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20/09/2006

Fenomenologia dello “squillino”

di Antonio Sofi, alle 09:21

absent, photo by Andrew Conroy http://www.flickr.com/photos/andrewconroy/I telefoni cellulari.
Gli italiani li amano incondizionatamente.
Scriveva qualche giorno fa Alberto Statera su La Repubblica che se sul tricolore della bandiera italiana venisse sovrapposto un Nokia o un Motorola di ultima generazione si coglierebbe appieno lo spirito nazionale.

Il nostro è un amore selvaggio e trasversale: lo teniamo acceso più di tutti (anche di notte, non si sa mai), siamo di solito contenti di ricevere telefonate, vi parliamo in media più a lungo delle medie degli altri paesi. Non solo. Molti ne hanno più d’uno, con diverse destinazioni d’uso: uno per la famiglia, uno per lavoro (al massimo si spegne il secondo). La stragrande maggioranza degli studenti lo porta a scuola: durante i compiti in classe, causa intenso uso di bluetooth e sms, i banchi vibrano come tarantolati e ci sono più onde magnetiche che in una centrale elettrica in piena attività.

[Un discorso a parte meriterebbero gli sms. Un adagio diffuso recita preoccupato: i messaggi testuali, con tutte quelle abbreviazioni fatte di “x” e “k”, stanno rovinando la purezza della lingua italiana. Eppure, e riprendo una suggestione di Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca, ascoltato lo scorso sabato ad un convegno a Roma, basterebbe che ci fosse piena coscienza della differenza. Tra scrittura abbreviata e le parole con giusto spelling. Perchè a quel punto, avendo necessità di economie di spazio, le abbreviazioni sono uno strumento comunicativo, non un delitto di lesa maestà. Basti pensare che i copisti mediavali, avendo necessità di risparmiare tempo e costosissima pergamena (costosa quanto gli sms?), ne facevano ampio uso. Le liste sono lunghissime: “kma” stava per “karissima”, “euem” per “eventum”, ecc.]

Tornando al cellulare, i dati non mentono. Siamo la nazione al mondo con il più alto indice di penetrazione di telefonini: oltre 69 milioni di utenze su una popolazione di 55 milioni di abitanti.
È un primato di cui vantarsi? Dipende.

Secondo una ricerca inglese, recentemente segnalata da Il Corriere Salute, chi lo usa troppo manifesta sintomi simili a chi è dipendente da alcol o fumo: eccessivo interesse per l’oggetto (che si gira e rigira in mano, dando ogni tanto fugaci e colpevoli occhiate al display – come se fosse possibile non sentire le tonitruanti suonerie polifoniche), paura di perderlo, pietosi tentativi di nasconderne l’uso esagerato, irritabilità e nervosismo quando, per qualche motivo, dobbiamo abbandonarlo.

Abbandonandolo, infatti, ci sentiamo abbandonati. Perché il telefonino non è semplice tecnologia.
È il nostro capitale sociale, a portata di mano. È il rampino satellitare che ci permette di agganciare chi vogliamo, quando vogliamo e da dove vogliamo.

Talvolta in barba a tariffe e pagamenti.
È il caso del famoso “squillino”, ancora molto diffuso tra adolescenti e non solo.
Io ti penso, e ti faccio uno squillo. Uno solo.
Se anche tu mi pensi, ricambi.
Alla fine ci siamo detti una cosa che è evidentemente importante per noi.
Che stiamo pensando l’uno all’altro. E senza spendere un euro.

Secondo Barbara Scifo, ricercatrice che da tempo studia (ottimamente) gli usi sociali dei telefoni cellulari, il fenomeno dello “squillino” non è presente tra i giovani di altre nazionalità.
Puro made in Italy.
Viene il dubbio scherzoso che sia questo il vero motivo dei problemi di Telecom.

