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Post scritti nel agosto, 2006

29/08/2006

Quinta di Copertina e il giornale che non vuole morire

di Antonio Sofi, alle 16:02

Quinta di copertina, rassegna stampa quotidiana sui nuovi media
Quinta di copertina, rassegna stampa quotidiana sui nuovi media
Dopo la pausa delle vacanze estive, torna Quinta di Copertina, rassegna stampa tecnologica che da ormai 85 puntate curo su Apogeonline.com.
Un po’ di migliorie tecniche, e qualche novitĂ  man mano che riprendiamo il ritmo di sempre.

La notizia di “apertura” di oggi è un articolo che ho trovato su Italia Oggi, e che riprende l’ormai annosissimo dibattito sulla fine dei giornali di carta, con alcuni dati in fondo confortanti. Il povero (per modo di dire) Philip Meyer, autore del fortunato “The Vanishing Newspaper, al di lĂ  del (bel) libro, viene sempre citato per la previsione che nel 2047 i quotidiani cartacei scompariranno (ecco il caso di un cortocircuito non virtuoso tra chi è sempre e comunque affamato di date e predizioni di esperti, e chi butta la palla così avanti negli anni che, beh, se poi non succede sarĂ  stata colpa delle “n” cose che sono successe nel frattempo). Il punto è, forse, non se e cosa scomparirĂ , ma come si riequilibreranno le forze in campo, specie con l’avvento (e la crescita) dell’informazione on line.

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29/08/2006

Il turista fotofago, e lo snobismo del viaggiatore

di Antonio Sofi, alle 12:40

Come a (simbolica, leggermente posticipata) chiusura del viaggio di Paolo Rumiz sull’Appennino, il Diario di Repubblica di oggi (è anche on line, in pdf, lo sapevate?) dedica tre intere pagine all’arte del viaggiare, con articoli di Francesco Merlo, Guido Viale, e l’antropologo Marc Augè.
Merlo, con prosa brillante, spiega la mutazione genetica del viaggio moderno, e collegandosi alle recenti vicende di San Gimignano e il numero chiuso di ingressi e dello spopolamento di Venezia, argomenta con acutezza come sia probabilmente inevitabile la “pompeizzazione” delle cittĂ  meta di turismo:

Del resto, cosa ammalia un turista se non una bella rovina? Persino le agenzie di viaggio e gli autisti di pullman hanno ormai capito che quel che rende bello il panorama non è la conservazione della sua architettura ma la sua rovina. […] E’ questa la forza-disgrazia del turismo: rendere eterna la rovina, mummificandola. Il turismo è la rovina oltre la rovina. E’ la rovina della rovina.

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25/08/2006

Rumizzeide. Al capolinea (grazie del passaggio).

di Antonella Sassone, alle 10:40

[Il tempo – ah! – ancora si fa pregare. Poco male. Ne approfitto per pubblicare, con grande piacere, un’altra riflessione di Antonella Sassone, che, proprio sul giornalismo di Rumiz (e sui suoi viaggi estivi, quello sugli appennini s’è appena concluso) sta completando un lavoro critico. Buona lettura. as]

Rumiz, appenniniEccomi. Sono arrivata anch’io al capolinea con Rumiz. Sono anch’io a Capo Sud.
Sulla cara Topolino sono partita, ho transitato e adesso sono arrivata! Dice il “maestro”:

“Sarà dura fare a meno di lei (la Nerina!). Ha trasformato le strade di casa in un’avventura, ha visto la neve e temperature irachene. Ha scoperto l’Italia pulita e senza voce.”

Nerina è stata una vera compagna di viaggio per Rumiz.

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16/08/2006

Rumizzeide. Alla ricerca di strade perdute.

di Antonella Sassone, alle 18:21

[Riceviamo e con piacere pubblichiamo un intervento di Antonella Sassone, che sta completando uno studio sul giornalismo viaggiante di Paolo Rumiz. Buona lettura. as]

Rumiz, appenniniPrima, come di solito, una sfogliata all’intero giornale. Se ci riesco. Se riesco cioè a tenere a bada per un po’ la mia curiosità. E se non ci riesco, allora, apro direttamente alla ricerca di quella pagina ormai familiare racchiusa tra quella dei giochi e la sezione dell’economia. Quella pagina che contiene un’altra puntata del viaggio di Rumiz sull’Appennino.

