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03/10/2006

Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini

di Antonio Sofi, alle 08:10

Foto di Vanz
Juggling al BzaarCamp, foto di VanzNon potendo ignorare una esplicita richiesta di Gaspar Torriero (temo le magnifiche arti dello Zhang Zhuang), pubblico qui l’intervento discusso (letteralmente) al BzaarCamp di ieri a Milano (bello, bello: un format assai fecondo, da ripetere al più presto, magari una due giorni in un agriturismo – mi fido di Mafe che si è presa, di sua ammirevole sponte, l’incombenza di organizzare il tutto).

le mirabolanti avventure di un articolo nella rete, antonio sofi, bzaarcamp06
Il titolo dell’intervento è “Le mirabolanti avventure di un articolo immerso nella Rete (in otto squillini)” (pdf, 1.000 kb ca.).

In più, la sola immagine dello schema conclusivo, se proprio non avete tempo e volete desumere.

Ma, visto che si può scegliere, e visto che in fondo le presentazioni in powerpoint hanno senso solo come mero supporto visivo di uno speech, propongo di seguito cinque ulteriori punti di discussione.

1. Il dinamismo diffusivo del web

L’articolo pubblicato sul web ha dimostrato di avere capacità vitali (dinamiche e diffusive) nettamente superiori a quelle dell’articolo pubblicato su carta. Quest’ultimo infatti ha avuto vita breve (un giorno), nessun feedback pubblico e una diffusione limitata da tiratura e territorio. Il giorno dopo, come da ormai trito adagio giornalistico, era già buono per incartarci il pesce. Al contrario, leggermente ritoccato e ampliato, e pubblicato sul web, ha goduto di una vita più lunga e una diffusione progressiva (anche se non lineare), senza peraltro alcuna spinta o strategia “push”. Il post ha raggiunto (la prova “pubblica” sono i link) ambienti e lettori diversi, emergendo grazie alla sua sola capacità di attrarre interesse. In una sola settimana è passato di blog in blog, approdato ad un aggregatore di un portale, giunto, grazie al tenutario di un “hub” molto seguito, ad un media generalista come Rai Radio 2.

2. La discussione/interazione non è funzione diretta della diffusione

I relativamente pochi lettori di webgol.it hanno accolto fin da subito la richiesta di discussione che è sempre implicita in un blog con commenti aperti e non moderati. Il primo commento è stato postato trenta minuti dopo la pubblicazione; dopo dodici ore sono sette, molto articolati e argomentati. L’arrivo del tema alle orecchie di un’audience potenziale molto ampia (Radio Due, secondo audiradio, ha più di cinque milioni di ascoltatori in un giorno medio) non ha aumentato né gli accessi, né i commenti. La voglia di interazione e discussione è forse funzione diretta di un qualche sentimento di appartenenza (alla comunità del singolo blog, alla blogosfera)? O forse il motivo è da ritrovarsi nelle differenti culture comunicative di web e la radio (culture che si riflettono anche sul comportamento dei rispettivi pubblici)?

3. Tutti i pubblici sono diversi ma complementari

I lettori del quotidiano sono stati raggiunti “casualmente” dall’articolo – per alcuni di loro sarà forse stata una soddisfacente esperienza di serendipity. Esperienza che il web non riesce a produrre pienamente; al contrario di un quotidiano (e un quotidiano in modalità free press ancora di più). D’altro canto, il dinamismo memetico dell’articolo sul web ha di fatto permesso di raggiungere pubblici molto differenziati, con voglia di interagire. In più ha offerto una risposta “informativa” precisa a chi era interessato a quel preciso argomento (come risulta dalla presenza di referrer specifici: es. “squillino”). Una risposta “on demand”, a portata di motore di ricerca. I vari pubblici (cartacei e serendipitosi; digitali e interattivi; interessati ed esigenti) sono, ad ogni buon conto e con ogni probabilità, complementari e non ridondanti.