(una versione ridotta di questo articolo è uscita su il Firenze. La (bella) foto è invece di Andrew Conroy, adc2)

[tags]telefonini, cellulari, italia, squillino, squillini[/tags]


  • “Mà, chiama che non c’ho soldi!”
  • Bzaar Camp e un trilione di squillini
  • Barbara Scifo e l’ultimo squillino
  • Squillini di ritorno

  • 28 Commenti al post “Fenomenologia dello “squillino””

    1. BLOBER - rObe di Ober
      ottobre 4th, 2006 13:07
      1

      [IMG ]La faccio breve: pare che già nel medioevo usassero le abbreviazioni. E non tra gli adolescenti: tra i copisti. Il bello è che lo dice uno dell’Accedemia della Crusca, cioè più o meno l’ultimo da cui ti aspetti una difesa d’uficio del popolo degli sms. Insomma, ancora una volta non abbiamo inventato nulla. A questo punto non resta che capire chi ringraziare per l’happy hour …

    2. Wittgenstein
      settembre 25th, 2006 18:50
      2

      Lo squillìno Del capire i giovani, e la telefonia Webgol [*]

    3. scelta infinita
      settembre 25th, 2006 13:48
      3

      Di notte, adesso, lo tengo acceso. Lo squillo, come prima, non lo sopporto. Mi resta sempre il dubbio che fosse una telefonata persa. Il costo – degli sms – continua a sembrarmi eccessivo. Se ne parla, fenomenologicamente, qui. Mi fa piacere che gli studi di Barbara Scifo siano approdati alla dignità di postblog. L’ho incontrata due o tre anni fa in università. E ancora la ricordo come persona informata dei fatti.

    4. Ludik - il weblog di luca di ciaccio
      settembre 25th, 2006 07:05
      4

      L’ultima telefonata [IMG lomography.com]Avviluppato ai fili del telefono, anche quando la maggiorparte dei telefoni hanno smesso da un pezzo di avere dei fili, il paese continua a infilarsi negli scandali, a setacciare milioni di parole, a spiare con orecchie sempre più grandi che portano chissà dove, ma senza turbarsene

    5. Davide
      settembre 20th, 2006 09:53
      5

      Caro Antonio, mi permetto di entrare nella questione perchè da studioso di questa roba mi sento chiamato in causa :-)
      1. Statera in quell’articolo – che non ho letto – evidentemente voleva fare un’iperbole, anche perchè l’affermazione rivela una scarsa conoscenza delle abitudini degli adolescenti italiani, altrimenti avrebbe benissimo potuto dire che si sarebbe potuto mettere sulla bandiera italiana il logo di qualsiasi servizio di IM, dato che l’uso che gli adolescenti fanno di questo servizio con tassi alla stregua degli squillini, messagini, bluetooth, …
      2.Telefonino come dipendenza? Facciamo attenzione. Da sempre la diffusione delle tecnologie della comunicazione nella società è stata descritta usando la metafora della dipendenza: il fumetto negli USA anni 50, i presunti pericoli della TV a colori nell’italia degli anni 70, la dipendenza da computer negli anni 80, la dipendenza da internet negli anni 90, ecc. ecc. Il problema del parlare della dipendenza da media in realtà nasconde due questioni. La prima è ci sia una condotta univoca che regola il comportamento sociale (il modo “equilibrato” di usare il cellulare); la seconda è che qualcuno da qualche parte si assuma la responsabilità di giudicare la condotta migliore per usare una tecnologia. Come noterai questi discorsi portano con sè un controllo micropolitico del potere (ed ho fatto cosi la citazione Foucaultiana):-)
      3.Vantarsi dei tassi di diffusione del cellulare: non “dipende”, la risposta è “certo”! Perchè – poniamo – tutti siamo d’accordo con la Svezia quando si vanta dei tassi di diffusione dei quotidiani, quindi nessuno vieta che l’Italia si vanti dei tassi di diffusione dei cellulari. Anzi mentre il quotidiano è un prodotto industriale perchè il contenuto è sviluppato in maniera industriale, il telefonino no, perchè il contenuto è user generated, cioè è “riempito” dai contatti sociali della persona. E così ho pure “dimostrato” che il cellulare è uno strumento web 2.0 ;-)
      Scusa il lungo commento, ma sono troppo interessato alla questione per non approfondirla con una capoccia come la tua ;-)

    6. Antonio Sofi
      settembre 20th, 2006 10:56
      6

      Grazie, Davide, il mio “taglio”, come hai letto, era “leggero”, su un argomento che anche a me interessa moltissimo.
      La citazione della ricerca inglese (che non conosco nei dettagli) era la “ricerca” di un controcanto per sottolineare meglio gli usi sociali. Ovviamente condivido il tuo “certo!” e le tue riflessioni sulle possibili antipatiche derive “politiche” di una accezione “sintomatica” dell’uso delle nuove tecnologie. Mai stato apocalittico, per carità: preferisco pensarmi un “culturalista”. :)
      Macchè scusa, grazie a te – se qualcuno mi chiederà in futuro perchè scrivi sul blog invece che solo sulla carta gli mostrerò questo post. E’ (quasi) lo stesso articolo, ma qui ho avuto il privilegio di ricevere un commento come il tuo: vuoi mettere? :)

    7. Smeerch
      settembre 20th, 2006 13:15
      7

      Bell’articolo. Interessante commento. Complimenti.

