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27/07/2006

Cartoline da Gerusalemme

di Raffaele Palumbo, alle 17:30

Raffaele Palumbo è a Gerusalemme. E’ un nostro caro amico, giornalista di Popolare Network. Ci manda le sue corrispondenze, questa è la prima. (eb)

Tutti gli occhi del mondo, sono puntati su questa piccola parte di esso chiamata Medioriente.

Come se i destini del mondo stesso dipendessero da cosa accade qui, e forse è vero.
I giornalisti, i cameramen, i fotografi, sono dappertutto. I radiogiornali e i telegiornali di tutto il pianeta hanno il Medioriente in apertura ormai da settimane. Così come i siti internet che si occupano di news. Gli analisti si accapigliano durante talk show in tutte le lingue possibili e immaginabili. Qui a Gerusalemme capisci in quale parte di città sei a seconda del canale sintonizzato sulle mille televisioni che punteggiano le botteghe, gli uffici, le case. La rete 2 per gli israeliani, naturalmente l’onnipresente Al Jazeera per i palestinesi. E si fanno grandi analisi. Cosa farà adesso il Libano, che ruolo stanno giocando Siria e Iran, Al Quaeda sarà della partita, eccetera eccetera. Poi c’è il calcolo dei morti e dei feriti, dei razzi caduti e dei giorni di guerra. I libanesi hanno perso più di quattrocento vite, mentre gli israeliani cinquantuno, i razzi caduti sul nord di Israele sono stati ad oggi 1402 ed hanno fatto 19 morti e un migliaio di feriti. E così via di seguito. Fino ai caschi blu dell’Onu uccisi per errore, le proteste di Kofi Annan, le scuse di Olmert. Fino alla interminabile battaglia di Bint Jbel, roccaforte Hezbollah nel Libano meridionale, dove i fedelissimi di Nashrallah stanno dando del filo da torcere alla 13esima Brigata Golani.

Però, in tutto questo susseguirsi frenetico di notizie, manca qualcosa.
Paradossalmente sul grande palcoscenico mediatico, continua a mancare l’attore protagonista. La Palestina, i suoi cittadini, la sua occupazione. Ormai il re è nudo ed è a tutti chiaro che la vicenda dei soldati rapiti, da Gaza al Libano è solo e soltanto un pretesto. Nelle cancellerie internazionali, dopo il primo bombardamento di Beirut, arrivato dopo il rapimento di due soldati israeliani, qualcuno aveva parlato di reazione spropositata. In realtà, qui si sta giocando una partita grossa, un nuovo grande gioco mediorientale, teso a ridefinire confini e rapporti di forza nell’area, a prescindere dalla sorte dei soldati rapiti.

Però, in questo racconto, continua a mancare qualcosa. Ovvero il profondo disagio, la grande questione umanitaria, sanitaria, che sta pesantemente investendo le popolazioni palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Oltre alle normali, deprimenti condizioni di vita, derivanti dall’occupazione, ora sta accadendo qualcosa di ben peggiore. Questa crisi, questa guerra tra Israele e il Libano, ha nella questione palestinese la sua chiave di volta. E insieme, vede nei palestinesi il punto di maggior sofferenza. I controlli sono più stringenti, le violazioni ancora più sistematiche, il lavoro indispensabile delle ONG reso quasi impossibile. La striscia di Gaza è fatta oggetto di pesanti operazioni che causano decine di vittime al giorno. Al buio, perché i riflettori sono puntati altrove. Come al buio sono rimasti in Cisgiordania, dove è stata bombardata una centrale elettrica, con conseguenze immediate sulle forniture di acqua. L’acqua è un problema, l’energia elettrica è un problema, così come spostarsi, ammalarsi, lavorare. Ogni persona ha una storia – drammatica – da raccontare. Senza eccezioni.

In Cisgiordania abbiamo raccolto – tra le tante – la storia di un uomo finito in galera nel 1985. Si era appena sposato, la moglie incinta. La sentenza lo ha condannato a vent’anni. Non ha visto il figlio, se non due anni prima di uscire di galera, perché nella stessa galera è finito anche il figlio, ormai diciottenne. Così ha conosciuto suo padre. Scaduti i vent’anni il padre è uscito, nel 2005. Poco tempo dopo, finalmente, è uscito anche il figlio. Figlio unico. Poco tempo dopo, è stato ucciso. Una storia ordinaria, da queste parti. Ordinaria e insostenibile. Legata ad una quotidianità per ciascuno di noi inimmaginabile. Ma ora – e presumibilmente sarà così ancora a lungo – tutti gli occhi del mondo sono puntati su questa piccola parte di Medioriente che il confine tra il Libano e Israele. Senza sapere che i destini di tutto quanto accade qui continuano a ruotare intorno ad una parole, occupazione, e che senza fare i conti con questa, nulla cambiera.

(Gerusalemme, 27 luglio 2006)


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  • 3 Commenti al post “Cartoline da Gerusalemme”

    1. radiopalomar
      luglio 27th, 2006 17:20
      1

      direttore di Controradio, emittente fiorentina del gruppo Radio Popolare. Ho avuto il piacere di conoscerlo quasi un anno fa in un seminario sul giornalismo radiofonico a Firenze. Ora è sul campo di battaglia a fare il mestiere più bello del mondo. Questa è una delle sue corrispondenze pubblicate sul blog Webgol. Intensa. [IMG ] No Comments » | [IMG ] Giornalismo | [IMG ] Permalink [IMG ] Posted by radiopalomar

    2. diletta
      luglio 29th, 2006 22:22
      2

      Un saluto a Raffaele. E’ stato il mio Professore durante i laboratori di Scrittura all’ Università e mi ha insegnato molto. Non so se ho imparato a metterlo in pratica, ma ogni tanto le sue parole mi echeggiano nella testa. Ha lasciato il segno, sicuramente. Ed è una persona per la quale nutro molta stima.Ciao Raffaele, buon lavoro e buon viaggio.

    3. Alessandro
      maggio 21st, 2007 23:38
      3

      Eh si, Diletta ha proprio ragione. è stato anche un mio professore e devo dire che è, fino ad adesso, l’esperienza più importante di questi due anni di corso. Mi ha insegnato a mettere tutta la passione su carta (e non è da tutti) ed è stato un amico prima ancora di un insegnante.
      Buon lavoro Raffaele e grazie per il tuo splendido corso.
      Alessandro

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