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03/06/2006

Cultura pop e Anni ’80. I Prefab Sprout e il collocamento dell’indelebile

di Enrico Bianda, alle 07:30

cultura pop e anni '80
cultura pop e anni '80
Una settimana dedicata alla cultura pop guardando agli anni 80. Facile. Difficile. Romantico. Retorico. Passatista. Inutile. Utile. Tenero. Divertente. Allegro. Feticista. […] Si prova a far passare un’emozione, e anche a capire che cosa è restato. In origine sulla Rtsi. Più sotto (l’ultima) una pillola in podcast.

Pillola numero cinque.
Manca un artista alla mia personale – che so condivisa – classifica di quanto di meglio si produceva in quegli anni. Abbiamo detto degli Smiths e di Morrissey, dei Talking Heads e di Paul Weller: restano i Prefab Sprout di Paddy McAloon tra Cole Porter, Burt Bacarach, e in generale tutto ciò che, dotato di genio consapevole, s’iscrive alle liste di collocamento dell’indelebile, ha scritto qualcuno che non ricordo… L’opinione di Alberto Campo

(in apertura, i Prefab Sprout)

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[tags]Pop Music, Anni 80, Prefab Sprout, Paddy McAloon, Alberto Campo[/tags]


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  • 10 Commenti al post “Cultura pop e Anni ’80. I Prefab Sprout e il collocamento dell’indelebile”

    1. diletta
      giugno 3rd, 2006 13:53
      1

      in seguito alla pubblicazione di queste cinque pillole sento cadere su di me il fardello della mia ignoranza…vabbè però io negli anni ’80 ci sono nata…non riesco nemmeno a dirvi se conosco o meno ascoltando il podcast perchè mi si blocca il computer…arg.

    2. alex
      giugno 4th, 2006 15:05
      2

      come dimenticare nick cave e i birthday party?

    3. alex
      giugno 4th, 2006 15:07
      3

      beh, il mio commento è stato frettoloso. leggo bene e vedo “cultura pop”, ed il discorso è diverso… scusate, è che vado troppo di fretta in questo periodo.

    4. GiCast
      giugno 5th, 2006 07:14
      4

      Complimenti per la serie. C’è modo di sentire le interviste complete? Grazie

    5. enrico
      giugno 5th, 2006 09:16
      5

      a nessuno salterà mai in mente di riprogrammare (radio, tv) qualcosa che abbia più di dieci anni. Purtroppo. non perchè all’epoca tutto fosse meglio, no. IN quegli anni ci sono cresciuto,e quella musica e quelle letture vengono da li. Apprendistati. Poi si cambia, ma la tenerezza resta ancorata a quei primi timidi incontri. Poi la passione certo, le scelte musicali e culturali, una certa narcisistica consapevolezza, e altro ancora ti allontanano da quelle sonorità. La questione – da consumatore occasionale di musica che non sia jazz – è che molto di quello che si ascolta oggi non esisterebbe senza quella musica e senza quelle “teste parlanti”, e il sistema si è articolato e strutturato, nei gusti e nei consumi, sopratutto in quel decennio. Nascono le radio commerciali legittimate ad esserlo, nasce la pubblicità come sistema produttivo e di consumo esteso a tuttoil paese, scatta il corto circuito tra cultura alta e bassa, tra patty smith e robert mapplethorpe per intenderci. Insomma è stato solo un tentativo, non di riportare la lancetta del tempo indietro di 20 anni, ma di accendere per un attimo un faretto su quel decennio per cogliere meglio questo. ambizioso, retorico glamour finchè vi pare. ma divertente. o no? fra due settimane mi sa che si prova a fare una cosa simile su un altro genere: tre nomi e poi mi cheto… James Sallis, James Crumley e lawrence block.

    6. Nico
      giugno 5th, 2006 15:19
      6

      Non lasciamo fuori gli Housemartins per favore.

      :-)

    7. Antonio Sofi
      giugno 5th, 2006 15:40
      7

      Eh, giusto, Housemartins, io li sponsorizzavo. Ora non ricordo come Enrico me li ha stroncati, ma mi verrà in mente :)
      (ma in realtà fuori ce ne stanno molti, e una scelta andava fatta)

    8. Stefano
      giugno 5th, 2006 22:51
      8

      volevo citare uno scrittore che non ha segnato probabilmente gli anni 80 ma li ha descritti in modo molto divertente e ironico si chiama Gino Armuzzi ed è l’autore di Sognavo di essere Bukowski.A tal proposito se qualcuno lo conosce vorrei sapere se ha scritto altro.
      Un altro di maggior successo che metterei nella lista è Hanif Kureisci (non credo si scriva così)
      Ciao.

    9. enrico
      giugno 6th, 2006 09:11
      9

      vero… my beautiful laudrette è stato probabilmente un manifesto pop interessante sopratutto nella versione cinematografica con mi pare un giovane daniel day lewis in versione dandy pop. housemartins mai stroncati, molto ascoltati e invidiati. non saremmo mai riusciti a suonare up tempo come loro… ma almeno a mettere le polo strette al collo ci si riusciva!!!
      la galassia pop era enorme, con tante belle cose, che dire degli aztec camera per esempio, o di altri gruppi interessanti ed intelligenti, come i the the, l’altra e successiva anima di johnny marr? e poi, ancora i lloyd cole and the commotions? lui, lloyd cole in realtà è ancora vivo e vegeto, ed è addirittura – tra le tante cose – finito in una bella raccolta antologica dedicata a marc bolan (super glam storico inglese) curata da john zorn per la sua etichetta tzadik. da ascoltare. la cover si intitola romany soup e lloyd suona tutto ed arrangia. ecco… come detto siamo di nuovo in quel clima delizioso da classifica e raccolta emotiva (non differenziata). viva

    10. gianluca
      giugno 11th, 2006 11:33
      10

      Vorrei contribuire con il ricordo di altri gruppi che mi fecero ballare cantare e sognare, tralasciando i più famosi:
      Redskins (che erano i più sani della compagnia ma fecero solo un LP fantastico “From Washington neider Moscow” mai uscito in Italia, poi si sciolsero e qualcuno penso sia “sceso in campo”…chiaramente contro)- Violent Femmes – Wall of Vodoo – Stranglers – Ultravox – P.I.L. di John Lydon ex Sex Pistols(dopo+Sid Vicious) e i New Order di Stephen Morris Peter Hook e Bernard Sumner ex Joy Division (dopo+Ian Curtis).
      Però, cazzo, erano psichedelici per forza, con tutto quello che prendevano…
      Un saluto a tutti e in particolare a quelli del Man. d. Sp.

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