home

Leggi gli aggiornamenti in home page

20/05/2006

Copiate pure, ma da 20 fonti diverse e in modo trasparente

di Antonio Sofi, alle 21:13

Alcune curiose coincidenze tematiche, che forse meritano qualche riflessione senza troppe pretese.
Coincidenze che riguardano la didattica e i blog e il web.
Nonchè le tecnologie, e le preoccupazioni e le opportunità ad esse correlate.

Martedì 16 Maggio 2006, su La Stampa, esce un articolo a firma di Anna Masera dal titolo “Generazione copia e incolla“. La questione è, come si intuisce, vecchia e nuova allo stesso tempo: gli studenti hanno sempre copiato – da enciclopedie, libri, riviste, bignami – nell’obiettivo, spesso raggiunto perchè l’esame fa lo studente furbo, di studiar meno e far fessi i docenti. Copiando e incollando in modalità analogica.

abc
abc
Oggi, però, con internet e computer, la tradizionale propensione al copia e incolla acquista un nuovo dinamismo. Diventa più facile accedere a fonti diversificate sui più svariati argomenti – per di più in lingue diverse dalla propria. Curioso, a pensarci. Quello che è universalmente considerato uno dei valori aggiunti della Rete in generale, ovvero l’ampliamento della quantità di conoscenza facilmente rintracciabile e processabile, diventa in questo caso fonte di preoccupazione nella pratica quotidiana della didattica. Il solito delicato elastico tra paura e coraggio, tra cuore d’asino e cuore di leone, direbbe Montalbano – una cautela delle pratiche che spesso definisce il nostro approccio con le tecnologie. E,a proposito di cuore d’asino, c’è anche chi, segnala la Masera nell’articolo, ha pensato bene, per contrastare il fenomeno, di impedire ai ragazzi di stampare dal computer, costringendoli a ricopiare a mano i loro elaborati. Ovviamente è una soluzione che non risolve niente.

Il punto non credo sia come fare a capire se una tesina è stata copiata. Copiata e incollata integralmente dalla rete. Come dicevo anche in lo scorso martedì, internet, in questo caso (come in molti altri casi di plagio, per esempio letterario), è contemporaneamente veleno e antidoto: dà inedite possibilità di copiare, ma anche inedite possibilità di scoprire quando una cosa è copiata.

Occorre fare un piccolo scarto di ragionamento: come valutare, dal punto di vista didattico, una ricerca fatta oggi, con l’aiuto di internet e dei motori di ricerca? E’ un problema di processi. E di criteri di valutazione di questi processi. Per esempio. Prima dell’avvento di Internet, la sola produzione di una ricerchina era, di per sè, un segnale talvolta sufficiente della quantità (ripeto quantità) di lavoro svolto. C’era un lavoro di acquisizione delle informazioni che richiedeva un certo tempo, e un certo sforzo. Bisognava andare in biblioteca, consultare bibliografie, leggersi linearmente libri, riscrivere tutto. Tempo e sforzo che oggi, grazie ad internet, può essere agevolemente risparmiato.

Ma questo è un bene! E una opportunità straordinaria per la didattica: sposta l’attenzione verso la qualità del lavoro di comprensione e interpretazione delle informazioni. Verso la capacità di mettere in forma in modo originale fonti diversificate, e ricondurle all’interno di un quadro coerente ed esaustivo. Che è poi quello che fa ogni bravo giornalista, ricercatore universitario, avvocato, ecc. ecc. Triangolare le informazioni, e cercare l’originalità della connessioni tra le informazioni trovate.

(Ancora: forse, come nota Alessandro Longo, cosa diversa è, per esempio, le traduzioni dal latino o dal greco da fare a casa)

Si potrebbe dire: copiate pure, ma fatelo da 20 fonti diverse e in modo trasparente. Anche se questo comporta anche una presa in carico da parte della scuola di insegnare ad usare il web in maniera intelligente. Ecco il cambio di prospettiva: invece di pensare al copia & incolla meglio concentrarsi sulle potenzialità didattiche. Su come insegnare a pensare in modo analogico. Copiaincollando, ma con juicio.