    8. Tittyna
      settembre 20th, 2006 18:09
      8

      Sempre molto interessante questo argomento, non c’è dubbio. Intervengo a proposito degli sms, che come giustamente è sottolineato nel post, sono sempre, e secondo me a torto, demonizzati.
      Tema scrittura: è vero, il linguaggio utilizzato da molti è il “rito abbreviato”, ma si tratta di una scelta soggettiva, e comunque nessuno accusò la stenografia di lesà maestà. Eppure essa rese praticabili resoconti che, diversamente, sarebbe stato impossibile riprodurre, tipo dialoghi o discorsi in presa diretta. E lo affermo io, che scrivo sms con tanto di punti, virgole e spazi vuoti seguenti. :)
      Secondo tema: la telefonata, per chi tiene il cellulare sempre acceso, può essere molto invasiva e inopportuna. Un sms ti lascia facltà di decidere se e quando leggere, evitando spiacevoli situazioni.
      Terzo: i costi. Con un sms puoi dire solo ed esclusivamente l’essenziale, senza perderti in chiacchiere inutili e spendendo il minimo. Una telefonata può iniziare con lo scambio di utili informazioni per poi perdersi nei meandri di mille altre inutilità. Noi donne ne sappiamo qualcosa.
      In conclusione trovo gli sms uno degli usi migliori che si possano fare del cellulare.
      Complimenti a tutti, relatore e commentatori.

    9. Antonio Sofi
      settembre 20th, 2006 19:32
      9

      Smeerch, grazie.

      Tittyna, la stenografia non è male, ma è sempre “tecnologia” (lo scrivo apposta tra virgolette) finalizzata ad un preciso uso; i copisti medievali, al contrario, sono perfetti perchè la loro era una scelta consapevole (o vogliamo dire che i copisti non sapevano la lingua?) in condizioni di necessità di economie di spazio e di denaro (negli sms: il limite di caratteri e il costo del singolo messaggio). In questo senso il vero discrimine è la consapevolezza: di star scrivendo con uno spelling non corretto.

      In più, se vogliamo, per gli sms, c’è il fattore velocità: un terzo risparmio, dopo quello di spazio e di soldi. Un risparmio di tempo. Scrivere tvtb è molto più veloce che scrivere “ti voglio tanto bene” per esteso, ovviamente.

      Quest’ultima questione (quella della velocità e del tempo) mi porta a due domande, che vi giro.

      Una: scrivere tvtb invece che “ti voglio tanto bene” è anche più facile “emotivamente”?

      Due: se non vi fossero più limiti di caratteri a costo invariato, il linguaggio usato tornerebbe in modalità estesa?

      Basta così, vah :)

    10. Tittyna
      settembre 20th, 2006 20:22
      10

      Domanda uno: forse si, perché credo che doni alla parola qualcosa di fanciullesco, come se si trattasse di un sentimento ancora acerbo, non propriamente definito e assimilato. In realtà parlo di cose che non so, poiché preferisco scrivere ti voglio bene per esteso e, nei casi di affetto spropositato, ti amo, come sa bene la comune amica Manila (non finisco mai un messaggio per lei senza un ti amo) :)
      Domanda due: forse no, perché il fattore tempo di scrittura non lo avevo considerato (grazie per averlo sottolineato), e quindi probabilmente la contrazione delle parole resterebbe.
      Ma che basta, ancora, ancora :))

    11. ninna_r
      settembre 20th, 2006 22:09
      11

      E io che mi sento libera solo quando lo abbandono…
      E’ una tortura…se per 10 minuti non si è rintracciabili inizia il caos…
      Eppure 10 anni si campva tranquillamente senza di loro…

