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15/05/2006

Piedi Puliti o Arbitropoli? Se no, ciccia.

di Antonio Sofi, alle 15:44

Allo scandalo che sta sconquassando il sistema calcio italiano manca ancora un nome (qualcuno – D’Avanzo ieri su Repubblica – ha proposto “Piedi Puliti”), non certo interventi, commenti, dichiarazioni, editoriali – più o meno puntuti ed efficaci, spesso ridondanti. Anche sui blog se ne ridonda, ovviamente.

Due segnalazioni eccentriche per chi non ne avesse già abbastanza.

Zoro intervista Petrini.
Carlo PetriniIn questi giorni, con malcelata colpevole ipocrisia, vengono spesso evocati quei (pochi) personaggi che negli anni hanno provato a testimoniare le storture di un sistema che oggi si scopre corrotto. Zeman, per esempio. Aveva ragione lui, si titola. Ritardatario riconoscimento di un coraggio che solo qualche settimana fa era italianamente irriso come sciocca ostinazione alla verità, come non-saper-vivere. Un altro è Carlo Petrini, calciatore professionista negli anni 70, un decennio dopo travolto dallo scandalo del calcio-scommesse e da una pesante squalifica. In questi ultimi anni ha scritto svariati libri, non certo teneri, dedicati a mondo del calcio – il primo è Nel fango del Dio pallone. Diego Bianchi alias Zoro, più di un mese fa ovvero quando nulla era ancora iniziato, l’ha intervistato, con tanto di video. Ora, che c’è solo da sparare sulla croce rossa, lo cercano tutti.

Se no ciccia.
Un Granieri in gran forma su Apogeoline con un pezzo/recensione dal titolo Il calcio è malato, signora mia. Giuseppe riprende un libro di James Surowiecki dal titolo “The Wisdom of Crowds” che si occupa, ad un certo punto, anche del calcio italiano, e delle polemiche seguite all’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 2002. Il pezzo merita una lettura integrale, segnalo qui il passaggio in cui il punto di vista si allarga, arrivando a comprendere il funzionamento della Rete e di altri sistemi complessi, nonchè una pragmatica via d’uscita (che d’etica non siamo forse capaci):

Come sanno molti studiosi che si occupano di Rete […] per far funzionare le cose bene, producendo valore sociale (e fiducia), bisogna far fare uno scarto al ragionamento. Benchè l’obiettivo del gioco sia battere la squadra avversaria e nonostante il gioco sia imperniato sulla competizione, tutte le squadre hanno un interesse comune: assicurarsi che il gioco produca spettacolo e che sia interessante per i tifosi. È un interesse «cooperativo» che supera quello competitivo. È l’obiettivo che fa funzionare il sistema. Più il gioco piace, più è attraente, maggiori saranno gli incassi allo stadio, maggiori saranno i diritti Tv.
Il che si può riassumere nella forma semplice: più il calcio è pulito e spettacolare, più è un modello che funziona per tutti (squadre, pubblico, Federazione, Tv, ecc) perché tutti ci guadagnano. È un modello che Internet ha insegnato a tutti i progettisti di applicazioni: se la mappa degli interessi coccola tutti, l’applicazione funzionerà. Se no, ciccia.

[tags]Moggi, Piedi Puliti, Calcio, Petrini, Surowiecki[/tags]


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  • 5 Commenti al post “Piedi Puliti o Arbitropoli? Se no, ciccia.”

    1. Piero
      maggio 15th, 2006 18:25
      1

      Credo che non si possa parlare dei risultati del campionato.
      Sarà la magistratura a darci la classifica definitiva della stagine 2005/2006.
      Chiunque volesse tenersi informato sull’andamento dell’affaire Juventus può consultare e confrontarsi sul sito http://www.juveinb.com
      Saluti a tutti
      Piero De Luca

    2. PlacidaSignora
      maggio 16th, 2006 10:43
      2

      “Piedi puliti” mi pare fosse già in auge anni fa (ma non ricordo a proposito di quale dei vari scandali calcistici…)

    3. Antonio Sofi
      maggio 16th, 2006 13:31
      3

      hai ragione Mitì. Peraltro mi sembra che il termine che si sta affermando sia “calciopoli”. Una gretta evidenza empirica, i risultati di mamma google: Piedi puliti 995 risultati, Calciopoli 68.300. Ancora più gretta: la locandina de La Nazione sotto casa :)

    4. Webgol » Blog Archive » Vizi pubblici, e private virtù
      maggio 17th, 2006 16:18
      4

      […] Tra le messe (cantate) di opinioni intorno allo scandalo di Calciopoli (o come si chiamerà), si distingue Michele Serra, con un articolo pubblicato ieri su La Repubblica dal titolo “Quando crolla l’etica“: un fondo incalzante dedicato all’intelligenza pubblica in Italia, alla mancanza di un senso diffuso di etica, persino quella prosaica (che è così simile a quella logica di cooperazione nella competizione che segnalavamo due giorni fa). Enrico Bianda in “Tempo Presente”, trasmissione della secondo canale della Radio Svizzera, lo ha intervistato invitandolo a commentare il suo scritto. Ne riportiamo un pezzo, nel podcast. E la trascrizione di un passaggio, qui sotto. Le persone che sono finite nei guai in questi giorni in Italia, sono, da anni e anni, non solo molto chiacchierate, ma anche molto ammirate: […] l’abilità, la furbizia, il saper fare i propri interessi, l’aver più destrezza degli altri quando si tratta di conquistare favori. Tutto questo è visto, tutto sommato, come una virtù… […]

    5. Graziano
      ottobre 13th, 2006 12:21
      5

      Ora aspettiamo l’arbitrato del Coni e vedremo che sono tutti innocenti.
      Un classico di come vanno le cose in Italia.

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