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25/08/2006

Rumizzeide. Al capolinea (grazie del passaggio).

di Antonella Sassone, alle 10:40

[Il tempo – ah! – ancora si fa pregare. Poco male. Ne approfitto per pubblicare, con grande piacere, un’altra riflessione di Antonella Sassone, che, proprio sul giornalismo di Rumiz (e sui suoi viaggi estivi, quello sugli appennini s’è appena concluso) sta completando un lavoro critico. Buona lettura. as]

Rumiz, appenniniEccomi. Sono arrivata anch’io al capolinea con Rumiz. Sono anch’io a Capo Sud.
Sulla cara Topolino sono partita, ho transitato e adesso sono arrivata! Dice il “maestro”:

“Sarà dura fare a meno di lei (la Nerina!). Ha trasformato le strade di casa in un’avventura, ha visto la neve e temperature irachene. Ha scoperto l’Italia pulita e senza voce.”

Nerina è stata una vera compagna di viaggio per Rumiz. E un po’ lo è stata anche per me. Il viaggio muta il rapporto del viaggiatore con il luogo e questo mutamento operato dal viaggio influenza la mentalità, la personalità del viaggiatore stesso. Nel mio caso sono stata una viaggiatrice-lettrice. Qualcosa è cambiata in me viaggiatrice con Rumiz e lettrice di Rumiz.La partenza, come in tutti i viaggi, ha preteso che mi predisponessi ad accogliere l’ignoto, l’ignoto dell’Appennino. Che mi staccassi da un luogo per creare un legame con un altro luogo, quello dell’Appennino appunto.

Il transito è un’esperienza qualitativamente diversa sia dalla partenza che dall’arrivo. E’ un’esperienza di “movimento”. Quando il transito lo si racconta, ovviamente, il movimento vero e proprio nello spazio manca. Il racconto di Rumiz però fissa dei punti di riferimento. Tappe per dare l’idea del movimento. E la narrazione stessa è ritmo, andatura, quindi movimento. Il racconto è viaggio e il viaggio è racconto.

Il movimento è uno spostamento attraverso confini, ma i confini sono stabiliti da coloro che li attraversano e solo i popoli che non hanno contatti sono popoli che di confini non hanno bisogno. L’Appennino è come un confine. Quello di Rumiz è una sorta di invito ad attraversarlo il confine che la spina dorsale d’Italia rappresenta. Uno spartiacque, non solo geografico, tra mondi diversi, quello dell’Adriatico e dello Jonio ad Est e quello del Tirreno ad Ovest.

Il viaggio, e l’attraversamento dei confini, non provocano un mutamento uguale per tutti. Ognuno ha atteggiamenti, immagini e predisposizioni già esistenti. Ma lo spirito di Rumiz, e quindi il suo “giornalismo viaggiante”, si imprimono sul viaggiatore-lettore. E’ il suo modo di far arrivare le idee, le impressioni, le percezioni raccolte durante il viaggio che mi hanno tenuta a bordo del “trabiccolo” insieme a lui. Il Rumiz viaggiatore si è “appropriato” dell’Appennino conoscendolo; ha colto la profondità dalla superficie delle cose: i significati.

Il transitare è una sorta di viaggio nel tempo, se non addirittura la sua negazione.
Così Rumiz, viaggiando nel tempo, ha percorso “strade perdute” ed è andato alla ricerca di radici e di inizi.
Lo spazio percorso è a marcia indietro nel tempo, un tempo a ritroso (i suoi viaggi sono un po’ tutti un percorso all’indietro). Il tragitto tortuoso (vietati i rettilinei perché alla fine nascondono un “imbroglio”) lo hanno portato alle origini delle storie di genti diverse.

Capo Sud, ovvero l’arrivo, è, come al solito, un pretesto di viaggio. Raggiungere il traguardo non è mai il vero scopo. Il viaggio è anche e soprattutto tutto ciò che ha comportato nelle due fasi precedenti all’arrivo, quindi durante la partenza e il transito. Tutti gli incontri, i compagni di viaggio, gli imprevisti, i sapori, i profumi, i colori, le sensazioni, le riflessioni, le conferme e le scoperte…

Ecco perché spostarsi, viaggiare ha un senso. E’ il gusto della differenza che porta a viaggiare, che permette e giustifica contatti che consentono di superare le differenze. Il viaggiatore torna a casa cambiato dal viaggio. Il ritorno a casa è accompagnato da un atteggiamento diverso nei confronti del luogo che abitiamo. Noi siamo il luogo da cui proveniamo, il luogo dove ci troviamo, il luogo dove siamo diretti. Siamo ciò che mangiamo, ciò che utilizziamo, ciò che indossiamo e ciò che guidiamo!

Il “Maestro” ci ha fatto posto sul suo trabiccolo. Grazie del passaggio.


  • Rumizzeide. Alla ricerca di strade perdute.
  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • Auguri
  • L’Italia sottosopra. L’emergenza della normalitĂ  (e viceversa).

  • Un commento al post “Rumizzeide. Al capolinea (grazie del passaggio).”

    1. patrizia martinelli
      gennaio 7th, 2007 11:31
      1

      Quanto sarei felice se pubblicassero un libro (manualetto) del viaggio in Appennino di Paolo Rumiz.
      Ma, forse esiste e me lo sono perso?
      Fatemi sapere. Bacioni :-))

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