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Post scritti nel ottobre, 2006

30/10/2006

Reality show, gli stage dell’azienda tv

di Antonio Sofi, alle 22:12

Grande FratelloAncora i reality show. Ne stiamo scrivendo da un po’. Qualche settimana fa scrivevo (un po’ contestato) che in fin dei conti, i reality show sono narrazioni particolari in cui buona parte di attrattività è da attribuirsi alla possibilità di completamento partecipativo di chi guarda. Una partecipazione cognitiva che scimmiotta quella dei videogiochi. Guardare e completare è una cosa sola: fossi stato io al loro posto (in quella casa, in quell’isola, in quella situazione) mi sarei comportato in un altro modo. Avrei bestemmiato. Gridato. Mangiato con le mani. Provatoci nascosto dalle coperte, o rintuzzato facendo finta di niente, che in amore vince chi scappa. Eccetera.

Ma si può anche provare a partecipare in prima persona.

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26/10/2006

I poteri ultraterreni del conduttore di reality (e non solo)

di Antonio Sofi, alle 09:09

Leonardo, sulla sua dependance di Piste, è sinceramente preoccupato che qualcuno, nell’Isola dei Famosi, si faccia male: “Mi sembra che in quella trasmissione non ci sia più nessuno adulto e responsabile”.

“Uno dei problemi della tv italiana – scrive Leonardo – è che tendiamo a dare troppa importanza al conduttore. Veramente troppa importanza. Se azzecca una trasmissione, diventa un Papa. Ma un Papa sul serio: non solo si prende i meriti di tutta la produzione, ma gli vengono improvvisamente conferiti dei poteri ultraterreni”. Un Papa o un imperatore – con poteri da pollice verso e pollice su (e dove medici o psicologi sembrano averne di meno, di margine per agire).

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25/10/2006

Lo stile di Porta a Porta e i reality show

di Antonio Sofi, alle 17:33

Ieri sera m’è capitato per caso di dare un’occhiata alla puntata di Porta a Porta dedicata ai reality show.

Bruno Vespa, conduttore di Porta a PortaHo cancellato alcune righe in cui cercavo di argomentare perché Porta a Porta è un brutto programma. Dico in generale, nel format e nei contenuti – e usando, appunto, un gentile eufemismo. Le ho cancellate perché credo che sia del tutto self-evident. Porta a Porta, specie quando prova ad addentrarsi in argomenti ritenuti generalmente futili, diventa una sorta di acceleratore quantico di banalità. Un domino inarrestabile di luoghi comuni, che ammazzerebbe un Léon Bloy in gran forma, continuamente istigato da un Bruno Vespa che, non appena (santo sciopero!) riesce a liberarsi dalle costrizioni stilistiche dell’argomento serioso, sbraca e gigioneggia come non volesse davvero mai fare altro. Perfetto nel suo ruolo di direttore d’orchestra di suonerie polifoniche preimpostate (gli ospiti-degli-argomenti-leggeri).

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24/10/2006

Pupe e Secchioni, siamesi saprofiti

di Antonio Sofi, alle 10:43

La pupa e il secchione“Dal reality di Italia 1 è nata una nuova creatura mediatica: nessuno funziona senza l’altro”. Così inizia l’articolo di Gianluca Nicoletti su La Stampa, dall’evocativo titolo “Pupe e Secchioni, uniti come siamesi da qui all’eternità tv“. Nicoletti, che della trasmissione è stato anche affatto trascendentale esponente della giuria, scova un interessante taglio interpretativo al reality che si è concluso ieri sera, con la vittoria (meritata) della coppia Rosy-Sala.

Non già, infatti, cosa ne è stato di loro (funzione orfico-scopica? voyeurismo guardonesco? mimetismo da transfert sfigato dello spettatore medio alle prese con l’accumulo retinico di bellezze stratosferiche e intoccabili?): ma cosa ne sarà di loro, pòrelli.

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21/10/2006

Il prossimo papa sarà un blogger

di Antonio Sofi, alle 06:50

Cardinal Sean P. O'MalleyUn cardinale americano, Seàn P O’Malley, arcivescovo di Boston, apre un blog. Il pretesto è tra i più classici: un viaggio. Un viaggio a Roma, dieci giorni nello scorso settembre.

Il blog, per il cardinale Seàn, è quindi un modo per raccontare in prima persona (con tanto di copiose foto) la “meravigliosa esperienza di vivere a Roma e in Italia”. Non mancano le classiche considerazioni dell’americano in visita in Italia che riflette sulle differenze culturali tra i due paesi: in Italia si lavora meno, ci si gode più la vita, si fa una cosa chiamata “weekend”, addirittura ci si ferma per “pranzo” (tra virgolette) a mangiare. Si scoprono, però, anche cose curiose: il bancomat del Vaticano, per esempio, ha le istruzioni in latino. Altro che lingua morta! Il blog cardinalesco (che, nota curiosa, pubblica sotto il copyright dell’Arcidiocesi di Boston), dopo i primi giorni di reporting giornaliero from Italy, si è stabilizzato, nel classico calo d’entusiasmo del neo-blogger, sui ritmi di un post a settimana, il venerdì: una sorta di lungo sermone dall’evangelico titolo “Sharing Wonderful News This Week“.
Alleluja.