Foto di Vanz
Drinking at BzaarCamp, foto di Vanz4. Lettori che ne sanno e approfondimento collaborativo

Il lettore (ovvero l’insieme dei lettori potenziali) ne sa, nella maggior parte dei casi, più di chi (da solo) scrive. Di questo bisogna farsene una ragione, stimolando e accogliendo i feedback migliorativi di chi legge. Con “approfondimento collaborativo” (spiegato un po’ meglio in questo saggio) voglio intendere la capacità (spesso solo potenziale) dei blog di produrre approfondimenti su un tema specifico, in stretta “collaborazione” con chi legge e commenta e chi, in altri blog, scrive e linka. Una tipologia di approfondimento che si sviluppa sia in orizzontale (allargando e ampliando i temi proposti attraverso i diversi punti di vista personali) sia in verticale (potendo produrre senza l’assillo di velocità o spazio limitato che hanno in genere le testate giornalistiche). In questo caso, quattro giorni dopo il primo post, viene pubblicato un secondo post che accoglie, sviluppa e mette in ordine le suggestioni raccolte nei vari commenti dei giorni precedenti. Alcune suggestioni, peraltro, erano di grande interesse: segnalavano che il fenomeno dello “squillino” era presente anche in altre nazioni europee (un dato, se pur vero, che la letteratura recente non ha fatto in tempo a riportare).

5. “Riciclare” conviene (per autore e non solo)

Su questo punto, al contrario degli altri, non ho molti dubbi. Per un autore è buono e giusto rilasciare un articolo sul web. In qualche modo, comunque, porta un miglioramento quanto alla conoscenza dell’argomento trattato. Per me è stato così, in pochi giorni e senza particolari sforzi. Tanto da ritenere che, se dopo una settimana avessi dovuto riscrivere il pezzo, l’avrei riscritto in maniera completamente diversa. Aggiungendo alcune informazioni, togliendone altre. E, con ogni probabilità, il secondo pezzo sarebbe stato “migliore” del primo. È peraltro una logica già abbastanza diffusa: il blog è usato come momento/possibilità di “test” del contenuto. Come editing pubblico e diffuso. Ma anche ai quotidiani lasciare libero un pezzo cartaceo su web conviene. Aprire gli archivi e non lasciarli ammuffire per i pochi che pagano per averne accesso. Perché i pubblici sono tanti, e probabilmente poco ridondanti. Ma soprattutto perché nel web se il contenuto è un contenuto di qualità, troverà da solo prima o poi il suo lettore “ideale”. Che gli porterà visibilità, link, feedback migliorativi, risonanza pubblica, maggiore credibilità e buona immagine (per non parlare dei soldi, chè per quello basta un bel banner – se proprio, e non c’è niente di male, è la cosa cui si tiene di più).

[tags]bzaarcamp, bzaarcamp06, squillini, giornalismo, blog[/tags]


  • Barbara Scifo e l’ultimo squillino
  • Squillini di ritorno
  • Aprire gli archivi, ripensare il blogroll, (video)giocare a scuola
  • Bzaar Camp e un trilione di squillini

  • 21 Commenti al post “Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini”

    1. Sproloqui semiosici
      ottobre 9th, 2006 15:06
      1

      di quanto sostenuto, sempre da Federico, nel post riguardante il BzaarCamp, ma prima vorrei leggere qualcosa di Putnam e quindi rimando il tutto ad un tempo più propizio. Segnalo inoltre che sono interessato a sviluppare il discorso di Antonio sull’analisi comparata tra un contenuto pubblicato in rete e su un media tradizionale per una lezione che potrei forse tenere la primavera prossima presso l’università di Modena. Vorrei che la preparazione del tutto fosse il più possibile

    2. Reporters
      ottobre 6th, 2006 14:03
      2

      una giornata ha soltanto 24 ore e una settimana soltanto sette giorni. Chiusa l’introduzione, ecco l’eccezione alla regola. Doc Searls scrive dieci consigli ai giornali, a partire dall’apertura degli archivi e dai link esterni alla propria testata. Antonio Sofi parte da BzaarCamp e scrive sui rapporti fra articolo di giornali, articolo sull’web e post di un blog, arrivando anche lui, due giorni prima di Searls, alla conclusione che i giornali dovrebbero aprire gli archivi.

    3. Vassar storie(s)
      ottobre 5th, 2006 15:09
      3

      Ma la potenzialità c’è tutta, a prescindere dall’età delle persone, per dirne una, e me lo confermano, ad esempio, gli aneddoti che Axell ha raccontato martedì parlando dell’esperienza di SanPaBlog. Prendendo spunto dall’analisi bella e dettagliata di Antonio Sofi (che passerà alla storia come l’uomo degli squillini, di questo passo! :-P), presentata anche al BzaarCamp, ci sarebbero da fare parecchie considerazioni sulle differenze tra mass media come la radio, che “nascono” con l’idea di

    4. QuasiRete
      ottobre 5th, 2006 14:32
      4

      diretta: io scrivo, tu commenti, lui o lei rilancia, io ci penso su, e così via. Quello su cui Antonio Sofi ha riflettuto intervenendo a Milano qualche giorno fa a un incontro di cervelli tecnologico-bloggistici. Con questi risultati, che mi sembrano non solo interessanti, ma anche molto confortanti.

