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29/06/2006

Vuoi salvare? No.

di Santa Di Pierro, alle 11:22

foto di Strollers

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Tra me e lui c’è sempre stata la tecnologia di mezzo.
Ci siamo conosciuti tramite email, abbiamo socializzato grazie ai rispettivi computer, ci siamo organizzati grazie agli sms e ci siamo lasciati con l’instant messaging.
Il nostro primo incontro avvenne sul foglio bianco di una email condivisa con il resto della mailing list di quelli che sarebbero diventati, poi, i nostri amici. Nel reply o nel forward lui sembrava un disinibito sciupafemmine, uno di quelli che ti conquista con un link o con un jpg senza nemmeno il lume della candela.
Dopo numerose litigate pubbliche e virtuali, una sera ci trovammo casualmente sulla chat di un sito di frequentazione comune ad entrambe. Un repentino scambio di battute, un paio di invii e si scivolò verso la decisione di bere un bicchiere di vino per potersi conoscere davvero. Fu così che la nostra relazione cominciò.
Grazie alla tecnologia.
Vedi? mi dicevo – la tecnologia funziona anche laddove il caso non basta o non arriva. E funzionava anche per lui che timido, come ebbi modo di scoprire in seguito, usava la tastiera del computer così come io uso mascara e ombretto per tirarmi a lucido. Ognuno i propri metodi. Fu così che, dall’alto del suo tabernacolo bianco, la tecnologia ci unì.

Tra me e lui c’è sempre stata una finestra aperta sullo schermo dei nostri reciproci mondi, finanche quando si decise di vivere insieme. Sempre collegati l’uno all’altro grazie ai computer in wi-fi, il nostro rapporto sembrava sempre più un meraviglioso rapporto di convivenza a distanza. Presto capii che la sua timidezza trovava caldo rifugio tra le applicazioni più usate in rete: la chat, i personaggi di un videogioco online, la mailing list, i forum. E altrettanto presto capii che anche il mio alfabeto relazionale stava cambiando:
SMS = ”arrivo!”
TV = “una serata romantica”
CHAT= “ci vediamo dopo il lavoro?”
EMAIL= “ti allego il programma del cinema”
SATELLITARE= “vengo da te”.

Addio telefono (troppo pre-hightech), addio discussioni tête a tête, addio parole al vento che spesso si dimenticano: tra di noi era tutto rigorosamente scritto con una tastiera qwerty. O quasi.
Vuoi salvare? No.
Ma le cose non andavano bene, le onde elettromagnetiche stavano interferendo troppo nella nostra silenziosa relazione. “Parliamone”, gli chiesi più volte. Ma lui, lontano dall’immagine che mi ero fatta durante i nostri primi incontri in rete, sembrava intimidito e quasi scocciato dal confronto reale propostogli.

La nostra storia cominciò con una email e finì con una chattata sull’istant messaging: io, faccia allo schermo del mio computer e lui, alle mie spalle, col suo portatile, sul divano.
Available.

«Come stai?» io.
«Insomma», risponde lui.
«Sono giorni, forse mesi, che ti sento strano, ne vuoi parlare? »
«Si, sai è che io….»
Un’oretta di confessioni tra qualche mela alt, mela c e mela x, bastò per capire che la storia era finita. Non avevo il coraggio di girarmi, sentivo il ticchettio della tastiera che precedeva la frase scritta sullo schermo. Era ad un paio di metri da me eppure era già così lontano. Ma la tecnologia, si sa, è funzionale. E funzionò anche questa volta.

«Mi dispiace»
«Doveva andare così»
«Resteremo amici, vero?»
«Certo, amici di tastiera»
«OK» Invio.
«OK» Invio.

Click.
Esci.

Sei sicuro di voler chiudere l’applicazione?
Chiudi. Annulla.

Chiudi.