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19/10/2006

Reality e videogiochi, lo stesso risvolto della stessa medaglia

di Antonio Sofi, alle 09:44

Ceccherini suqalificato all'Isola dei FamosiSono in sistematico ritardo di alcune segnalazioni (me le segno qui: Giachetti e le rassegne stampa, e il giapponese servo-padrone in Barbagia), ma faccio passar avanti, per amor di tema del mese, una riflessione di Aldo Grasso, il miglior critico televisivo italiano (subito dopo, ma staccato di poco, c’è Dave).

Sui reality show, scrive Aldo Grasso sul Magazine del Corriere della Sera, in edicola oggi, in un articolo dal titolo: “La turbolenza del palinsesto”:

La stessa percezione della realtà è messa in crisi: realtà o reality? Il reality è nato per sancire il definitivo distacco della tv dal mondo dello spettacolo e il suo approdo risolutivo nel mondo della realtà. Prima per andare in tv, bisognava possedere un mestiere, aver fatto gavetta. D’un tratto, invece, è sufficiente esibire il proprio modo di vivere, fingere di essere se stessi. Il reality appare così fastidiosamente ‘vero’ che molti credono che rappresenti la ‘realtà’ e si indignano non poco per le mancate aderenze della vita televisiva alla vita vera. I dabbene si lamentano molto del reality e continuano ad invocare una tv che ci mostri la realtà. Non sanno, o non vogliono sapere, però, che nel mondo alla rovescia (quello scardinato, ritardato, incendiato dai pompieri) l’unica finestra aperta sulla realtà è solo quella dei reality. Nei quali i morti di fama (ex presentatori, ex sportivi, ex attori, ex qualcosa) sia i neofiti dell’esserci tentano disperatamente di uscire dalla ‘fascia grigia’, l’intercapedine che sta tra il mondo dei professionisti e quello dei dilettanti allo sbaraglio, tra le luci della ribalta e l’anonimato della quotidianità.

So non essere il punto di Grasso, che lo riporta per distinguo, eppure mi stupisce ogni volta la prevalenza della chiave interpretativa “produttiva”: c’è qualcuno che astutamente mette in scena dei neofiti o degli ex-qualcosa morti di fama per il popolo bue che spesso crede che sia quella la realtà. E’ il teorema de il-mio-vicino-è-popolo-bue che ha sempre inficiato gli studi sugli effetti dei mass media.

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16/10/2006

La porno pupa e il porno secchione

di Enrico Bianda, alle 23:35

Il porno è ingombro, straripante, di morte dei sentimenti.
Martin Amis

L’unico pericolo di guardare la pornografia e che potrebbe farti venire voglia di guardarne ancora.
Gore Vidal

La Pupa e il SecchioneIn questi giorni sono andato a vedere che cosa succedeva dalle parti di La pupa e il secchione. Ammetto che alimento da una vita un certo senso dell’estetica voyeurista, ed effettivamente il programma, felicemente definito da Edmondo Berselli irreality show (anche se io lo definirei iperreality show), aiuta a tener buona questa mia effervescenza.

Ho quasi sempre snobbato tutti i programmi del genere reality: se accadeva che mi fermassi era solo perché ero attratto dai rapporti che si venivano a creare tra rinchiusi. Rapporti che di disegnano nel racconto del reality seguendo le regole della seduzione de-eroticizzata della pornografia. La pupa e il secchione ripercorre fedelmente i topos della narrazione standard della pornografia, riprendendo caratteri e sublimazione delle pulsioni maschili, o machiste.

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12/10/2006

I reality show e l’autenticità da frazione di secondo

di Antonio Sofi, alle 00:01

Tutto quello che fa male ti fa bene, di Steven JohnsonÈ ormai pratica diffusa prendersela con i programmi televisivi che mettono in scena realtà (più o meno) spontanee. Una continua esibizione di volgarità che esonda anche nei talk show ai margini dei reality: come dimostrano i recenti casi di litigi mandati in onda per amore di share.

I reality sembrano essere la somma perversa di tutti i mali: istigano all’esibizionismo svergognato, indulgono in una rappresentazione stereotipata dei ruoli sociali, propongono modelli d’interazione basati sulla competitività a tutti i costi. Non solo. In linea con la tipica differenziazione dei prodotti di un’economia di mercato, i reality si sono negli anni moltiplicati a dismisura, al fine di toccare le molteplici corde di molteplici pubblici.

E dalla gente comune del primo Grande Fratello, si è passati al coinvolgimento di personaggi più o meno famosi (ovvero il piacere consolante di cogliere il vip di turno nei momenti di sbracata umanità).

