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02/05/2006

Quoque tu, Economist

di Antonio Sofi, alle 23:25

BiciclettaCosa di meglio per inaugurare il nuovo tema sulle (tecno)fobie, che è Рanche Рla paura delle tecnologie?

L’Economist pubblica un corposo dossier sui blog (qui due articoli).
Una cosa imponente, esagerata, fuori misura.

Niente paura per√≤. Ci pensa il Corriere Economia a risponder per le rime al settimanale economico. Edoardo Segantini, in un pezzo dal titolo “Blog, √® sbagliato farne un mito” (Corriere Economia, Luned√¨ 1 Maggio 2006), dopo aver lodato gli usi testimoniali dei blog in casi di emergenza, scrive:

Per√≤ bisogna evitare di farne un mito. Una tentazione a cui si √®, almeno in parte, lasciato elegantemente andare anche l’Economist, che sull’argomento ha pubblicato un’ampia ricognizione. Non √® chic dirlo ma la verit√† √® che, insieme al bambino bello e sano, c’√® un bel po’ di acqua sporca da gettare.

Il motivo? Spiega Segantini:

I blog sono luoghi dell’informazione in cui spesso √® molto difficile distinguere la fonte buona da quella cattiva. La competenza vera dalla cialtroneria. Non √® soltanto per difendere il nostro modello di business (e un metodo di lavoro che ha il pregio di essere verificabile) se diciamo che bisogna saper scegliere.

Un’argomentazione che √® ormai, in varie versioni, un classico.

In altri luoghi ho argomentato (il problema vero √® che si riduce il campo giornalistico alle news da ultim’ora), ora mi limito a sottolineare, seguendo il discorso sulle fonti di Segantini, che √® innegabile la difficolt√† di distinguere la fonte buona da quella cattiva. Tra i blog, ma di certo anche altrove.
Specie se la fonte non √® corazzata dall’autorevolezza dell’ufficialit√†.
Ma è esattamente questo che viene (giustamente) chiesto al giornalismo professionista. Fare questa distinzione nel modo migliore.

Il punto sono i nuovi scenari digitali in cui le fonti si moltiplicano, e diventano personali.
Per distinguere, allora, la competenza dalla cialtroneria bisogna dotarsi di nuove conoscenze tarate sui nuovi contesti.
Internet, per esempio, volendo, offre molti segnali di decifrazione della competenza. Di certo in misura maggiore della carta stampata. Molte pi√Ļ opportunit√† per capire se chi scrive √® un cialtrone o √® uno che ci capisce.
La competenza sul quotidiano √® data dall’alto, per elezione tipografica. Ci fidiamo – e la fiducia √® spesso ben riposta, per carit√†.
La competenza sulla Rete √® data per attribuzione (altrui) diffusa e condivisa, guadagnata sul campo, testata nel tempo o supportata da prove. E la non-competenza (che pure √® tanta) √® facilmente svelabile, e spesso non dura pi√Ļ di qualche giro di lancette.

Segantini conclude la sua riflessione con una botta d’orgoglio:

E’ l’esperienza che induce a credere che, anche tra i blog, i lettori sapranno distinguere quelli buoni, come gi√† fanno premiando i siti internet dei maggiori giornali del mondo. Disertando gli altri.

Se interpreto bene, non fa una grinza, è geniale nella sua inattaccabilità: anche tra i blog, i lettori sceglieranno i migliori quotidiani on line del mondo.
Come dire: anche tra le biciclette, le persone sceglieranno le migliori automobili del mondo.

Quoque tu, Economist: era cos√¨ semplice e l’hai fatta complicata.


  • Quinta di Copertina e il giornale che non vuole morire

  • 10 Commenti al post “Quoque tu, Economist”

    1. Noantri
      maggio 3rd, 2006 15:55
      1

      Ma non è la stessa cosa che succede ogni giorno con i giornali, le riviste, le trasmissioni, i bar, i ristoranti, un certo tipo di patate o broccoli?

      Con l’esperienza acquisita si impara a discernere tra quello che ci piace davvero e quello che invece – semplicemente – no.
      [Ste]

    2. antonio
      maggio 3rd, 2006 20:06
      2

      magari fosse solo un problema di piacere o meno! ;)

    3. massimo mantellini
      maggio 3rd, 2006 20:13
      3

      Segantini dice queste cose?
      Ma e’ fantastico, Antonio. Anch’io sono per differenziare la competenza dalla cialtroneria.
      Per esempio leggendo questo:
      http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=105

    4. g.g.
      maggio 4th, 2006 13:20
      4

      Secondo me si √® espresso male nella “botta di orgoglio”, ma dice una cosa sensata. Infatti se leggiamo bene dice che “come per i giornali”, anche per i blog i lettori selezioneranno le fonti in base alla reputazione.

      La cosa che omette (o non intuisce) è la portata della cosa. Con milioni di fonti le preferenze personali trovano una adeguamento che non hanno nel taglio da massa media dei giornali.