    5. QuasiRete
      ottobre 4th, 2006 21:05
      5

      diretta: io scrivo, tu commenti, lui o lei rilancia, io ci penso su, e così via. Quello su cui Antonio Sofi ha riflettuto intervenendo a Milano qualche giorno fa a un incontro di cervelli tecnologico-bloggistici. Con questi risultati, che mi sembrano non solo interessanti, ma anche molto confortanti.

    6. Maestrini per Caso
      ottobre 4th, 2006 16:22
      6

      Antonio online, insomma, pare proprio che passerò i prossimi mesi a cercare di trovare un agriturismo splendido e a buon mercato in grado di far dormire e mangiare una cinquantina di geek (hard e soft) per il BzaarLongCamp2007. Con 2/3 ampie sale e una

    7. :: senzavolto ::
      ottobre 3rd, 2006 09:27
      7

      [IMG] Antonio Sofi ha pubblicato le slide del suo intervento al Bzaarcamp. L’intervento parlava della storia di un suo articolo, scritto inizialmente per un quotidiano tradizionale, ma che in seguito ha pubblicato anche sul blog; da lì è nata la sua vita: sul blog infatti ha ricevuto commenti che hanno permesso ad Antonio

    8. Amplificare o inibire? - dBlog.it
      ottobre 2nd, 2006 17:49
      8

      PM10 30 settembre 1 Bar Camp a milano Nezmar Appunti dal BzaarCamp (in tempo reale) Il post-BzaarCamp Noosfactory Bzaarcamp Milano 06 Rinero BarCamp / BzaarCamp Milano – online Webgol Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini Centralscrutinizer BzaarCamp POST TAGGATI Technorati tag bzaarcamp tag bzaarcamp06 FOTOGRAFIE (durante il camp, aggiornato al 02/10) Mie foto Sez. Personali Flickr ricerca bzaarcamp

    9. Deeario - il blog di Tony Siino
      marzo 5th, 2007 11:10
      9

      squillini. [IMG http] Commenti

    10. baldo
      ottobre 3rd, 2006 10:28
      10

      Tra le righe mi era parso di cogliere una connotazione negativa relativamente al pubblico occasionale.

      Tra l’altro non credo che ci sia pubblico esigente e pubblico non esigente. Il pubblico è sempre esigente: è la tecnologia che ci permette di avvicinarci alle necessità di chi ci legge.

    11. antonio
      ottobre 3rd, 2006 11:59
      11

      No, quella connotazione in realtà non c’era. Ottima la tua precisazione, con cui concordo pienamente!

    12. Noantri
      ottobre 3rd, 2006 13:14
      12

      Due note. Una: scrivo anche io su epolis Roma. Mi incuriosirebbe conoscere il tuo pensiero in merito a questo progetto di Grauso.

      L’altra: complimenti per l’articolo e lo studio e l’analisi. Interessantissimo. Aggiungo un’altra cosa, e qui mi serve usare poca diplomazia: con questa tua analisi, è stato dimostrato come Internet serva anche a sviluppare argomentazioni interessentassime partendo da spunti poco interessanti.

      Nello specifico, il tuo pezzo sullo squillino non aveva destato in me alcuna attenzione (ricordo di averlo letto appena uscito, aggregato a bookcafè). Di per sè, il pezzo è superficiale: “carino” come ha detto il tuo collega. Niente di più. Ma affrontandolo a più mani e a più occhi, scrivendone, riflettendoci, AMPLIANDOLO, ecco che si costruisce qualcosa di nuovo.

      Non è neanche più giornalismo. O comunicazione. Si entra nel campo dell’arte tout court. Ed è magia. Complimenti ancora per l’analisi interessante.
      [Ste]

    13. antonio
      ottobre 3rd, 2006 20:23
      13

      Ah, Ste, mi mandi a nozze: io sono innamorato (fin dall’inizio) della formula di epolis. Ne sto provando a scrivere in maniera più articolata. In due parole a mio parere è l’anello di congiunzione in versione “community paper” tra free press usa e getta (use paper, troppo leggera) a quotidiano d’elite (troppo freddo e distante).

      Grazie per il resto, non c’è niente su cui non concordo con convinzione (anche a me il pezzo iniziale appare immensamente meno interessante di tutto ciò che ha generato: diciamo che il suo valore è nell’aver ben funzionato da “starter”).

