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Post scritti nel maggio, 2006

31/05/2006

Cultura pop e Anni ‘80. Popolare e di qualità.

di Enrico Bianda, alle 07:47

cultura pop e anni '80
cultura pop e anni '80
Una settimana dedicata alla cultura pop guardando agli anni 80. Facile. Difficile. Romantico. Retorico. Passatista. Inutile. Utile. Tenero. Divertente. Allegro. Feticista. […] Si prova a far passare un’emozione, e anche a capire che cosa è restato. In origine, e fino a venerdì di mattina presto, sulla Rtsi. Più sotto una pillola in podcast.

Pillola numero due.
[…]Raccontare la cultura pop negli anni 80 significa fare i conti con il confronto scontro tra individualismo edonista e messa in scena della dimensione intima dell’individuo.

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30/05/2006

Cultura pop e Anni ’80. Morrissey e la precisione dalla cameretta

di Enrico Bianda, alle 17:07

cultura pop e anni '80
cultura pop e anni '80
Una settimana dedicata alla cultura pop guardando agli anni 80. Facile. Difficile. Romantico. Retorico. Passatista. Inutile. Utile. Tenero. Divertente. Allegro. Feticista. Quattro nomi: Morrissey, Paul Weller, Paddy McAloon e David Byrne. In ordine sparso. E Arbitrario. Chi prima chi a seguire. Poi: Jay McInerney, Brett Eston Ellis e David Leawitt. Da noi PV Tondelli. E le voci in diretta di Matteo B. Bianchi e Alberto Campo. Si prova a far passare un’emozione, e anche a capire che cosa è restato. In origine, e fino a venerdì di mattina presto, sulla Rtsi. Più sotto una pillola in podcast.

Pillola numero uno.
[…] e allora si parte con una conversazione con Matteo B. Bianchi

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29/05/2006

Blog e giornalismo (millesimo post sull’argomento)

di Antonio Sofi, alle 19:35

Quanto all’incontro tenutosi venerdì scorso a Roma, nella miscelata sede della FNSI, segnalo un piccolo resoconto che ho scritto per Apogeonline, dal titolo marxiano o marxista “Un nuovo lettore si aggira per il web“. Un colpo alle citazioni dei relatori, uno al fil rouge della mattinata, il lettore che c’è e non c’è, brachettianamente scompare e torna produttore, poi financo editore – quando sovvenziona con l’attenzione le fonti di cui si fida e che sceglie.
Sull’incontro hanno scritto altri: Mantellini (1, 2), Granieri (1), Svaroschi (1), Smeerch (1). Forse qualcun’altro su Technorati.

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23/05/2006

Con i blog, tutti giornalisti? Un incontro a Roma

di Antonio Sofi, alle 23:14

Venerdì 26 Maggio, a Roma, in via Vittorio Emanuele 349, alle 10,30, si terrà un incontro organizzato da Fnsi e Lsdi dal titolo “Tutti giornalisti? Il giornalismo professionale fra blog, aggregatori e industria dei contenuti“.

L’incontro – scrivono gli organizzatori – mette di fronte il mondo del giornalismo professionale, quello della cultura e della pratica digitale e quello dell’ Università e della ricerca.

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22/05/2006

Il tasto dell’iPod

di Antonio Sofi, alle 16:36

L’ultima pagina di Io Donna, settimanale del Corriere della Sera, propone ogni settimana un questionario-intervista ad un ospite – “liberamente ispirato al famoso gioco di Marcel Proust”. Scorso sabato, ospite della rubrica, il bravissimo Gabriele Romagnoli (sul web c’è il suo Navi in Bottiglia).

Segnalo la fulminante risposta ad una delle ultime classiche domande.

Come vorrebbe morire?
Tenuto per mano da una nipotina molto piccola, che non capisce cosa sta accadendo e continua a schiacciarmi il tasto dell’iPod.

