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29/08/2006

Quinta di Copertina e il giornale che non vuole morire

di Antonio Sofi, alle 16:02

Quinta di copertina, rassegna stampa quotidiana sui nuovi media
Quinta di copertina, rassegna stampa quotidiana sui nuovi media
Dopo la pausa delle vacanze estive, torna Quinta di Copertina, rassegna stampa tecnologica che da ormai 85 puntate curo su Apogeonline.com.
Un po’ di migliorie tecniche, e qualche novità man mano che riprendiamo il ritmo di sempre.

La notizia di “apertura” di oggi è un articolo che ho trovato su Italia Oggi, e che riprende l’ormai annosissimo dibattito sulla fine dei giornali di carta, con alcuni dati in fondo confortanti. Il povero (per modo di dire) Philip Meyer, autore del fortunato “The Vanishing Newspaper, al di là del (bel) libro, viene sempre citato per la previsione che nel 2047 i quotidiani cartacei scompariranno (ecco il caso di un cortocircuito non virtuoso tra chi è sempre e comunque affamato di date e predizioni di esperti, e chi butta la palla così avanti negli anni che, beh, se poi non succede sarà stata colpa delle “n” cose che sono successe nel frattempo). Il punto è, forse, non se e cosa scomparirà, ma come si riequilibreranno le forze in campo, specie con l’avvento (e la crescita) dell’informazione on line.

Il dibattito è riemerso recentemente, dopo una storia di copertina del settimanale “The Economist”. Tra chi ha commentato in Italia (e il solito Carlo Felice Dalla Pasqua fornisce un esaustivo repertorio di link), segnalo Luca De Biase, che sul suo blog argomento lucidamente. Segnalo solo il primo punto, condivisibilissimo:

1. Il giornale non è la sua carta.
La carta è un medium e non coincide col concetto di giornale. La carta ha la sua dinamica, i suoi costi e i suoi vantaggi. Finirà, forse, ma il giornale non finirà necessariamente con lei. Il giornale non è la sua carta: è la redazione, la testata, il rapporto che ha costruito con il suo pubblico, la sua visione, la sua interpretazione dei fatti, la sua competenza. E il giornale non è neppure il suo editore.

Se proprio bisogna difendere qualcosa, difendiamo l’informazione (libera, competente, aperta, disponibile, verificabile).

[tags]Quinta di Copertina, Apogeonline, Podcast, Giornalismo On Line, Quotidiani, Luca De Biase, The Economist[/tags]


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  • 3 Commenti al post “Quinta di Copertina e il giornale che non vuole morire”

    1. samuele
      agosto 30th, 2006 23:34
      1

      magari mi sbaglio, ma io la metterei così.
      tutti, con un po’ di impegno, siamo capaci di dare il bianco in casa, oppure di aggiustare una lavatrice (ecco, magari questo è più difficile..).
      nonostante questo spesso chiamiamo qualcuno che lo faccia per noi. così ottimizziamo il tempo a nostra disposizione, occupandoci solo di quello di cui siamo più esperti (il nostro lavoro).
      con internet, tv, radio, tutti noi possiamo raccogliere gran parte delle informazioni che ci servono giorno per giorno. costa fatica e tempo però: allora compriamo i giornali. se ben fatto il quotidiano è in grado, tra le tante altre cose, di spiegarci brevemente ciò che di importante (valutazione soggettiva, ma per questo esistono tanti giornali) è successo il giorno prima (poi ci sono anche i commenti, le inchieste etc etc…).
      in alcuni casi è un lavoro che noi stessi faremo meglio, perché ognuno ha propri parametri di giudizio, ma non abbiamo il tempo per farlo, allora deleghiamo. e ci fidiamo, talvolta, di giornalisti che presumibilmente sanno più cose di noi.
      il compito di organizzazione del sapere svolto dal giornale, quello non credo possa sparire. certo deve fare i conti con lettori sempre più esigenti. ma più aumenta la quantità di informazione, più aumenta il rumore. e più è indispensabile il lavoro di chi tenta di mettere ordine nella massa di notizie che ci piovono addosso. i giornali oggi lo fanno meglio di altri (a mio parere) ma certo non è obbligatoria la carta per questo.

    2. Antonio Sofi
      agosto 31st, 2006 12:35
      2

      Sfondi una porta aperta con me, su questo punto. Dirò di più: non è per quanto mi riguarda in discussione il ruolo di mediatori della complessità che è sempre stato il senso primigenio del giornalismo. Il problema è che prima era un ruolo interpretato in semi-monopolio, e forse più facile. Ma ciò non significa che non debba o possa riprendersi compiutamente quel ruolo, mediando una complessità resa più complessa anche dalle nuove tecnologie. In un certo senso, oggi, quel ruolo, è addirittura più essenziale. grazie del commento.

    3. Alby
      settembre 12th, 2006 18:10
      3

      ciao volevo segnalarti questo community blog sul citizen journalism (si possono pubblicare articoli senza alcuna registrazione):
      http://www.Lamianotizia.com
      Facci un salto se ti va e magari pubblica pure qualche tuo post, tanto puoi anche linkare il tuo blog.
      A presto spero!

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