    12. enrico
      settembre 21st, 2006 10:15
      12

      parlerei di capitale relazionale piu che di capitale sociale, anche se la relazione in se, quanto più estesa finisce per rappresentare un capitale sociale importante, ma in quanto relazionale appunto: esclude forse la questione della riconoscibilità sociale. oppure quanto più si è cercati tanto più disponiamo, e mostriamo, capitale sociale? riconoscibilità?
      scinderei tra mostrarsi al mondo e sentire il mondo: una forma di affermazione la prima, un bisogno intimo, segno forse di insicurezza adolescenziale, la seconda.
      quanto a me, permettimi anto’, ho la sensazione che nulla sia necessario, che solo volendo ci si possa liberare, lasciarlo squillare, a lungo come in C’era una volta in America, anche se li poi qualcuno risponde. oppure semplicemente lasciarlo spento, o ancora arrivare a casa e spegnere tutto, la sera.

    13. Antonio Sofi
      settembre 21st, 2006 11:40
      13

      Capitale relazionale convince anche me.
      C’è tutto un filone di ricerca (un po’ troppo apocalittico per i miei gusti, ma tant’è) che si concentra sull’aspetto del “controllo” (implicito o esplicito) derivante dalla sola presenza delle tecnologie mobili: i risvolti negativi della rintracciabilità in movimento.

    14. Rinaldo Sidoli
      settembre 21st, 2006 12:47
      14

      Il fenome dello squillo sarebbe carino se si tenesse conto del rispetto altrui; purtroppo in Italia il cellulare oltre ad essere un feticcio è diventato strumento per essere maleducati.

    15. stefano donno
      settembre 21st, 2006 14:55
      15

      Gli spunti di riflessione nell’articolo sono davvero innumerevoli, e davvero molto interessante complimenti! Detto questo tutto quello che il cellulare, l’universo spettacolare creatovi attorno, la stessa prassi fenomenologica (dagli squilli, alle suonerie in vendita pubblcizzate sulle emittenti nazionali, agli sms) attestano una supersindrome da Taglia Erbe … il mito dell’interconnessione globale … e squilleranno all’unisono tutti i telefoni del mondo… il cellulare è l’autentico akt unn sein dell’homo technologicus … forse ho esagerato … ma è una mia estemporanea riflessione… grazie comunque per averla sollecitata

    16. Antonio Sofi
      settembre 22nd, 2006 14:07
      16

      Già, Rinaldo…
      Stefano, grazie. La creatività degli usi sociali delle tecnologie va sempre al di là del previsto e del prevedibile

    17. alessandro
      settembre 25th, 2006 13:31
      17

      Gli squilli non li pratico ma… gli sms ormai, sono senz’altro “incontournables” e personalmente da tempo li ho inseriti nella normale prassi di comunicazione commerciale con svariati clienti stranieri (per via dei costi e dell’essenzialità)… per quanto riguarda le abbreviazioni invece: in italiano non sono neppure così necessarie ma, provate a scrivere un sms in francese e ne apprezzerete immediatamente il valore. Aggiungerei inoltre che, il fatto di poter vedere (quasi sempre) chi chiama (o riconoscerne la melodia abbinata) e decidere di NON rispondere è una funzione non solo utile ma “sottilmente” piacevole… La questione foto col cellulare poi, richiederebbe un capitolo a parte e propone a mio avviso la vera novità dirompente nell’utilizzo dell’oggetto…

    18. Liber
      settembre 25th, 2006 18:17
      18

      In realtà il fenomeno dello squillino pare esistere anche in altri paesi. Ad esempio quest’estate ho passato alcune settimane in Francia e i giovani (ma soprattutto le giovani) parigini facevano largo uso di questa tecnica. Là lo squillo si chiama “bip”, e si è formato anche un verbo ad hoc: “bipper”, ‘squillare’ o ‘fare gli squillini’. E’ un fenomeno molto interessante, comunque, come del resto gli altri spunti del post. Un saluto, Liber.