Per esempio, quanto al data mining e alla segnalazione delle fonti, le pratiche quotidiane della blogosfera potrebbero ben essere d’esempio. Non è un caso, a mio parere, che la didattica abbia, dal basso, senza alcun aiuto, e molto prima di altri campi, intuito le potenzialità dei blog. Ne avevo avuto sentore a Parigi, per Les Blogs, quando ho scoperto gli straordinari esperimenti di edublogging, come per esempio edublogs.org. Esperimenti cui ha accennato anche Maria Teresa Bianchi, da tre anni animatrice di blogdidattici, un punto di incontro dei tanti esperimenti di blog scolastici in Italia, in una chiacchierata per Quinta di Copertina.

Della chiacchierata, mi ha molto colpito scoprire il modo in cui viene usato lo strumento blog nelle scuole primarie, in classi di ragazzini tra i 6 e i 10 anni. Questi blog di classe sono diventati non solo un luogo in cui esercitare a scrittura, esplorare la rete, o migliorare la comunicazione tra docente e studenti, rendendola intima e pervasiva. Ma anche un punto di incontro tra docenti, studenti e genitori. Questi ultimi, infatti, attraverso il blog di classe, e bypassando gli spesso inutili e confusionari consigli di classe, intervengono e partecipano attivamente alla didattica dei loro figli.
Una piccola grande rivoluzione silenziosa, soprattutto in un contesto così delicato quale l’insegnamento a bambini così piccoli.

Il cerchio si chiude oggi, e ritorna alla generazione copia & incolla dal quale martedì sono partito. Scopro, grazie alla segnalazione di Vittorio Zambardino sul brand-new blog Scene Digitali, un articolo dell’International Herald Tribune, dal titolo senza mezzi termini: “Surfing disonestly to a higher test score“, in cui, sintetizza Zambardino, “si fa una rassegna disperata delle mille vie dell’imbroglio che la comunicazione elettronica offre allo studente che non vuol essere bocciato“, dal test fotografato col cellulare e inviato via mms all’amico fuori, all’iPod con auricolare wireless in cui vi è la registrazione della tesina da sbobinare.

Mi conforto: tutto il mondo è paese.
Mi contraddico, anche: alcune geniali furbizie andrebbero premiate solo per l’inventiva e per lo sforzo.
Come afferma esasperato un docente: “Se spendessero altrettanto tempo a studiare, sarebbero tutti degli studenti modello“.


  • Internet better life? Il 28 e il 29 a Firenze
  • Il primo debate democratico sulla CNN. Vince YouTube (e la Clinton)
  • Quoque tu, Economist
  • Copiate e divulgate

  • 15 Commenti al post “Copiate pure, ma da 20 fonti diverse e in modo trasparente”

    1. catepol
      maggio 21st, 2006 16:03
      1

      ne avevo parlato anch’io qualche tempo fa delle tecniche di copiaggio che oramai gli studenti hanno acquisito come abilità per sopravvivere a scuola (qui http://succedeacatepol.splinder.com/post/7386939/Come+ti+copio+senza+che+la+prof+si+accorga per leggere) …

      io penso che i docenti debbano obbligatoriamente comprendere ed utilizzare le tecnologie oramai…non si tratta di stare al passo semplicemente, ma si tratta di conoscere la realtà ed il quotidiano degli studenti e soprattutto non farsi prendere in giro da loro ma mantenere un ruolo educativo preminente.