  • Che gli vuoi dire, a un La Russa così?
  • Da cosa vuoi farti impressionare / 3
  • Il monte degli anonimi
  • Karlo Marketing

  • 23 Commenti al post “Vuoi salvare? No.”

    1. Tambu
      giugno 29th, 2006 12:31
      1

      molto molto bello!!! :)

    2. diletta
      giugno 29th, 2006 19:34
      2

      E’ incredibile quanto le persone si nascondano, più o meno consciaemente, dietro la tastiera…Ho avuto un ‘esperienza affine: ci presentarono e poi, quasi per caso, lo rincontrai sul web. E fu affinità elettiva al 100%…ma era solo sulla rete, perchè lo schermo era un ottimo scudo per la timidezza, il mancato savoir-faire etc…
      capisco la delusione. Il brutto è che idealizzi così tanto certe caratteristiche dell’ altro da fare fatica a realizzare che non esistono nemmeno…
      Sono stata troppo naif… :)
      ma a questo punto taglio, ma non incollo.

    3. Santa
      giugno 29th, 2006 20:16
      3

      Questa è una nuova entusiasmante era per i timidi, Diletta! Ma non farsi delle aspettative è d’obbligo, sia on line sia off line.:)

    4. Giasone
      giugno 29th, 2006 21:31
      4

      Diversi sono gli aspetti sotto cui si puo guardare questa storia, realtà o finzione che sia, innanzi tutto che la tecnologia in questa era aiuti a sviluppare e coltivare i rapporti interpersonali è ormai una realta di fatto con cui bisogna convivere (ciò non significa che sia un male!). Altro aspetto fondamentale è che di sicuro come in ogni cosa gli eccessi non portano mai a qualcosa di buono, anzi… In ultimo, ma non per questo meno importante, non conta come, dove e quando dei rapporti nascono certo è che risultino essere sinceri, limpidi, senza doppi fini e che servano a farci crescere.

    5. tomas
      giugno 29th, 2006 21:52
      5

      Non credo di essere in grado di dare una risposta al tuo implicito quesito,a volte tutto questo vorticoso cambiare della tecnologia mi fa paura, perche non ho il tempo ( umano) di metabolizzare un cambiamento,che devo destrutturarlo per poter essere al passo con il successivo.
      non bisogna essere fuori dal proprio tempo di questo sono convinto,ma tuttavia non bisogna perdere di vista cio che siamo, esseri umani con tutte le umane esigenze, di cui spesso lòa tecnologia non tiene conto, perche fondalmentalmente sviluppata piu con la variabile del profitto che dell avvicinamento a quel mistero grandioso che è l uomo, tuttavia sono contento di trovarmi i mezzo a tutto cio, perche tutto questo nonostante tutto sviluppera nuove incredibili mappe psicologiche dell uomo nel suo ambiente, e magari qualche spiraglio nell suo inaccessibile mondo interiore in cui solo da meno di 100 anni ci siamo avventurati con molte titubanze dubbi e profonde paure, credo che la nostra generazione sia il vero ponte tra due mondi che stanno rapidamente cambiando, siamo i depositari della via di mezzo, conosciamo il suono di un vinile è di un mp3…. forse tra qualche anno sara cosi raro trovare un vinile che sara difficile avere questa consapevolezza questo sapere per confronto diretto sensitivo, questa è una perdita che mi spaventa…. un po di anticamera di angoscia la intravedo, nella proiezione di questa metafora nello schermo ormai solcato della sfera emotiva, spero che nessuno abbandoni mai il dubbio per tutto cio che ci propinano di nuovo, spero che sopravvivano in questo ambiente anaerobico i disertori delle novita, coloro che smontano provano sbagliano, sperimentano, e curiosi come bambini arrivano ad una verita che è il frutto genuino della mediazione, tra cio che ci plasma e cio che di noi riusciamo a plasmare.

