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Post scritti nel settembre, 2006

29/09/2006

Bzaar Camp e un trilione di squillini

di Antonio Sofi, alle 17:17

BzaarCamp MilanoDomani partirò alle prime albe per salire nella fredda terra lombarda, in quel di Milano, per il BzaarCamp, organizzato da quel sedicente geek globetrotter di Riccardo Cambiassi (sedicente è per globetrotter, millanta di aver fatto in un anno 742km al giorno, tzè).

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25/09/2006

“Mà, chiama che non c’ho soldi!”

di Diletta Parlangeli, alle 21:01

[Intanto che metto a punto – con la mia proverbiale lentezza – ulteriori approfondimenti e sorprese sul tema dello squillino, ricevo e pubblico con piacere il punto di vista di Diletta Parlangeli, che forte dello scarto generazionale con molti di noi, ne dà, da vera user, una lettura un po’ più articolata (e divertente) di quella proposta da me qualche giorno fa. as]

phoning di Lokomev http://www.flickr.com/photos/lomokev/Prendere su il telefono, sentire dall’altra parte solo un breve “tuuu” e poi riattaccare. Senza aspettare che l’altro risponda, e senza volergliene dare il tempo. Gli squillini, insomma.
Inutili? Tutt’altro.

Un solo squillo.
Ergo, dovrebbe esser semplice da interpretare.
Invece lo squillino è polisemantico, e nasconde decine di significati. Alcuni da interpretare con spontaneità e naturalezza. Altri invece da concordare a tempo debito.

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20/09/2006

Fenomenologia dello “squillino”

di Antonio Sofi, alle 09:21

absent, photo by Andrew Conroy http://www.flickr.com/photos/andrewconroy/I telefoni cellulari.
Gli italiani li amano incondizionatamente.
Scriveva qualche giorno fa Alberto Statera su La Repubblica che se sul tricolore della bandiera italiana venisse sovrapposto un Nokia o un Motorola di ultima generazione si coglierebbe appieno lo spirito nazionale.

Il nostro è un amore selvaggio e trasversale: lo teniamo acceso più di tutti (anche di notte, non si sa mai), siamo di solito contenti di ricevere telefonate, vi parliamo in media più a lungo delle medie degli altri paesi. Non solo. Molti ne hanno più d’uno, con diverse destinazioni d’uso: uno per la famiglia, uno per lavoro (al massimo si spegne il secondo). La stragrande maggioranza degli studenti lo porta a scuola: durante i compiti in classe, causa intenso uso di bluetooth e sms, i banchi vibrano come tarantolati e ci sono più onde magnetiche che in una centrale elettrica in piena attività.

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11/09/2006

Web Docet, podcast su scuola e nuove tecnologie

di Antonio Sofi, alle 22:35

EdupodcastOggi inizia la scuola in molte regioni italiane. E, inizio per inizio, segnalo anche la nascita di un nuovo podcast da me curato, proprio, toh che coincidenza, sulla scuola.

Si chiama Web Docet, ed è appunto un podcast di rassegna stampa e web su scuola, università, formazione e nuove tecnologie. E’ pubblicato da Edupodcast, brand-new blog di podcast inaugurato da alcuni giorni dallo storico Garamond, che chi bazzica (più o meno) nella formazione conosce bene (e che ha da poco rinnovato sito e servizi, con bel piglio e idee).
La rubrica è settimanale e dura (più o meno) trenta minuti.

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06/09/2006

L’Italia vista dal pendolare

di Antonio Sofi, alle 19:42

where's my feetCome l’attento Cips, segnalo anche io il godurioso racconto di Tim Parks sull’italia pendolare e pendolante che viaggia sui treni, pubblicato sull’ultimo numero de Internazionale.

[Cips, peraltro, fa anche un’altra domanda da un milione di euro, in un post precedente. Segnalando la bella inchiesta di Fabrizio Gatti, sul lavoro – se si può chiamar tale, e non si può – nei campi pugliesi, annota a margine “le inchieste ormai le fanno solo i giornalisti freelance”.

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04/09/2006

Genius loci (Firenze e Roma)

di Antonio Sofi, alle 22:20

Firenze
Per i non fiorentini (come me) che però (come me) ancora stupiscono di alcune fiorentinissime bizze, un mirabile pezzo di Giovanna (al secolo blog: visscontessa) uscito qualche giorno fa sul quotidiano Il Firenze, da poco sulle strade del capoluogo toscano. Ne riporto l’inizio e la fine.

Se le caratteristiche di ogni popolo sono spesso determinate dall’atteggiamento del medesimo assunto nel corso del suo difficile percorso nella storia, la caratteristica dei fiorentini è proprio quella di aver attraversato la storia senza essersi mai trovati in grosse difficoltà. Sarà per questo che i fiorentini, solo marginalmente sfiorati dalle sventure toccate ad altre civiltà, hanno potuto sviluppare quel senso dell’umorismo che sempre in bilico tra la sfrontatezza e l’irriverenza, viene facilmente scambiato per cinismo.

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