    2. Maria Luisa
      maggio 22nd, 2006 03:32
      2

      Nella scuola media il copia-incolla si può tenere sotto controllo, perché gli alunni non sanno discutere con padronanza su produzioni di altri e quello che possono scaricare evidenzia facilmente un’opera di adulti.
      Bisogna insegnare ai ragazzi ad usare le informazioni di Internet come documenti su cui lavorare e di cui citare la fonte: solo così può diventare una ricerca. Bisogna renderli consapevoli che un argomento non si esaurisce con una sola informazione ed abituarli ad approfondire a mappe; impareranno a rielaborare e a non copiare. Un buon sistema è quello di far loro costruire un iperteso, risalendo ai documenti diretti e indiretti, anche su Internet, e monitorando ogni volta le sintesi: interiorizzeranno davvero.
      Maria Luisa.

    3. OrlandoFurioso
      maggio 22nd, 2006 11:38
      3

      Adesso forse si scoprirà l’inutilità di tutte quelle materie liceali come il latino o a maggior ragione il greco, vero e proprio obbrobrio nel 2006. Attraverso la rete verrà premiato il ragionamento, l’intelligenza speculativa e non un mero apprendimento a memoria di nozioni che possono essere contenute bene in una pagina web.
      Spero che la scuola cominci a prenderne atto e si inizi un processo di ristrutturazione che grazie ad internet sarà non sono facile ma molto proficuo. Siamo nel mondo globalizzato e noi continuiamo a guardarci i piedi.

    4. Antonio Sofi
      maggio 22nd, 2006 16:45
      4

      La direzione mi sembra sia proprio quella che dite, e che condividiamo (tra parentesi anche webgol, nell’ormai lontano inizio 2003, nasce come blog didattico). Continua a sorprendermi la ricchezza e l’entusiasmo del panorama degli edublog italiani, nonchè ad amareggiarmi alla constatazione che tutto è lasciato alla buona volontà di singoli insegnanti, spesso guardati anche con diffidenza dai colleghi.

    5. Claudia62
      maggio 22nd, 2006 20:50
      5

      Premesso che sono pro ogni strumento tecnologico, i “deficienti”, concedetemi il termine, sono solo quei professori che si intestardiscono ancora a dare le famose “ricerche”. Quegli stessi professori, poi, sono talmente “deficienti” (scusate, ma non so come rendere il concetto diversamente) che manco se ne accorgono se la ricerca è malamente scopiazzata. O meglio, voglio essere ancora più polemica, FINGONO di non accorgersene, come fingono di non accorgersi che un’intera classe di liceo classico continua a non prendere mai insufficienze nè di greco nè di latino grazie all’ormai consolidato sistema cellulare-parente a casa-internet che fornisce in maniera quasi immediata qualunque testo latino e, in maniera un po’ più elaborata, anche i testi greci. E quei professori sono pagati con i nostri soldi. Quindi non diamo la “colpa” alla tecnologia. Basterebbe girare tra i banchi o confrontare le traduzioni, basterebbe … fare il proprio dovere e non aspettare solo la fine del mese. Altro che sottopagati!

    6. diletta
      maggio 22nd, 2006 20:53
      6

      sul processo di ristrutturazione sono d’accorso, ma non so quanto sino inutili latino e greco.probabilmente andrebbero approcciati in modo diverso, utilizzandoli più come studio etimologico che possa condurre ad una maggiore onoscenza della lingua italiana.
      va bene andare avanti, va bene non guardarsi i piedi, ma credo sia necessario guardare le orme che abbiamo lasciato.

    7. diletta
      maggio 22nd, 2006 20:57
      7

      a parte la quantità di errori nel commento precedente, volevo aggiungermi a claudia nella polemica a chi finge di non vedere.Come si pretende di insegnare che cos’è la fatica se per primi non la si prova?il mio prof di lettere del liceo diceva”niente che valga la pena si ottiene senza sforzo”, ed io quel prof ancora lo tengo nel cuore, anche se miha fatto sudare.

