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16/05/2006

Viva la gamella (abbasso il microonde)

di Enrico Bianda, alle 19:50

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schiscetta o vivandiera o gamella...
schiscetta o vivandiera o gamella...
I buoni pasto, diffusissimi soprattutto tra i dipendenti pubblici sono materia interessante che ci aiutano a comprendere una trasformazione che ci passa sotto agli occhi e tra i denti che forse nemmeno ce ne accorgiamo. Si usano per fare la spesa. E non per mangiare.

Ho l’impressione che i bar che fanno tavola calda, con i primi misti al tavolino stretto sulla tovaglietta, con i panini riscaldati al microonde, con le posate nel sacchetto di carta aperto ad una estremitĂ , stiamo per conoscere, o abbiano giĂ  conosciuto il loro momento di massimo sviluppo: i tortellini alla panna e prosciutto, le orecchiette al pesto, le tagliatelle al ragĂą, il riso la radicchio e il crostone mediterraneo con le olive con la mezza minerale gassata fresca ed un caffè al bancone – sono in crisi. Non evidente, ma guardate se il vostro vicino di scrivania oggi non si è portato per caso da casa la gamella, o la vivandiera, o ancora come la chiama (anche ieri su La Stampa) Marco Belpoliti: la schiscetta. O ancora il baracchino, come dicono a Torino. Contenitori in plastica sigillati, che al loro aprirsi lasciano uscire i profumio di casa, della cucina nostra, dalle pentole pesanti in cui cuciniamo solo il venerdì sera o il fine settimana, dove si annidano i sapori fragranti e naturali della cottura lenta e palpitante.

Le penne al sugo che sgocciolano olio naturale, che era verde o giallo antico con il profumo intenso, che si lasciano inforchettare con quella deliziosa resistenza iniziale che ci parla di un tempo della cottura guardato a vista e non rimandato al microonde.

Da casa sempre piĂą persone si portano il pranzo. Se poi qualcuno ha l’ardire di mettersi un microonde in ufficio ecco che i profumi indiani o cinesi invaderanno le nostre narici proletarie, allenate ai venti minuti trenta di pausa sgomitando tra i tavolini rotondi, parlando ad alta voce per farsi sentire, tra abiti scuri e cravatte, pane in cestino due fette basta, lasagne verdi dal cuore bulgaro, freddo e nervoso.

E mi sono tornati alla memoria i tormenti nel vedere gli operai di un cantiere vicino a casa mia quando ero piccolino: ognuno di loro aveva la sua vivandiera in alluminio, con il coperchio a pressione. Le mogli avevano spesso preparato sughi meravigliosi, da scaldare al fuoco pochi minuti per vedere crescere la fame e il desiderio.
Quelle vivandiere nascondevano piccoli paradisi alimentari. E ora tornano. Evviva.

[tags]gamella, vivandiera, schiscetta, baracchino, buoni pasto[/tags]


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  • 8 Commenti al post “Viva la gamella (abbasso il microonde)”

    1. d
      maggio 16th, 2006 23:26
      1

      chissĂ  che si stia ripercorrendo una strada verso il ritrovamento della ritualitĂ  dei pasti e dei loro tempi. ormai i momenti effettivi dedicati al mangiare sono l’ultimo tratto di una filiera di sincopati periodi di attesa fra file, tessere, ricerca del posto,lotta alla sopravvivenza col vassoioin mano.
      ma ritornando ai buoni pasto utilizzati per la spesa…sipuò pensareanche al risparmio?

    2. barbara
      maggio 17th, 2006 12:08
      2

      …buoni pasto appena sufficienti per una buona colazione magari a metĂ  mattina .. per il pranzo meglio il cestino da casa…o una bella passeggiata di venti minuti al primo sole di questa attesissima primavera, e perchè no, con un bel gelato ai gusti dell’infanzia nel baracchino all’angolo che non conosce turisti.

    3. Daweb
      maggio 18th, 2006 00:01
      3

      Eh eh eh… noi in ufficio ci siamo per-Messi il microonde.. altro che bar, toast e paste unte e bisunte.

      Qui la chiamiamo Gavetta e non appena si apre, in ufficio si spandono i profumi della nostra cucina tradizionale (Ligure).

      Buon appetito!

    4. PlacidaSignora
      maggio 18th, 2006 10:08
      4

      La usavo alle elementari a Torino, dove mi fermavo a pranzo (tempo pieno), e la chiamavamo “pietanziera” :-)

    5. enrico
      maggio 18th, 2006 10:56
      5

      può essere la chiamasse così anche calvino in marcovaldo? o era la vivandiera?

    6. gattasorniona
      maggio 19th, 2006 13:11
      6

      Momenti romantici, non c’è dubbio, anche se la vivandiera di solito la riempio con gli avanzi della sera prima (la mattina è impensabile che mi metta a cucinare, non ho tempo nemmeno per capire chi sono) e all’ora di pranzo in uffici senti discorsi i colleghi che dicono: «oggi si va da “Gigi il Troione” a mangiare i’ pesce!». Beh la “gamella” di pastasciutta al pomodoro fatto in casa della sera prima perde di romanticismo all’istante!

    7. PlacidaSignora
      maggio 20th, 2006 10:51
      7

      Enrico, sì! Gliela preparava Domitilla ogni mattina :-)

    8. elisa
      febbraio 29th, 2008 07:52
      8

      volevo chiedere dove posso trovarla e quanto costa sono una ragazza di trieste

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