      Magia, poi, non osavo nemmeno pensarlo: ma spiega parte dell’emozione che in realtà, in questo tipo di cose, c’è.

    14. g.g.
      ottobre 4th, 2006 09:14
      14

      :)

    15. svaroschi
      ottobre 5th, 2006 11:24
      15

      A quanto pare il potenziale pubblico della radio non ha portato più accessi o contributi. Che sia un approccio da “diamo un’occhiata”? Quindi: “sì, si parla di squillini, solito articolo di sotto la categoria di cose curiose del web”.
      Insomma, diverse modalità di fuizione, magari. Questa è forse la cosa che intendevi parlando di diverse culture comunicative tra web e radio?

      In questa iniziativa di epolis quali sono le caratteristiche che lo rendono particolare?
      Potrebbero essere integrate con un paio di cose interessanti che Mafe ha detto al BzaarCamp sulle community.

      NB: Non potrebbe poi essere che l’analisi fosse già abbastanza avviata e che per quello non ci siano stati ulteriori contributi/interesse?

    16. Antonio Sofi
      ottobre 5th, 2006 15:42
      16

      Può darsi che sia “diamo un’occhiata” (ma sarebbero aumentati gli accessi), può darsi che i pochi abbiano pensato che tutto fosse stato già detto – visto che addirittura era stato segnalato. Ma appunto fa parte di una “cultura” di fruizione che prevede un prodotto mai realmente “finito” – che, per carità, manca ancora per intero a tutti noi…

      Per epolis ci vorrebbe un post intero: a bologna aprirà a mesi, aspetta e vedrai da te :)

    17. Webgol » Blog Archive » Squillini di ritorno
      ottobre 5th, 2006 20:14
      17

      […] Alcune reazioni allo piccolo case study sulla doppia vita di un articolo sugli squillini, in ordine (più o meno) cronologico e giusto per tenerne traccia e senso (prossima settimana, giuro, passiamo ad altro). […]

    18. Carlo Felice
      ottobre 6th, 2006 13:40
      18

      “io sono innamorato (fin dall’inizio) della formula di epolis. Ne sto provando a scrivere in maniera più articolata. In due parole a mio parere è l’anello di congiunzione in versione “community paper” tra free press usa e getta (use paper, troppo leggera) a quotidiano d’elite (troppo freddo e distante)”

      mmmhhh, a Treviso epolis c’è da febbraio e gli aspetti positivi non mancano. Però…
      Ecco, per sviluppare quei puntini dopo il “però” ci vorrebbe un altro post dopo il tuo ;-)

    19. Webgol » Blog Archive » Aprire gli archivi, ripensare il blogroll, (video)giocare a scuola
      ottobre 8th, 2006 12:53
      19

      […] A mio parere non fa una piega che è una. E in tutti e due gli aspetti: uno “comunitario”, l’altro “pubblicitario”. E, seppur arrivandoci da un’altro punto di vista, l’apertura degli archivi erano tra le (inevitabili) conclusioni del case study degli squillini. Ci sono anche esempi, a volerli studiare. Il Guardian per esempio lo ha fatto da tempo, e su ogni pagina “liberata” dall’archivio ci mette su i suoi belli (per modo di dire) banner pubblicitari, guadagnandoci. Non è l’aspetto più importante, a mio parere, come dice anche Doc Searls, ma visto che è anche un guadagno potenziale di soldi, non faccio fatica a considerarlo un caso di straordinaria cecità degli editori. […]

    20. Webgol » Blog Archive » Barbara Scifo e l’ultimo squillino
      novembre 10th, 2006 15:17
      20

      […] Come degna conclusione della telenovela degli squillini (per chi volesse qui tutti i post scritti sull’argomento, qui il piccolo case study che ne è uscito fuori), segnalo una mia intervista su Apogeonline a Barbara Scifo, ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, che ha scritto un bel saggio dal titolo “Culture mobili. Ricerche sull’adozione giovanile della telefonia cellulare“, da cui tutto partì – quantomeno quanto al mio piccolo interesse all’argomento. […]

    21. Dalla carta al blog: scrivere e commentare | Quasi rete
      gennaio 16th, 2012 20:03
      21

      […] intervenendo a Milano qualche giorno fa a un incontro di cervelli tecnologico-bloggistici. Con questi risultati, che mi sembrano non solo interessanti, ma anche molto confortanti. Tags: blog I […]

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