    8. OrlandoFurioso
      maggio 22nd, 2006 23:29
      8

      Le orme si lasciano se si cammina. Io ho fatto lo scientifico e il latino non mi è servito a nulla, figuriamoci se avessi fatto pure il greco. Avrei preferito materie come informatica o psicologia, oppure una seconda o terza lingua straniera. Internet dovrebbe far capire che gli orizzonti si sono spostati e che la centralità occidentale sta venendo meno.
      Io dalla scuola vorrei più formazione e molti più strumenti per solcare i nuovi mari che si sono aperti. Infatti dobbiamo cambiare per poter essere competitivi, ma il partito della scuola sembra non averlo capito. Alle superiori come all’università si dovrebbero premiare i professori più attivi e dinamici, quelli che lavorano con serietà e abnegazione perché credono nel loro compito che è di primaria importanza all’interno della società. Invece molti non fanno altro che imparare quelle 1000 pagine che ripeteranno per trent’anni a decine di generazioni di studenti che cambieranno senza che questi ‘saggi’ se ne accorgano minimamente o peggio ancora senza che se ne preoccupino per il totale disprezzo maturato per i giovani, per quello che loro non sono più.
      Internet cos’è se non un mezzo per mettere alla prova anche la classe docente? Cos’è se non uno strumento che potrà rimettere in discussione molte verità acquisite che oggi sono più che mai obsolete?
      A volte mi vengono in mente quei discorsi che si possono ascoltare spesso dalle persone anziane: “ai miei tempi come si stava meglio”.
      Pensate che bugia che si raccontano per non voler affrontare il presente, perché semplicemente non possono o non vogliono più ridefinirsi attorno ad un mondo che è cambiato e che non li ha aspettati. Però ci sono pure i nonni ‘sprint’, quelli che vedono nella novità uno stimolo, un motivo in più per continuare a stupirsi e a crescere. 20 fonti diverse per definire un’idea su un determinato argomento significano non solo ricerca, ma riflessione e rielaborazione personale attraverso una molteplicità di punti di vista che non possono far altro che arricchire qualsiasi lavoro e soprattuto chi lo ha fatto.

    9. antonio
      maggio 23rd, 2006 13:52
      9

      hum, tutto molto interessante…
      poco senso dare la colpa alla tecnologia, o ai docenti, o agli studenti o ai maremoti e alle cavallette.
      per esempio condivido l’insensatezza del format ricerca – come scrivevo, in un epoca preinternet poteva aiutare quantomeno a costruirsi un metodo di studio (biblioteca, ecc.) – ora è semplicemente inadeguata. Occorre pensare, e c’è chi sta provando a farlo, nuovi prodotti didattici e nuovi metodi di valutazione.

      Per esempio, invece di una ricerchina, un post lungo su un blog pieno di link sarebbe così “eretico”?

    10. dile
      maggio 23rd, 2006 18:35
      10

      caro Orlando, lungi da me renderti ancor più furioso.Bella la risposta sin dall’attacco.Concordo con il metodo che proponi di confrontare più fonti come modo per rielaborare e riflettere ancor di più sulle cose. La mia pseudo-critica non andava infatti in quella direzione.Anch’io ho fatto solo latino e mi dispiace che sia andato a detrimento dell’approfondimento di altre materie più “utili”. Ribadisco infatti che le lingue morte secondo me andrebbero solo approcciate con un altro fine ultimo, che non sia il loro mero apprendimento(inutilizzabile o quasi, e qui concordo).
      Maria Grazia Mazzola dice che tutto necessità di essere inserito in un contesto diacronico per essere compreso.In questo senso ritengo le lingue madri utili, tutto qui.Ma hai ragione a dire che le orme si lasciano se si camminna.ebbene, speriamo lo si riesca a fare con consapevolezza, senza andre fuori strada.ma questo vale per tutte le epoche.