Leggo il titolo, il sommario, scorro i luoghi della tappa nel tondo che ne mostra la collocazione. Do un’occhiata alle foto. Poi basta. La lettura è un piacere che mi riservo per dopo. Dopo quando? Dopo aver letto qua e là qualche articolo del giornale, dopo aver consumato la mattinata, quindi magari anche nel pomeriggio.

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11/08/2006

Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio

di Enrico Bianda, alle 12:19

Rumiz, appenniniNon potevamo non seguire il viaggio estivo del maestro, su per l’Appenino, cuore segreto d’Italia. Parliamo di Paolo Rumiz, ovviamente. E’ da due anni che lo facciamo, c’è anche una categoria apposita, rumizzeide.
Il viaggio di questo agosto lo avevamo annunciato a suo tempo: ed in verità a oggi quel messaggio pareva più un segnale per sviare l’attenzione che altro. In parte ci avevamo preso, scrivemmo infatti

Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese […].

Difficile questa volta commentare, e anche seguire.
Eravamo abituati all’esotico, all’incontro con l’altro da noi, alle difficoltà del viaggio dovute all’avventura, alla lingua diversa e allo sguardo da condividere. Dall’epica quasi grandguignolesca del viaggio in bicicletta all’epica spirituale dell’incontro del viaggio verso Gerusalemme, di cui tanto scrivemmo lo scorso anno.

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09/08/2006

CortĂ zar, il jazz e la fisica quantistica

di Enrico Bianda, alle 12:32

Julio CortazarIl giro del giorno in ottanta mondi è un libro almanacco di Julio Cortazar. E’ stato appena pubblicato in italiano: un’attesa molto lunga. Pubblicato nel 1967, in Italiano ha dovuto aspettare 39 anni. Merito dunque alla piccola casa editrice ALET, agguerrita produttrice di libri oggetto interessanti, con alcune chicche imperdibili. Tra queste almeno Dispacci di Michael Herr e i due libri di Augusten Borroughs. Ho raccontato per una settimana Il giro del giorno in ottanta mondi alla radio (RTSI, Rete2), nei miei orari di nicchia (o meglio: di cuccia) con tre ospiti: Enrico Rava, Bruno Arpaia e Eleonora Mogavero. Nell’ordine jazzista famoso, ispanista e scrittore il secondo e grande traduttrice lei.

[…] Sono passati quasi 40 anni dalla sua pubblicazione, e [Il giro del giorno in ottanta mondi, ndr] è uno dei tre libri almanacchi di Julio CortĂ zar, scrittore e molto altro. Di se stesso scriveva: “Sono nato a Bruxelles nell’agosto del 1943. Segno zodiacale, Vergine, quindi astenico, con tendenze intellettuali….E dal 46 al 51, vita portegna, solitaria e indipendente; convinto di essere uno scapolo irriducibile, amico di poche persone, melomane, lettore a tempo pieno, innamorato del cinema, borghesuccio cieco nei confronti di tutto quanto accadeva oltre la sfera dell’estetica”

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08/08/2006

CortĂ zar, scrittore per scrittori

di Enrico Bianda, alle 12:16

Julio CortazarIl giro del giorno in ottanta mondi è un libro almanacco di Julio Cortazar. E’ stato appena pubblicato in italiano: un’attesa molto lunga. Pubblicato nel 1967, in Italiano ha dovuto aspettare 39 anni. Merito dunque alla piccola casa editrice ALET, agguerrita produttrice di libri oggetto interessanti, con alcune chicche imperdibili. Tra queste almeno Dispacci di Michael Herr e i due libri di Augusten Borroughs. Ho raccontato per una settimana Il giro del giorno in ottanta mondi alla radio (RTSI, Rete2), nei miei orari di nicchia (o meglio: di cuccia) con tre ospiti: Enrico Rava, Bruno Arpaia e Eleonora Mogavero. Nell’ordine jazzista famoso, ispanista e scrittore il secondo e grande traduttrice lei.

Non si resta fermi con Cortazar, con il grande Cronopio, non ci si ferma, gli spunti e le possibilitĂ  di apertura e fuga in avanti, e arresto e sguardo indietro non accennano a placarsi. Guardoleggo e penso, lui, il cronopio ha riempito le mie mattinate e Thelonious Monk sgambetta con le ditĂ  lunghe e sghembe sul pianoforte: Misterioso, Epistrophy, Bemsha Swing e altre stelle cadenti, come le chiamava Cortazar.

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