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20/06/2006

Groove & Noir. A mezzo miglio di distanza.

di Enrico Bianda, alle 20:45

“Udii la jeep a mezzo miglio di distanza. Risaliva attorno al lago, e quando imboccò la curva gli uccelli si levarono in volo. Dapprima verso l’alto, schizzando fuori dagli alberi come un getto d’acqua bollente; poi, come colti dal vento, con una brusca sterzata sulla destra, in formazione compatta. Gran parte di quegli alberi era lì da quaranta o cinquant’ anni. Gran parte di quegli uccelli era lì da neanche un anno, e non vi sarebbe rimasta a lungo. La mia, invece, era una situazione di mezzo”.

James Sallis, Cypress Grove Blues, Giano 2004

Premessa
Giravo per la radio con una pila di romanzi tra le braccia, con qualche titolo tra quelli di James Sallis, qualcosa di James Crumley e Cristopher Cook. Sono in mezzo ad una settimana tutta dedicata a questi scrittori, alle loro storie e ai loro uomini. E poi la musica: country, blues, rock sudista, tradizione e kitsch folk.
Un critico teatrale molto colto e di una certa età, mi ferma sull’ascensore e con sguardo divertito mi dice: “Ma te la leggi davvero tutta quella roba li?”
Mi guardo tra le braccia e mi domando appena se davvero i libri si debbano leggere a metĂ . O forse quasi tutti ma solo alla fine si lascia fare?
In fondo – e nonostante l’ingorgo editoriale modaiolo e sfacciato – la letteratura di genere ed il noir in particolare soffrono ancora molto di pregiudizi o giudizi tranchant.
La questione, per me e per altri, è che Sallis è semplicemente romanzo, Crumley anche. Scrivono, bene, parlandone anche male, del loro paese, oggi. Anche noir, se proprio vogliamo dare un nome a quello che fanno, ma soprattutto scrivono romanzi, e anzi, vedremo, in questa settimana, di romanzi sociali si tratta.

Una settimana, ancora. In origine (e di mattina presto fino a venerdì) sulla Rtsi.
Tutta dedicata ad una delle mie fissazioni. O ossessioni. E lo so, come mi disse una volta Capossela “dovremmo avere ossessioni migliori”. Ma tant’è, queste sono. Prima la cultura pop, adesso i romanzi di genere. E di luogo. Anche. Sallis, Crumley e Cook. Solo tre nomi, scelti a caso, spinto soprattutto dall’amicizia con il loro traduttore italiano, Luca Conti. Tre scrittori che raccontano un’America trasversale, che altri non scrivono, che altrove non si legge, e che pure conta, spinge, crea stereotipi, dannazioni, epopee e violenza. Musica e letteratura soprattutto. Fuori dalla dimensione tradizionale delle gradi metropoli e del romanzo piccolo borghese intellettuale, che pure amo. Certo. Eppure anche tra le strade di New Orleans, o di Austin, Texas, pulsa la fantasia e la voce di questi grandi scrittori. E vorrei provare a raccontarli in questi giorni. A modo nostro. Sommariamente – e mi scuserete – e con passione. Viscerale. Ospiti, oltre Luca Conti, Mario Maffi, docente di letteratura americana alla Statale di Milano, e grande narratore, oltre che viaggiatore.

Pillola numero uno (e due).

Groove & Noir
Groove & Noir
Primo romanzo da cui partiamo per questa breve ed anarchica retrospettiva su alcuni scrittori noir americani, è Cristopher Cook: Robbers è il suo primo ed unico romanzo, pubblicato da Einaudi ormai 6 anni fa. Scorribanda letale attravesro le strade del Texas meridionale, fino al mare, partendo da Austin. Caccia all’uomo, critica sociale e tanto blues. Un profilo di Cook attraverso le parole di Luca Conti, che l’ha tradotto.

Uno dei tratti comuni tra questi scrittori e queste scritture pare essere la presa di distanza dai centri tradizionali del genere: New York, Los Angels, Chicago. I romanzi che leggiamo parlano di New Orleans, di Texas polveroso (pensiamo a Joe Lansdale), e di paludi umide ed insane. A Mario Maffi, docente di letteratura americana presso la Statale di Milano, ho chiesto di soffermarsi su questo dato.

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[tags]Cristopher Cook, Luca Conti, Mario Maffi, Noir[/tags]


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