    11. VitaDaProf
      maggio 24th, 2006 16:06
      11

      Sembra impossibile, ma tutte queste cose molti insegnanti ancora non le sospettano neppure.
      Ricerche e tesine hanno fatto il loro tempo, finalmente internet ha smascherato l’inutilità del copia-incolla, ma il problema è che non sappiamo ancora con che cosa sostituire questi inutili lavori. Nella mia esperienza, gli studenti tendono a considerare internet uno strumento di svago o di approfondimento di interessi personali, ma si rifiutano quasi sempre di utilizzare la rete a scopi scolastici. Sono io che spedisco ai loro indirizzi il materiale che elaboro per le lezioni, ma molto raramente ottengo reazioni “vitali”. Poi, magari, mi chiedono di chattare con loro, ma è difficile far fare qualcosa di diverso. Ultimamente, però, abbiamo parlato di moda e una studentessa mi ha portato una documentazione completa sui tacchi a spillo (aspetti medici, psicologici, sociali…) e uno splendido saggio breve da lei scritto utilizzando (e citando correttamente) tutto il materiale che aveva selezionato in internet. Allora ho capito che sono sulla strada giusta!

    12. blog didattici ... AppassionataMente
      gennaio 8th, 2007 23:18
      12

      […] […]

    13. Freedreamer » Glipper! copiando e incollando quante cose possono succedere…
      maggio 24th, 2007 15:56
      13

      […] Adirittura c’è chi parla di generazione copia e incolla (vi identificate?) anche se a mio modo di vedere una educata forma di copia e incolla e una attenta citazione delle fonti può essere la chiave per creare nuova informazione in maniere intelligente. Lasciamo perdere gli interessanti aspetti morali e sociali dell’arte di copiare e incollare e ritorniamo all’aspetto tecnico: copiando e incollando può succedere di perdere per strada il copiato o di incollare qualcosa di sbagliato…in tal caso l’esclamazione più appropriata è sicuramente: Glipper! Dai che scherzavo, Glipper è lo strumento che fa al caso nostro, infatti è un clipboard manager, ovvero aiuta a non perdere per strada le cose copiate! Ora vi spiego come installarlo nella vostra Ubuntu. sudo apt-get install glipper […]

