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11/08/2006

Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio

di Enrico Bianda, alle 12:19

Rumiz, appenniniNon potevamo non seguire il viaggio estivo del maestro, su per l’Appenino, cuore segreto d’Italia. Parliamo di Paolo Rumiz, ovviamente. E’ da due anni che lo facciamo, c’è anche una categoria apposita, rumizzeide.
Il viaggio di questo agosto lo avevamo annunciato a suo tempo: ed in verità a oggi quel messaggio pareva più un segnale per sviare l’attenzione che altro. In parte ci avevamo preso, scrivemmo infatti

Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese […].

Difficile questa volta commentare, e anche seguire.
Eravamo abituati all’esotico, all’incontro con l’altro da noi, alle difficoltà del viaggio dovute all’avventura, alla lingua diversa e allo sguardo da condividere. Dall’epica quasi grandguignolesca del viaggio in bicicletta all’epica spirituale dell’incontro del viaggio verso Gerusalemme, di cui tanto scrivemmo lo scorso anno.

Adesso il Maestro ci spiazza, ci carica su una Topolino del ’56, e ci porta attraverso strade a rottadicollo tra boschi e dirupi, tra eremi e vallate calme, vecchie case di pietra e incontri con spavaldi viaggiatori. Ne ha già incontrati parecchi di amici di strada. Tra questi anche uno stralunato Vinicio Capossela fisarmonicista silvestre dagli umori notturni.

Spiazza si diceva, spiazza perché Rumiz viaggia e scrive tra le nostre case, guarda dietro le nostre mura, sopra i nostri tetti e attraverso le nostre finestre. E se fosse inverno insomma si scalderebbe del nostro fuoco. Non viaggia in un altro da noi, con un occhio vigile e stupefatto, ma viaggia dentro di noi scoprendo il selvaggio, il ribelle, l’incanto di una terra da retroguardia, dimenticata, silenziosa, animata da lupi e uomini che camminano lenti nell’erba alta.

Si fa scarrozzare da un mulo di ferro, si fa strombazzare da veloci turisti che per caso passano mentre lui si riposa, e lascia sbollire la Topolino. La nerina la chiamano. Contiene tutto, la storia d’Italia, le salite in bicicletta, i sogni infranti e gli incubi lasciati in pianura. Se li porta dietro e li ritroverà in fondo al viaggio. In questa estate di rimpianti, di un’Italia invecchiata e triste, viene voglia di correre in su, appena dietro lo svincolo, l’Appennino sta sempre accanto alla A1, volendo. E il maestro si porta dietro tutti noi, mi sa.

[tags]Paolo Rumiz, Appennini, Viaggi[/tags]


  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • L’Italia sottosopra. Il nuovo viaggio estivo di Rumiz.
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  • 3 Commenti al post “Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio”

    1. diletta
      agosto 11th, 2006 21:41
      1

      ma ho sognato quando credevo di aver letto che avrebbe seguito i luoghi di San Francesco?

    2. enrico
      agosto 14th, 2006 07:34
      2

      imbroglio, macchinazione: ma non eravamo tanto lontani dalla verità: “Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese”.
      Nonostante il falso movimento, eravamo li, sugli appennini ad aspettare. Discepoli temprati!

    3. vittorio
      agosto 28th, 2006 21:42
      3

      Questo diario di viaggio ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine e ti fa apprezzare sempre più il vivere lento al di fuori dei tracciati dei vacanzieri. Specie a me che nel 2000 sono andato da Treviso a Roma a piedi, per l’Anno Santo, attraversando luoghi e paesaggi stupendi e incantati. E ora dopo Gerusalemme e l’Italia tocca a Santiago di Compostela.
      Grazie Paolo. Vittorio

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