uno e dell’altra non è nemmeno lontanamente proponibile, ma è il mezzo che cambia, garantendo un’interattività più diretta: io scrivo, tu commenti, lui o lei rilancia, io ci penso su, e così via. Quello su cui Antonio Sofi ha riflettuto intervenendo a Milano qualche giorno fa a un incontro di cervelli tecnologico-bloggistici. Con questi risultati, che mi sembrano non solo interessanti, ma anche molto confortanti.

– Per Antonella Napolitano, i lettori non sono (sempre) esigenti. Eppure forse, poi, ammette, non lo sono perchè non sono abituati ad esserlo dalle logiche “strutturali” di alcuni media (non internet, si capiva?). In realtà, il punto è il senso di appartenenza ad una comunità di consumo culturale, che tutti i media generano. Chi più chi meno. La radio, certo: ma anche la tv e la stampa. Parla anche di “community fair“, termine che mi piace, proprio per descrivere questa (si può dire?) voglia di nuove comunità/stili di vita.

Infine due post scritti in portoghese, lingua che purtroppo non mastico abbastanza per coglierne le sfumature.

Pollyana Ferrari, in un post dal titolo Códigos combinados, segnala le mie 5 conclusioni (che peraltro in portoghese suonano molto molto meglio: A discussão/interação não é função direta da difusão).

– Infine, in Jornalismo e Internet, blog collettivo brasiliano dal tema self-evident, Marco Palacios dedica al caso un gran bel post dal titolo: Fenomenologia do Toque ou como se difundem as idéias no papel e na web. La prima cosa che ho pensato è che, beh, allora lo squillino esiste anche lì – visto che c’è una parola per descriverlo: “toque”, appunto. La seconda cosa è che è un esempio di splendida sintesi. La terza è derivata da questo passaggio, davvero illuminante, che spero di aver ben capito:

Esta postagem agora em nosso Blog, reforça ainda mais o argumento de Sofi. Dificilmente o assunto teria chegado até aqui via Il Firenze…

In effetti, sì, difficilmente sarebbe arrivato fin lì, dall’altra parte del mondo.

Continuo a pensare che sia necessario fare maggiori sforzi nel bridging translinguistico.
Ovvero come portare le cose da un mondo all’altro, da una lingua all’altra. Ad una persona che sta dall’altra parte del mondo, parla un’altra lingua e sarebbe interessata, toh!, proprio a quel pezzetto di contenuto.

Gli squillini purtroppo, questa volta, non servono. I blog, forse.

[tags]squillini, blog, giornalismo, feedback, bridging[/tags]


  • Barbara Scifo e l’ultimo squillino
  • Bzaar Camp e un trilione di squillini
  • Nuvolaglia di concetti veltroniani e piddini. Le 100 parole più usate.
  • Ritorno alla realtà. Blob, Polillo e il totem-babau dell’art.18

  • 8 Commenti al post “Squillini di ritorno”

    1. Jornalismo & Internet
      ottobre 6th, 2006 18:55
      1

      Webgol retoma reflexões sobre a dinâmica da difusão da informação, a partir de observações do impacto de um artigo simultaneamente publicado em papel e disponibilizado na Web, a que nos referimos em postagem anterior

    2. Federico Fasce
      ottobre 5th, 2006 22:39
      2

      Cioè. Mi hai incastrato così? Una stoccata e via? Se riesco domani butto giù qualche idea.

    3. Antonio Sofi
      ottobre 6th, 2006 11:39
      3

      Un vecchio trucco che spesso funziona :)

    4. Gaspar
      ottobre 6th, 2006 14:54
      4

      Pensavo: la tua tabellina funziona anche se l’articolo fosse uscito sul Corriere.

    5. anulu
      ottobre 6th, 2006 20:13
      5

      Se fossi…
      Qui per saperne di più
      http://sefossi.wordpress.com

    6. Kurai - A sushi Weblog :: Ripensando il blogroll :: October :: 2006
      ottobre 7th, 2006 10:56
      6

      […] Dal momento che il buon Antonio mi ha incastrato, suppongo di dover lanciare qualche idea su come ripensare il blogroll. Durante questa settimana sono venute fuori un sacco di cose, si è parlato di bridging e bonding più di quanto ci si potesse aspettare e, come spesso accade in rete, si sono sviluppate tante belle idee. […]

    7. Kurai
      ottobre 7th, 2006 11:01
      7

      […] Dal momento che il buon Antonio mi ha incastrato, suppongo di dover lanciare qualche idea su come ripensare il blogroll. Durante questa settimana sono venute fuori un sacco di cose, si è parlato di bridging e bonding più di quanto ci si potesse aspettare e, come spesso accade in rete, si sono sviluppate tante belle idee. […]

    8. Sproloqui semiosici » Il Blogroll di domani
      ottobre 9th, 2006 17:06
      8

      […] Riprendo, ora che ho un po’ di tempo, o una discussione assai feconda della settimana scorsa sviluppatasi lungo il delicato argomento che si dipana tra diritto alla privacy, proprietà del contenuto intellettuale e condivisione del sapere. Come prima cosa vi dico che potete trovare il punto da cui la discussione è partita seguendo i post di Federico, di Antonio, Gaspar e Massimo. Ora vediamo di fare proseguire ancora un poco la discussione. Non credo che l’idea di spostare in una pagina altra il blogroll sia buona. Senza dubbio questa soluzione potrà permetterci una migliore indicizzazione secondo gli algoritmi di Google, ma crea una doppia e pericolosa distorsione. In primo luogo vorrei ricordare come Google non sia un ente divino capace di gestire al meglio l’informazione prodotta, ma bensì un tipo di indicizzazione costruita a posteriori e che verte su una metodologia di organizzazione tra le tante. Cercare di indicizzare al meglio per questo motore di ricerca può portare sì a buoni risultati, ma al contempo potrebbe anche provocare una perdita di conoscenza. Secondariamente vorrei sostenere l’utilità de blogroll in quanto strumento che dichiara la nostra fiducia nei confronti di un altro scrivente in rete. In base a  questo assunto noi lasciamo un link in home page in quanto riteniamo che normalmente quanto pubblicato da X sia degno di riflessione e manifestiamo il nostro costante interesse linkando di tanto in tanto dei suoi contenuti specifici. Giunto a questo punto il blogger si trova di fronte a due strade consistenti nell’avere un blogroll ridotto per dare maggiore risalto ai pochi link contenuti oppure a produrne uno ampio in caso voglia citare molte più fonti. Se nel primo caso la scelta è personale e non desta problematiche degne di nota, nel secondo invece ci troviamo di fronte ad una massa illeggibile di link che spaventa il lettore e fa perdere agli stessi gran parte del loro valore originario. Come risolvere il problema? […]

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