    6. babyface
      giugno 30th, 2006 07:45
      6

      Watching your bright blue eyes
      In the freeze frame
      I’ve seen them so many times
      I feel like I must be your best friend
      You’re looking fine, so fine, oh my,
      Dressed up like a lovely day

      Babyface, Babyface
      Slow down child, let me untie your lace
      Babyface, babyface
      Cover girl with natural grace
      How could beauty be so kind
      To an ordinary guy?

      Coming home late at night
      To turn you on
      Checking out every frame
      I’ve got slow motion on my side
      Turning around and around
      With the sound and colour
      Under my control, go
      Round and around, going down
      Dressed up like a lovely day

      Babyface, Babyface
      Tin foil hair all tied up in lace
      Babyface, babyface
      Bitter sweet girl won’t you give me a taste
      How could beauty be so kind
      To an ordinary guy?

      Do do do…..etc.

      Babyface, Babyface, slow down child
      Let me untie your lace
      Babyface, Babyface
      Open that door
      Let me unpack my case
      Babyface, Babyface,
      You’re everywhere child
      You’re all over the place
      Babyface, babyface
      You’re coming to me from outerspace
      How could beauty be so kind
      To an ordinary guy?

    7. lycos
      giugno 30th, 2006 08:23
      7

      E venne l’immagine che soppiantò l’icona: prospettive, descrizioni somatiche, paesaggi, gesti e coni di luce, più si approfondiva il particolare, più le immagini diventavano caravaggiescamente delle fotografie e più l’uomo sviluppava il senso di proprietà e di proprietario assoluto, senza che nulla o nessuno possa sciogliere il suo legame con se stesso. L’immagine creò le illusioni e i confini e le forchette per non toccare più il cibo con le mani, qualcuno dice che l’uomo sia andato fuori dal proprio corpo, al contrario il corpo dell’uomo esplode, s’incigantisce, è sempre carne anche se non ha odore, è sempre carne anche se è fredda materia, è sempre carne anche se è materiale inerte. E vennero le illuminazioni al neon e poi i bit e soppiantarono le immagini per riscoprire gli archetipi e i simboli, e la bramosia di conoscenza e di possessione, la chiamano curiosità per non spaventarsi, si sposta verso le stelle e contemporaneamente nelle interiora animistiche dei corpi umani. L’uomo vuole privatizzare se stesso, la sua coscienza, la sua etica e la sua morale… invenzioni dell’idealismo e del materialismo, essenze profumate esterne all’uomo ma che vi trovano albergo. Lui le vuole possedere, quindi si trasforma in un anarca, elogia l’individualismo e la colletivizzazione forzata, s’inventa l’inconscio, amplifica dentro di se i nuovi territori da occupare, visto che ha colonizzato tutto il mondo esterno. L’uomo inizia a colonizzare contemporaneamente l’iperspazio e la sua psiche e per farlo riscopre la parola scritta e la ricarica di significati mentre diminuisce all’essenziale i suoi significanti. Nascono le emoticon, emozioni conservate in campi eletromagnetici: l’uomo si rappresenta nel suo intimo o psiche e sceglie di farlo come essere di luce, e trasla passioni ed esigenze corporali nell’immateria a tal punto da sancire l’immaterialità del suo corpo. E’ sentimento anche se non c’è contatto con la pelle, è sentimento anche se non senti la voce calda dire “ti amo” o “è finita”, è sentimento. La chiamiamo finzione o virtualità per non spaventarci, eppure è così umano…troppo umano…

    8. maltese
      luglio 1st, 2006 10:06
      8

      è capitato spesso di amare le immagini che uscivano fuori dalle parole di una chat e con qualche ragazza c’è stata anche una storia e un amore. e in questi casi non c’era timidezza, ma da entrambe le parti c’era la voglia di aggrapparsi ad una persona che ci eravamo immaginati dietro lo schermo. le parole in chat sono esplicite… è strano ci dovrebbero essere allusioni, lo scrivere è un continuo alludere (ed anche eludere), eppure la voglia di sfamarsi dell’altra persona è maggiorata dall’attesa e dalla curiosità di volerla conoscere. le mie sono considerazioni personali e tratte da tali esperienze.

