home

Leggi gli aggiornamenti in home page

08/05/2006

In principio fu l’oca

di Antonio Sofi, alle 23:57

Un gran bell’inchiesta/reportage, quella di Sabrina Giannini, andata in onda domenica su Report: il titolo è In principio fu l’oca.

Report, In principio fu l'oca, inchiesta su l'aviaria
Report, In principio fu l'oca, inchiesta su l'aviaria
Una parte dell’inchiesta era dedicata a quella parte di psicosi aviaria indotta e immotivata – vuoi per spinte lobbistiche, vuoi per quel cortocircuito vizioso che, in un gioco di allarmistici rimandi, ha interessato, da una parte, la propensione alla notiziabilitĂ  negative del sistema mediale, e dall’altra la peculiare attenzione del pubblico verso i temi riguardanti la propria salute. Report racconta:

Telespettatori in preda alla psicosi che prima di questo telegiornale ne hanno visti tanti altri… dove i polli venivano soffocati, sotterrati, bruciati, di rado soppressi con il biossido di carbonio che evita loro la sofferenza. Non c’è da meravigliarsi se poi è passata la voglia di mangiarli?! Ha poca importanza se i pennuti trasformati in diavoli venivano massacrati in paesi lontani da noi.

A novembre dello scorso anno, in Italia, a causa del ritrovamento di alcuni migratori morti affetti dal virus dell’aviaria, lo zenith della parabola allarmistica innescata dai media e (forse) stuzzicata dalle lobby farmaceutiche. Parabola visibile e ascendente, che ha impaurito cittadini (le farmacie, in quel periodo, erano costantemente a secco di vaccino antinfluenzale, consigliato dagli esperti come misura precauzionale in grado di contenere le false positivitĂ  in situazione di pandemia diffusa), e pubbliche amministrazioni, che hanno acquistato ingenti quantitĂ  di antivirali. In una situazione di relativa non-emergenza, quando ancora forse sarebbe stato meglio allocare risorse economiche e umane in misure di prevenzione e di monitoraggio.

Ricordo che mi incuriosirono, all’epoca, le variegate modalitĂ  di definizione di un clima allarmistico – da parte di media, esperti, istituzioni. Vi dedicai qualche post, riflettendo amaramente su come percezioni eterodirette e lontane possano avere consistenti effetti di realtĂ  – spesso dalle sfumature ridicole. Come, tra gli altri, il caso dell’anatra morta e finita in padella, di cui ho scritto all’epoca. Periodo in cui bastava un piccione morto investito per far scattare l’allarme; o germani morti di vecchiaia; od oche perite per stanchezza. Perchè poi, infatti, come notava anche la Giannini nell’inchiesta, c’è stato un passo indietro generale: l’allarmismo iniziale, cupo e fintamente responsabile, traducibile in un “mettiamo-le-mani-avanti”, si è velocemente trasformato, con il crollo delle vendite che ha messo in crisi il settore avicolo, in una posticcia e untuosa rassicurazione del genere “mi-abbuffo-di-pollo-morto-in-tv”, come hanno fatto ministri, sottosegretari, associazioni, anchorman.

L’inchiesta di Report svela, con efficace linearitĂ , le contraddizioni e i pericoli insiti in una comunicazione della salute schizofrenica – che da una parte vuole la moglie ubriaca e impaurita (che magari spende i suoi soldi in farmaci dall’efficacia non del tutto verificabile), e dall’altra pretende la botte ubriaca (volumi di vendita costanti e intoccati).

Infine.
Nelle cronache di quei giorni, veniva spesso segnalato il Centro di riferimento per l’influenza aviaria di Legnaro, in provincia di Padova, dove si effettuavano i controlli approfonditi alla ricerca del virus H5N1. Segnalato oltre che per il gran lavoro, anche, per esempio, nel caso di una imbarazzante contesa au contraire per un’anatra morta, forse tra Emilia Romagna e Lombardia – siccome infetta, nessuno si alzò a pretenderne la cittadinanza volatile e onoraria. Nel centro lavora Ilaria Capua, virologa che studia il ceppo influenzale dal 1998, cui Io Donna ha dedicato sabato un ritratto.
Il motivo? Invece di tenere nel cassetto i suoi studi e le sue ricerche, e aspettare i tempi lunghi delle pubblicazioni in riviste ufficiali ed autorevoli, ha deciso di usare le Rete per condividere con i colleghi che in altre parti del mondo si stavano occupando dello stesso problema i risultati delle ricerche che svelano le sequenze genetiche del virus. Dice la Capua a Raffaele Oriani parole che suonano familiari a chi vive le dinamiche di Rete con qualche consapevolezza, basta sostituire qualche termine:

Rifiutare l’accesso alle informazioni fino a ‘pubblicazione avvenuta’ può rallentare il processo di comprensione delle dinamiche di questa epidemia. […] O l’aviaria è un’emergenza, e allora l’unico obiettivo è la lotta all’epidemia; o non lo è e allora lasciateci lavorare senza parlarne ogni giorno in tv.

[tags]Sabrina Giannini, Report, aviaria, Ilaria Capua, virus[/tags]


  • Polis in viaggio VI – Demos da desco in foies gras
  • La mia vittoria per un record
  • L’importante è partecipare?
  • Intende la dittatura di Pechino? Lo sventurato rispose «sì»

  • Lascia un commento