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Post scritti nel maggio, 2006

07/05/2006

Che foto mettiamo oggi?

di Antonio Sofi, alle 19:25

ansablogger.jpgNon è facile, lo capisco. Trovare una foto da associare ad un pezzo sui blog. E in generale su internet, chè di meno fotografabile della Rete c’è solo la nebbia quella fitta.
Va molto la tastiera, o un monitor illuminato, o un essere umano di spalle pensoso davanti ad una tastiera, o ad un monitor, o ad entrambi, spesso con una penna tra le mani, o una sorta di internet point (spesso con computer dell’anteguerra) piena di persone ipnotizzate da ciò che vedono. Quell’internet point, poi, diventa ogni anno più vecchio (o siamo noi che andiamo avanti, non mi è chiaro questo passaggio).
Ogni tanto, poi, c’è anche il tentativo di percorrere strade inconsuete, in cui si sperimenta altra libertà associativa.
Come in questo caso, una breve sulla previsione che in Cina ci saranno, alla fine del 2006, 60 milioni di blog, data dall’Ansa: la foto mostra giovani preti cattolici con gli occhi a mandorla di cui uno fotografa con una macchina digitale.
Un riferimento al religious blogging?

05/05/2006

Dio c’è e vive nel web

di Antonio Sofi, alle 11:16

Un gran bel pezzo di Arianna Dagnino, sul nuovo numero de L’espresso oggi in edicola (segnalato anche su Quinta di Copertina di oggi).
Il titolo è sufficientemente significativo: Dio c’è e vive nell’iPod. L’articolo racconta delle nuove forme di propaganda fidei nati dall’esperienza matura del web come ambiente comunicativo, e di nuove “tecnologie” quali i blog e il podcast.

E allora troviamo cose quali il godcasting (il podcasting di Dio), con registrazioni dei sermoni, dottrine religiose, orazioni, intere messe cantate per il pigro gregge che diserta le chiese, oppure la Praystation Portable, la stazione di preghiere portatile, che dovrebbe essere un semplice podcast di laudi e preghiere. E ancora la God Blog Convention, organizzata dalla Biola University, università cristiana nei pressi di Los Angeles, ad ottobre dell’anno scorso. Sull’iniziativa ha scritto Wired, un pezzo dal titolo irresistibile: What Would Jesus Blog?

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03/05/2006

Contro gli occhiali da sole

di Antonio Sofi, alle 22:46

sunglasses1.jpg
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Tecnologia fumè, a specchio, antiriflesso.
Aste king size, a mascherina, leopardati. Ci sono anche quelli per i cani.
Strumenti (diabolici) di perversione o diversione di naturalità oculari, gli occhiali da sole sono una tecnologia generalmente non percepita come tale.
Ma davvero diabolici? Chissà. Forse divini – superbi, vergognosi, addirittura violenti.
Sempre pensato qualcosa del genere, ma in modo confuso. Ho sempre provato inconsapevole disagio a portarli, e a vedere gli altri portarli. Ora ho trovato qualcuno che ha pensato alla questione per conto mio. Producendo una bella invettiva, molto più violenta nei contenuti, che nella colta forma. Mi riferisco ad un pezzo di Umberto Galimberti da La Repubblica di domenica 30 Aprile scorso. Che inizia così (grassetto mio):

Platore dice che «se uno, con la parte migliore del suo occhio (la pupilla) guarda la parte migliore dell’occhio dell’altro, vede se stesso». Questo riconoscimento, reso possibile dal reciproco incontro degli sguardi, oggi è in qualche modo impedito dall’uso sempre più diffuso degli occhiali da sole, grazie ai quali, chi li porta può vedere senza essere visto.

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02/05/2006

Quoque tu, Economist

di Antonio Sofi, alle 23:25

BiciclettaCosa di meglio per inaugurare il nuovo tema sulle (tecno)fobie, che è – anche – la paura delle tecnologie?

L’Economist pubblica un corposo dossier sui blog (qui due articoli).
Una cosa imponente, esagerata, fuori misura.

Niente paura però. Ci pensa il Corriere Economia a risponder per le rime al settimanale economico. Edoardo Segantini, in un pezzo dal titolo “Blog, è sbagliato farne un mito” (Corriere Economia, Lunedì 1 Maggio 2006), dopo aver lodato gli usi testimoniali dei blog in casi di emergenza, scrive:

Però bisogna evitare di farne un mito. Una tentazione a cui si è, almeno in parte, lasciato elegantemente andare anche l’Economist, che sull’argomento ha pubblicato un’ampia ricognizione. Non è chic dirlo ma la verità è che, insieme al bambino bello e sano, c’è un bel po’ di acqua sporca da gettare.

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