    9. rasputin
      luglio 1st, 2006 10:14
      9

      vivevate insieme… corpo a corpo, eppure avete scelto un terzo corpo, lo stesso che vi ha uniti, per rompere la vostra unità… e adesso riutilizzi la stessa via per eleborare il lutto o gli strascichi di questa storia siliconata… una rielaborazione disseminata d’ironia la cui funzione non capisco se voglia ricomporre una frattura o sancirla…

    10. Santa
      luglio 1st, 2006 13:00
      10

      Lycos: certo, sono d’accordo con te, anche quello è sentimento, anzi, forse, l’immaterialità del contatto fra due persone è espressione del puro sentimento. Così come concordo sul carico di significati che ha assunto la parola scritta con l’evoluzione dei nuovi media a discapito dei significanti, scarnificati, ridotti all’essenziale. Molto bella la tua riflessione.Grazie.

    11. Santa
      luglio 1st, 2006 13:09
      11

      maltese: l’attesa e la curiosità sono i valori aggiunti di una storia che nasce sul web. Essi sono potenziati dal mezzo (la chat, le email o la rete) e non li considero affatto elementi negativi. Anzi. Finchè sono gesti consapevoli, fanno parte di un bel gioco a cui difficilmente ci si sottrae.

      Rasputin: la storia che ho scritto potrebbe essere stata inventata, o comunque “colorita” di ironia per p”esigenze narrative”. In ogni caso la scrittura è anche un modo per rielaborare i lutti, come dici tu ma in questo caso non ho fatto nulla per sancire o ricomporre fratture. Solo raccontare e riflettere. :)

    12. Xaris
      luglio 2nd, 2006 09:57
      12

      Un click per arginare solitudini in piena. Chiusi in una stanza in cerca di scorciatoie; troppo lacerante aprire la porta. Piccole fughe. Sollievo di parole che scivolano sotto le dita e si compongono su un monitor, già distanti dai nostri stessi pensieri. Convinti di aver detto, spiegato, chiarito, siamo sguardo autoreferenziale. Parliamo a noi stessi, il mondo, in fondo, resta fuori. Aprire la porta, rischiare. Oppure comporre su una tastiera rapporti scarnificati che si dileguano ben presto, come fumo, lasciandoci in eredità un’incompresa, diffusa insoddisfazione.

    13. Santa
      luglio 2nd, 2006 10:40
      13

      Xaris: in fondo, anche nella “realtà” incontriamo noi stessi negli altri.Parliamo agli altri come se stessimo parlando a noi stessi, ignorando la sua vera natura: esso rappresenta per noi il riempimento di “buchi” interiori e viceversa. Difficilmente parliamo all’altro accettandolo per la sua diversità.

      Parliamo all’altro sperando che ci consoli, che ci ami, che ci faccia sentire come noi vogliamo. Se fa qualcosa di dverso dalle aspettative non ci piace più. E lo spazio di un mezzo tecnologico aumenta gli equivoci, mantiene le distanze ma, come dici tu, argina solitudini in piena.

    14. moltitudini intelligenti » Vuoi salvare? No.
      luglio 3rd, 2006 16:28
      14

      […] continua a leggere su webgol. […]

    15. Gio
      luglio 4th, 2006 14:32
      15

      ….hai catturato una situazione che, in quest’era molti di noi hanno vissuto. Mi è piaciuto e mi sono immedesimata in quel familiare scambio frenetico di pensieri e immagini ti fa innamorare più del cosa/come vorrei che del come è….
      brava!!

    16. Flavio
      luglio 4th, 2006 14:32
      16

      molto bello e soprattutto molto vero !!
      nella nostra era troppo frenetica non c’è quasi + il tempo di fermarsi a parlare con le persone !!