    14. catepol
      giugno 14th, 2007 23:40
      14

      […] Copia che ti sgamo…anche senza tecnologie domenica, 21 maggio 2006 – 18:05 Ne parlavo tempo fa. Ora è uscito un articolo sulla "Generazione del copia e incolla" e ho letto alcune riflessioni anche qui. Il succo ed anche il mio pensiero è che i prof dovrebbero essere oramai più tecnologici per non essere presi in giro dagli studenti.In tempi di copiaggio informatico mi capita di correggere e segnare gli errori dei compiti di inglese dati in due classi dalla prof che sto supplendo (in attesa di sapere se posso metterci anche i voti). Trattasi di 2 quarte, stesso compito composto da 5 domande (solo cinque) la cui risposta si trova in un testo. Trattasi di testo che è stato spiegato, letto, ascoltato, tradotto, forse anche domandato in classe. L’ultimo argomento per capirci.La tipologia di compito che si dà a fine anno per salvare il salvabile, insomma. Fondamentalmente si prende la risposta direttamente dal testo ed il compito è bello che fatto. Gli studenti, secondo me, si possono classificare in tipologie corrispondenti alla strategia utilizzata nello svolgimento del compito:- Studente secchione: risponde alle domande con quello che ricorda del brano che ha studiato almeno una volta, rielabora quello che scrive personalmente. Se gli va bene verrà chiamato più bravo della classe (ma raramente supera il 7), se gli va benino e fa qualche errore sarà annoverato tra quelli che comunque seguono e sono intelligenti con una sufficienza abbastanza meritata. Il secchione è riconosciuto dagli altri come possessore di una cultura superiore alla classe. Dal docente invece come uno giusto un po’ più sveglio e partecipe.- Studente mediocre: ha imparato a memoria il testo in questione e risponde alle domande. Gli può scappare qualche errore nei verbi utilizzati. In linea di massima raggiunge la sufficienza, anche solo per l’impegno e il tempo perso a mandar giù frasi da ripetere di a volte non ha afferrato il senso.- Studente sfacciato: copia direttamente le risposte dal testo in questione che con nochalance tiene sul banco. Passate di moda da tempo le fotocopie rimpicciolite da nascondere. Può capitare anche ad un secchione. Riconoscibile perchè comunque capace di cambiare qualche parola e di evitare errori grammaticali per quanto possibile.- Studente tecnologico: Stessa famiglia del precedente. I più tecnologici copiano la risposta dal cellulare dove  hanno copiato il testo  se la profe è riconosciuta come stronza o carabiniera. Raro esemplare, non per mancanza di tecnologie, ma per mancanza di tempo da dedicare all’attività. Avete idea di quanto tempo si perde a copiare un testo inglese nel cellulare?- Studente copia conforme che pensa di andare sul sicuro: copia direttamente dal più bravo della classe (solitamente una ragazza), perchè incapace (o almeno solo in parte) di riconoscere le risposte giuste e copiarle dal testo. Di solito compagno di banco o molto vicino di banco del secchione.- Studente copia conforme che non ho proprio idea cosa copio: copia dalla compagna di banco della più brava della classe non appena questo/a termina il suo processo di copiatura. Si fida ciecamente del collega "copia conforme che pensa di andare sul sicuro".- Studente basta che copio e consegno: copia inconsapevolmente da chiunque abbia già copiato in precedenza (sia da testo – fonte diretta, sia da studente secchione – copia indiretta, sia da copie di terzo grado).- Studente che cazzo c’è scritto qui?: copia qualunque cosa senza badare a grammatica, ortografia, contesto, contenuto…perchè quando prova a chiedere che c’è scritto nessuno dei colleghi gli risponde. Ai miei tempi avrebbe consapevolmente consegnato in bianco ammettendo di non sapere. Ora proprio perchè consegna parole scritte a caso pretende di essere valutato come gli altri. E non capisce il perchè il suo voto non supera il 2.- Studente chi l’ha visto?: non copia perchè assente. Quando presente chiede con insistenza il perchè del suo n.c.(e potrei continuare ancora)…Insomma, il fatto è che poi non sono neanche furbi alla consegna, non si mischiano, non pensano di modificare l’ordine, ma rigorosamente consegnano secondo come sono seduti in aula o secondo i gruppetti di smistamento formati nel corso del compito…Per cui ti trovi a segnare compito dopo compito gli stessi errori in serie, nella stessa posizione, nelle stesse parole. E di copia in copia noti l’evoluzione dell’errore in termini di errori ortografici o di interpretazione per cui un "are" diventa "have" oppure "ave" e poi inspiegabilmente muta in "one" o "ane"… Se il primo anello della catena di copiaggio ha messo come risposta una frase sbagliata ma comunque presa dal testo, ti ritrovi la stessa risposta errata comprensiva di svarion uguali su tre o quattro compiti. Poi ti trovi i compiti della penultima ultima tipologia in cui le risposte non sono neanche pertinenti al contesto… E ti auguri che non sarai tu a mettere loro un voto…per il loro bene. In conclusione: un occhio allenato li sgama tutti, anche senza tecnologie. Just posted by catepol – Plink – commenti (34) (popup) In parolando, teaching Aggiungi questo link su: […]

    15. Informazione (e ricerche): Antonio Sofi, Umberto Eco e internet | | SEO - Ogni maledetta DomenicaSEO – Ogni maledetta Domenica
      gennaio 7th, 2012 23:32
      15

      […] avere altri meriti extranet-  e autorevoli, ha scritto un post interessante sul suo blog webgol che secondo me si può mettere in relazione con quanto ha scritto Eco sulla Repubblica […]

    Lascia un commento