Ma i reality sono davvero il prodotto più becero e diseducativo della cultura popolare?

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11/10/2006

Il ceto medio è un (ir)reality show

di Enrico Bianda, alle 14:05

Vedo una giovane donna guidare una Toyota RAV4 nel traffico, inveire gesticolando, smoccolando dal finestrino con grinta portuale, in uno sfavillio Cartier mentre alla radio l’ascolto è fisso su Laura Pausini o Michele Zarrillo.

Intanto uno stralunato autista dell’autobus fermo alla rotonda parla al telefonino con il collega sindacalista. Il Quotidiano Nazionale nelle edizioni locali appoggiato sul cruscotto ampio e nero, accanto ad una madonna immacolata che guarda e protegge. Si intrufola nel traffico la rampante cronista della TV locale, agguerrita e pronta a fare il proprio servizio su disservizi e tasse. Una figura retorica si fa strada nella sua testa e in tutti quelli che stanno intrappolati attorno alla rotonda maledetta. Un triangolo delle Bermuda urbano, da quando sono sorte implacabili al posto dei vecchi semafori hanno trasformato i viali in un libro di Jules Verne: ci vorrebbe il Nautilus per superare la barriera di macchine mormoranti.

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10/10/2006

La politica che mente sapendo di mentire

di Lorella Cedroni, alle 00:05

[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto vari saggi sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica. Per noi è un onore ospitarla. Buona lettura. as]

I can't believe it anymore!, foto di Fabio SabatiniMenzogne, bugie, balle, chiamatele come volete, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illudetevi di poterne uscire illesi. Esse sono il motore della politica, la linfa della storia, il succo della cronaca e il cuore dell’economia. Per aver sventato una menzogna politica la folla è insorta a Budapest contro il premier socialista ungherese che avrebbe ingannato con spregiudicatezza e spudoratamente gli elettori – deridendoli, per di più.

Si sa, di bugie, fandonie, “bullshit” come direbbero gli americani con un linguaggio più forte ispirato al turpiloquio (si veda il saggio filosofico di Harry G. Frankfurt) – si nutrono le campagne elettorali dei paesi democratici, la comunicazione politica, l’informazione.

Il politico “bugiardo” – come suggeriva Hannah Arendt nel suo Verità e politica (or. 1968) – “E’ un attore per natura; dice ciò che non è perché le cose siano differenti da ciò che sono – e cioè vuole cambiare il mondo”.
Qualche volta lo fa in buona fede. Ma spesso “sa” di mentire.

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09/10/2006

(Ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della verità)

di Antonio Sofi, alle 22:09

Inauguriamo oggi il nuovo tema (mensile o quasi, di solito si sfora).
Il titolo è (ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della verità).

Ho in caldo uno straordinario pezzo di Lorella Cedroni sulla menzogna politica, che pubblicherò domani (e con la quale mi scuso pubblicamente per averlo posticipato di troppi giorni), qualcosina sui reality show (come rappresentazione simil-porno o sfida cognitivamente evoluta), un pezzo di Enrico alle prese il fantomatico e fin troppo evocato “ceto medio”, ecc. ecc.

E poi, come al solito (il bello di queste monografie blog), quello che viene, o quello che succede, o quello che si trova in giro, o quello che si sviluppa nei commenti, o quello che.

08/10/2006

Aprire gli archivi, ripensare il blogroll, (video)giocare a scuola

di Antonio Sofi, alle 12:53

Carlo Felice Dalla Pasqua, nel suo informatissimo Reporters segnala un bel pezzo di Doc Searls, con dieci consigli al “Quotidiano 2.0”. Tra questi c’è una parte dedicata all’apertura degli archivi storici. Il titolo del (primo) punto non potrebbe essere più chiaro nel sottolineare un’apparente contraddizione in termini: smettetela di “regalare” le notizie nuove e far pagare quelle vecchie.

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05/10/2006

Squillini di ritorno

di Antonio Sofi, alle 20:14

Alcune reazioni al piccolo case study sulla doppia vita di un articolo sugli squillini, in ordine (più o meno) cronologico e giusto per tenerne traccia e senso (prossima settimana, giuro, passiamo ad altro).

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03/10/2006

Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini

di Antonio Sofi, alle 08:10

Foto di Vanz
Juggling al BzaarCamp, foto di VanzNon potendo ignorare una esplicita richiesta di Gaspar Torriero (temo le magnifiche arti dello Zhang Zhuang), pubblico qui l’intervento discusso (letteralmente) al BzaarCamp di ieri a Milano (bello, bello: un format assai fecondo, da ripetere al più presto, magari una due giorni in un agriturismo – mi fido di Mafe che si è presa, di sua ammirevole sponte, l’incombenza di organizzare il tutto).

le mirabolanti avventure di un articolo nella rete, antonio sofi, bzaarcamp06
Il titolo dell’intervento è “Le mirabolanti avventure di un articolo immerso nella Rete (in otto squillini)” (pdf, 1.000 kb ca.).

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