    17. Santa
      luglio 4th, 2006 19:10
      17

      Giò: innamorarsi di come vorremmo che l’altro fosse invece che di come realmente è, è un problema che travalica i mezzi di comunicazione. In un mondo, poi,dove l’io è al centro dell’universo e tutto ruota in torna a te..Figuriamoci!! Cosa ruoti,poi, non è importante. L’importante è sentirsi al centro dell’universo. C’è un piccolo corto animato di Bozzetto che si chiama Io Io Io Io….e gli altri??

      Flavio: è vero in parte, forse parliamo di meno ma scriviamo molto di più!

    18. tremotino
      luglio 5th, 2006 22:41
      18

      i like mailing but i can’t now.
      uno squarcio eccitante nell’eccitante vita di sempre.questa è la mail..non so per le chats..provate poche volte..divertenti ma non affini…è bello scrivere mail..conoscersi così..parole su parole vere finte vuote piene..se tutto va bene poi dopo c’è sempre tempo per correggere confermare annullare..è una startegia di vita, può esserlo, per me l’ho è stata ho imparato tante cose e soprattutto ad ascoltare, più propriamente a leggere e riflettere..averne il tempo..su e giu per la pagina a scriverla riscriverla leggerla rileggerla cercando il senso possibile..uno dei tanti giusto o sbagliato..non importa..che fà? siamo sempre noi anche quando ci “nascondiamo” dietro i tasti..nulla di cui preoccuparsi..anzi finalmente viene fuori qualcosa di noi che non riuscivamo a mostrare…e questo è bello..perchè a volte si tratta di una delle nostre parti migliori…se lo vogliamo.

    19. Andrea
      luglio 6th, 2006 10:55
      19

      Ciao a Santa e a tutti gli altri.
      ho appena scoperto questo simpatico blog; complimenti, vi ho trovato molti post interessanti e scritti con intelligenza.

      La storia che hai vissuto, e che così bene hai
      trascritto, assomiglia alle esperienze avute da molte persone, e proprio per questo, anche se indirettamente, conosco il ‘problema’, e il tema mi ha toccato e spinto a riflettere ancora una volta.

      Sono state dette cose molto profonde, e ragionate, ma per quanto mi riguarda le domande che dobbiamo porci sulla tecnologia mista alle emozioni umane sono solamente due: primo, dobbiamo avere timore di lasciarci alle spalle le abitudini delle generazioni precedenti, siano esse il vinile, le lunghe passeggiate verso casa di un amico solo per dirgli: ‘stasera usciamo?’,eccetera eccetera…? E secondo, amici o amori che siano, non è forse un po’ presto – col metro dell’evoluzione umana si intende – per pensare che si possa amare una persona (amica/o o compogna/o) prescindendo
      dalla sua presenza, dal suo sguardo su di noi,
      dalla vista del suo sorriso, dai significanti da cui, ad esempio, l’occhio di un bambino che ancora non parla riceve e apprende l’amore, la comprensione, l’intero spettro delle emozioni della nostra specie?

      Alla prima domanda, forse a causa della mia giovane età, mi sento di rispondere con un deciso no. Ad esempio, mio Zio ha la sua collezzione di vinili, e io ho la mia raccolta di mp3. Al liceo andavo a scuola ogni giorno con un CD diverso da prestare a un amico, e a adesso gli do un slot su Emule. Dove sta la differenza? Nello spazio occupato dalla musica?
      Ma non c’è nessuna relazione tra lo spazio e i suoni, e quindi non cambia il rapporto che l’ascoltatore può avere con essi; E il discorso si può allargare a qualsiasi passione e abitudine umana e alla sua corrispettiva moderna e nuova veste.

      Dare una risposta alla seconda domanda è un po’ più difficile, ma ci provo lo stesso.
      Parto dalla affascinante riflessione di Lycos:

      >Nascono le emoticon, emozioni conservate in >campi eletromagnetici:
      >l’uomo si rappresenta nel suo intimo o
      >psiche e sceglie di farlo come essere di luce, >e trasla passioni ed esigenze corporali
      >nell’immateria a tal punto da sancire >l’immaterialità del suo corpo.