      E ancora una volta, il problema di ruolo. Non c’√® competizione tra i media informativi (che hanno il ruolo della copertura delle notizie) e la rete, che di questa copertura si nutre, approfondisce (che la divulga e ne fa da ripetitore).

      uno dei concetti pi√Ļ ostici, pare, √® proprio la “complementariet√†” :D

    5. Antonio Sofi
      maggio 5th, 2006 08:39
      5

      Beh, Giuseppe, sarebbe assai sensata se l’avesse scritta come l’hai scritta tu :)
      Ma il “se interpreto bene” era anche una mia premessa, vista l’ambiguit√† di quel “come”.

      Quanto all’approccio, difficile ma onesto, della complementariet√†, ne sono un fautore da sempre. E’ peraltro esattamente la direzione verso la quale si sta allargando il campo giornalistico – trovando nuove forme di rimediazione, da una parte e dall’altra.

      E, aggiungerei, oltre all’approfondimento prodotto dalla blogosfera (orizzontale e verticale) il punto √® il ruolo dei blog in quanto fonti, e non solo per i lettori chiamati a scegliere, ma proprio all’interno del processo di costruzione della notizia “giornalistica”. Questo comporta la costruzione di un in parte nuovo bagaglio di criteri e di conoscenze – proprio per valutare efficacemente una reputazione che non sempre si adatta a criteri tradizionali.

    6. Roberto Zarriello
      maggio 5th, 2006 09:04
      6

      Nn √® possbile che un giornalista, capo redattore dell’inserto economico del Corriere confonda un blog con una testata giornalistica. Parlare male dei colleghi non √® certo mia abitudine e nn vorrei mai farlo, ma certe cose nn possono passare inosservate.
      E’ grave, davvero grave. Dedicare un pezzo con tanto di titolo ad effetto ad un argomento che, evidentemente, non si conosce in modo approfondito √® l’anticamera di questo mestiere. Concordo con Antonio e mi auguro che la classe giornalsitica, in genere, capisca (almeno quelli che non l’hanno ancora fatto)che Internet ha cambiato il modo di fare giornalsimo. E i blog di informazione, quelli di qualit√†, daranno un’ulteriore accellerata a questo cambiamento.
      Fermo restando che il problema delle fonti √® un problema serio che, su Internet e non solo, va analizzato con cura e senso critico.Il mio parere √® che la ‘grande rete’ spaventa anche perch√® potrebbe stravolgere alcune regole e consuetudini…Ma questa √® un’altra storia.

    7. MassimoSdC
      maggio 5th, 2006 15:08
      7

      Continuo a stupirmi (beata mia innocenza) dell’insensatezza di alcuni (s)ragionamenti sulla presunta competenza di alcuni e sulla cialtronaggine (altrettanto presunta) di altri.

      Voglio dire che √® impossibile esprimere giudizi di competenza su un qualsiasi argomento se chi giudica non ha a sua volta una certa competenza dell’argomento in questione.

      La faciloneria in base alla quale si tende a voler distribuire oggettive competenze specifiche trascura l’evidenza dell’importanza di un lettore che, consapevole dei limiti delle proprie conoscenze, si fa continuamente carico di verificare il senso e la veridicit√† di ci√≤ che legge. Se invece non esiste il lettore competente, qualsiasi attribuzione di competenza (o di “autorevolezza”) non √® solo inutile, ma molto pericolosa. E non solo sul Net, tantomeno sui Blog.

      cari saluti

    8. Reporters
      maggio 9th, 2006 08:47
      8

      La (non) differenza fra blog e mainstream media…

      Sapete quelle cose che tenete da parte come il vino buono alle nozze di Cana? Per esempio questo post di Antonio Sofi, scritto il 2 maggio, sui blog, sull’Economist e sul Corriere della Sera? D’accordissimo sulla tesi che il problema…

    9. eugenio
      luglio 28th, 2006 00:09
      9

      ‚Äújournalism won’t be a sermon any more, it will be a conversation.‚ÄĚ Sabeer Bhatia.

      E se la verita’ fosse solo questa?

    10. altrInformazione - La spremuta sempre fresca di informazione libera » Reporters » May 2006
      gennaio 23rd, 2007 21:05
      10

      […] Sapete quelle cose che tenete da parte come il vino buono alle nozze di Cana? Per esempio questo post di Antonio Sofi, scritto il 2 maggio, sui blog, sull’Economist e sul Corriere della Sera? D’accordissimo sulla tesi che il problema della credibilit√ɬ† e della selezione dei blog esista ma che, allo stesso modo, esista anche per i mass media tradizionali, che non possono essere affidabili per una petizione di principio (per me, giornalista, √ɬ® stato divertente ma soprattutto amaro leggere oggi, per esempio, l’articolo su Ciccsoft sulle intercettazioni telefoniche di Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto e compagnia: certo, sono il segnale di un malcostume nel calcio ma, se tutto fosse come √ɬ® stato scritto da  Notuno, un po’ pi√ɬĻ di precisione da parte dei grandi giornali tradizionali non avrebbe fatto male). […]

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