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01/06/2006

Cultura pop e Anni ‘80. Paul Weller, snob il giusto

di Enrico Bianda, alle 07:17

cultura pop e anni '80
cultura pop e anni '80
Una settimana dedicata alla cultura pop guardando agli anni 80. Facile. Difficile. Romantico. Retorico. Passatista. Inutile. Utile. Tenero. Divertente. Allegro. Feticista. […] Si prova a far passare un’emozione, e anche a capire che cosa è restato. In origine, e fino a venerdì di mattina presto, sulla Rtsi. Più sotto una pillola in podcast.

Pillola numero tre.
[…]Questa volta davvero per questioni puramente affettive, ho messo nella quartina di principi musicali degli anni 80 anche Paul Weller: una voce magnifica ed un’avventura musicale bellissima ed emozionante: forse perché alla fine soprattutto Weller e gli Style Council hanno provato a sintetizzare le sonorità jazz in modo onesto applicandole alla pop music: Café Bleu è un disco che ancora riesco ad ascoltare e contiene alcune perle immortali.
E allora la voce e la scrittura di quelle canzoni – decine e decine ed alcune memorabili – stanno a buon diritto dentro al storia della musica degli anni 80 e non solo. Prima c’erano i Jam, che ero troppo piccolo per cogliere in diretta, poi lui da solo, e seguirlo era un po’ difficile. Ormai la strada era un’altra. Ma poi quando ascolto You do something to me (all’inizio del podcast, ndr) resto di sasso. La canzone è bellissima. Basta. Paul Weller è storia della musica leggera. Una parte. Coerente. Coraggioso, snob il giusto, passionale e politicamente impegnato. L’opinione di Alberto Campo

Scarica l’mp3 (1,65 mega ca., 3,37 minuti), sottoscrivi l’rss (o aggiungilo sul tuo itunes), oppure clicca sulla freccia per ascoltare

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[tags]Paul Weller, Style Council, Alberto Campo, Pop, anni 80[/tags]


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  • Cultura pop e Anni ‘80. Popolare e di qualità.

  • 6 Commenti al post “Cultura pop e Anni ‘80. Paul Weller, snob il giusto”

    1. Antonio Sofi
      giugno 1st, 2006 14:50
      1

      Concordo. E poi you do something to me, capolavoro, riascoltarla così senza preavviso è un colpo basso.

    2. Santa
      giugno 2nd, 2006 07:49
      2

      La prima volta che ho ascoltato Paul Weller, con gli Style Council, ho pensato fosse un vocalist di colore! Poi sono stata cazziata dai miei amici amanti sia degli Style Council che di Weller che mi hanno detto in coro quasi Gospel: ma come non conosci (ecc…ecc..)????

      Ancora oggi, però, se chiudo gli occhi e li ascolto, penso all’anima nera della sua voce…

    3. giuliana
      giugno 3rd, 2006 17:23
      3

      ma….d ke state parlando?????????
      giuliana-flora

    4. diletta
      giugno 3rd, 2006 21:18
      4

      iuff…menomale…il fardello della mia ignoranza mi stava sciacciando.Allora c’e’ qualcun’altro che non sa di cosa parliamo esattamente..posso giustificarmi dicendo che io negli anni ottanta ci sono nata?

    5. Webgol » Blog Archive » Cultura pop e Anni ‘80. I Prefab Sprout e il collocamento dell’indelebile
      giugno 5th, 2006 19:14
      5

      […] Pillola numero cinque. Manca un artista alla mia personale – che so condivisa – classifica di quanto di meglio si produceva in quegli anni. Abbiamo detto degli Smiths e di Morrissey, dei Talking Heads e di Paul Weller: restano i Prefab Sprout di Paddy McAloon tra Cole Porter, Burt Bacarach, e in generale tutto ciò che, dotato di genio consapevole, s’iscrive alle liste di collocamento dell’indelebile, ha scritto qualcuno che non ricordo… L’opinione di Alberto Campo […]

    6. Webgol » Blog Archive » La neutralità pop, e il sarchiapone frustrato
      giugno 5th, 2006 19:25
      6

      […] Dopo la straordinaria scorpacciata pop del Bianda [cinque pillole in podcast: uno, due, tre, quattro, e cinque], in compagnia di Alberto Campo e Matteo B. Bianchi, torniamo alle TecnoFobie. […]

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