      Giustissimo. Peccato però che in realtà non ci sia niente di nuovo. Forse è vero che prima non se ne avesse completa coscienza, ma le emozioni sono state sempre conservate in campi elettromagnetici, in una maniera, ahimè, così complicata che il meccanismo ci è ancora sconosciuto, e cioè nell’aggregato di materia più prezioso che abbiamo: il cervello.
      Tant’è vero che i sogni, e la realtà, non differiscono quasi per niente dal punto di vista del cervello; entrambi forniscono stimoli alla rappresentazione di nuove realtà e nuove emozioni.
      Quindi, a questo punto, dobbiamo decidere responsabilmente, e ognuno per conto proprio, cosa vogliamo che i rapporti con gli altri attraverso internet e i nuovi media siano. Qualche volta potrebbe essere desiderabile che essi diventino un’ appendice, un prolungamento dei nostri sogni – e a riguardo, una conversione su una chat è infatti più facilmente pilotabile verso i nostri desideri;
      il coinvolgimento emotivo è lo stesso ma le responsabilità di fronte ai fosfori luminescenti dello schermo è un po’ diversa! – altre volte dovremmo non prolungare troppo questa affascinante esperienza dei nostri tempi
      e, se l’immagine che ci costruiamo vogliamo che si avveri non abbiamo che un solo banco di prova: la realtà.

      >E’ sentimento anche se non c’è contatto con la >pelle, è sentimento anche se non senti la voce >calda dire “ti amo” o “è finita”, è >sentimento. La chiamiamo finzione o virtualità >per non spaventarci, eppure è così >umano…troppo umano…

      è sentimento al pari di qualsiasi altro, ma se si trasformasse in incubo sarebbe troppo facile
      per noi lasciare che la luce ci svegli e il nostro egoismo, che “sempre si tradisce”, ci aiuti a fuggire lontano.

    20. Santa
      luglio 6th, 2006 22:01
      20

      Che dire? grazie a tutti per i commenti. Le parole dei commentatori sono come i frutti di un albero: diversi tra loro, buoni da cogliere, belli da vedere. Aggiungono “frutto” all’albero e alimentano la crescita.

      Grazie!
      sa

    21. fab
      luglio 7th, 2006 11:09
      21

      in un mondo di finzione al silicone, di tricolesi imbandanati e depilati al napalm non ci resta neanche il gusto della sana e vecchia ipocrisia vis-a-vis…
      il piacere di poter mentire o scoprire l’ipocrita guardandolo in faccia, dando un senso a tutto ciò che si conosce sul linguaggio non verbale… un sms, una chat hanno un differente, limitato e limitante codice di interpretazione che non soddisferà mai in pieno chi vive di rapporti umani che traggono nutrimento dalle tre dimensioni (e che nutrimento…)
      a volte, per non salvare, un click può non bastare…

    22. Santa
      luglio 7th, 2006 15:24
      22

      fab: il fatto è che è tutto nuovo. Prima le situazioni erano più semplici e, se vuoi, più vincolanti. Non me la sento di dare un giudizio sull’ingerenza dei media nelle relazioni a distanza o quelle “a vicinanza”.Dovremmo aspettare e vedere, magari grazie a questi nuovi approcci cadranno tanti sciocchi pregiudizi sulla fiducia oppure tante paure cresceranno esponenzialmente…boh, chi lo sa? :)

    23. Fengari
      luglio 8th, 2006 19:39
      23

      Ricordo chiacchierate a bassa voce tra amiche
      a cercar di interpretare quello che nascondono tastiere e “mele”….è bello rileggere di un passato che trasformandosi
      ha lascianto dentro un “melaviglioso” racconto!!!!
      :-) bacio

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