    19. Antonio Sofi
      settembre 25th, 2006 20:08
      19

      alessandro, credo di capire cosa intendi con le abbreviazioni in francese!
      Liber: ho letto anche io di altre segnalazioni dello squillino in altri paesi. La (vasta peraltro) letteratura scientifica sull’argomento non lo riporta, ma si sa, le carta è, ahimè, più lenta della diffusione di certe pratiche sociali. Provo, in questi giorni, ad informarmi un po’ meglio, anche grazie a chi è più esperto di me…

    20. Webgol » Blog Archive » “Mà, chiama che non c’ho soldi!”
      settembre 25th, 2006 21:01
      20

      […] [Intanto che metto a punto – con la mia proverbiale lentezza – ulteriori approfondimenti e sorprese sul tema dello squillino, ricevo e pubblico con piacere il punto di vista di Diletta Parlangeli, che forte dello scarto generazionale con molti di noi, ne dà, da vera user, una lettura un po’ più articolata (e divertente) di quella proposta da me qualche giorno fa. as] […]

    21. chiara
      settembre 25th, 2006 22:28
      21

      A proposito di “lo teniamo acceso più di tutti (anche di notte, non si sa mai)”: io contribuisco senzaltro a alzare la media… il mio sta acceso SEMPRE la notte. Ma la verità è che sono talmente poco “telefoninodipendente”, e talmente poco appassionata a tale oggetto, che proprio mi dimentico di spegnerlo. Ehm :)

    22. Massimiliano
      settembre 26th, 2006 15:35
      22

      Ciao a tutti,
      L’articolo è molto interessante, sto raccogliendo materiale proprio per scrivere una tesi su questi argomenti. Mi sapete dire dove posso trovare questa ricerca inglese citata dal Corriere Salute,
      o almeno il link del Corriere dove ne parla? Grazie..

    23. MondoBlog » Blog » Italia chiama Web - Num 2
      settembre 26th, 2006 15:50
      23

      […] Fenomenologia dello “squillino” […]

    24. Noantri
      settembre 27th, 2006 11:57
      24

      Mi sento sano.
      Ho lo stesso telefonino da 5 anni. Fa SOLO telefonate e cade a pezzi. Sto pensando di cambiarlo e ho già individuato su cosa indirizzarmi: un meraviglioso NOKIA che non sa neanche cosa sia uno schermo a colori. Costa 59 euro e sono felicissimo così.
      [Ste]

    25. Webgol » Blog Archive » Bzaar Camp e un trilione di squillini
      settembre 29th, 2006 17:18
      25

      […] Ho pensato, giusto per cambiare argomento, e considerato anche il fatto che la giornata è organizzata in conversazioni più o meno spontanee, di parlare di, pensa te, di squillini – al cui tema in questi giorni questo blogghino sembra dedicato. Lo riprenderemo presto, il tempo di approfondire alcuni aspetti che sono emersi proprio dai commenti (per esempio che il fenomeno dello squillino pare essere presente anche tra i giovani di altre nazioni europee: spagna, polonia, francia ecc. – probabilmente per osmosi dall’Italia). […]

    26. Webgol » Blog Archive » Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini
      ottobre 3rd, 2006 09:29
      26

      […] L’articolo pubblicato sul web ha dimostrato di avere capacità vitali (dinamiche e diffusive) nettamente superiori a quelle dell’articolo pubblicato su carta. Quest’ultimo infatti ha avuto vita breve (un giorno), nessun feedback pubblico e una diffusione limitata da tiratura e territorio. Il giorno dopo, come da ormai trito adagio giornalistico, era già buono per incartarci il pesce. Al contrario, leggermente ritoccato e ampliato, e pubblicato sul web, ha goduto di una vita più lunga e una diffusione progressiva (anche se non lineare), senza peraltro alcuna spinta o strategia “push”. Il post ha raggiunto (la prova “pubblica” sono i link) ambienti e lettori diversi, emergendo grazie alla sua sola capacità di attrarre interesse. In una sola settimana è passato di blog in blog, approdato ad un aggregatore di un portale, giunto, grazie al tenutario di un “hub” molto seguito, ad un media generalista come Rai Radio 2. […]

    27. Suonare il clacson è arte comunicativa! « DI TUTTO UN PO’
      dicembre 17th, 2007 14:44
      27

      […] Anche suonare il clacson può essere un modo come un altro per comunicare qualcosa a qualcuno. Un po’ come gli squillini al cellulare. […]

    28. L’ultima telefonata | Ludik
      luglio 17th, 2011 12:34
      28

      […] ai fili del telefono, anche quando la maggiorparte dei telefoni hanno smesso da un pezzo di avere dei fili, il paese […]

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