20/05/2006

Copiate pure, ma da 20 fonti diverse e in modo trasparente

di Antonio Sofi, alle 21:13

Alcune curiose coincidenze tematiche, che forse meritano qualche riflessione senza troppe pretese.
Coincidenze che riguardano la didattica e i blog e il web.
Nonchè le tecnologie, e le preoccupazioni e le opportunità ad esse correlate.

Martedì 16 Maggio 2006, su La Stampa, esce un articolo a firma di Anna Masera dal titolo “Generazione copia e incolla“. La questione è, come si intuisce, vecchia e nuova allo stesso tempo: gli studenti hanno sempre copiato – da enciclopedie, libri, riviste, bignami – nell’obiettivo, spesso raggiunto perchè l’esame fa lo studente furbo, di studiar meno e far fessi i docenti. Copiando e incollando in modalità analogica.

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19/05/2006

Invasioni tecnologiche (un po’ nascoste)

di Antonio Sofi, alle 10:26

Questo pomeriggio farò un salto a Pisa.
Dalle 15 alle 18, alla stazione Leopolda, all’interno di una iniziativa organizzata da Telecom dal titolo “Invasioni tecnologiche”, si terrà un incontro suLa rivoluzione di Internet e dei nuovi media. Interverranno: Robert Cailliau, Leonardo Chiariglione, Derrick de Kerckhove, Paolo Ferri, Giuseppe Granieri, Mark Pesce, Oreste Signore.

Il programma della tre giorni è davvero ricco e di grande qualità, e avrebbe forse meritato miglior comunicazione. Che è stata, invece, come scrive anche uno dei conferenzieri, un po’ low profile. Per quello che ho potuto tracciare io, ha prodotto una scarna paginetta su internet, tre pagine dedicate da Repubblica qualche giorno fa con varie interviste, e oggi un richiamino su Panorama.

17/05/2006

Vizi pubblici, e private virtù

di Webgol, alle 16:18

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Tra le messe (cantate) di opinioni intorno allo scandalo di Calciopoli (o come si chiamerà), si distingue Michele Serra, con un articolo pubblicato ieri su La Repubblica dal titolo “Quando crolla l’etica“: un fondo incalzante dedicato all’intelligenza pubblica in Italia, alla mancanza di un senso diffuso di etica, persino quella prosaica (che è così simile a quella logica di cooperazione nella competizione che segnalavamo due giorni fa). Enrico Bianda in “Tempo Presente”, trasmissione della secondo canale della Radio Svizzera, lo ha intervistato invitandolo a commentare il suo scritto. Ne riportiamo un pezzo, nel podcast. E la trascrizione di un passaggio, qui sotto.

Le persone che sono finite nei guai in questi giorni in Italia, sono, da anni e anni, non solo molto chiacchierate, ma anche molto ammirate: […] l’abilità, la furbizia, il saper fare i propri interessi, l’aver più destrezza degli altri quando si tratta di conquistare favori. Tutto questo è visto, tutto sommato, come una virtù…

16/05/2006

Viva la gamella (abbasso il microonde)

di Enrico Bianda, alle 19:50

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schiscetta o vivandiera o gamella...
schiscetta o vivandiera o gamella...
I buoni pasto, diffusissimi soprattutto tra i dipendenti pubblici sono materia interessante che ci aiutano a comprendere una trasformazione che ci passa sotto agli occhi e tra i denti che forse nemmeno ce ne accorgiamo. Si usano per fare la spesa. E non per mangiare.

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15/05/2006

Piedi Puliti o Arbitropoli? Se no, ciccia.

di Antonio Sofi, alle 15:44

Allo scandalo che sta sconquassando il sistema calcio italiano manca ancora un nome (qualcuno – D’Avanzo ieri su Repubblica – ha proposto “Piedi Puliti”), non certo interventi, commenti, dichiarazioni, editoriali – più o meno puntuti ed efficaci, spesso ridondanti. Anche sui blog se ne ridonda, ovviamente.

Due segnalazioni eccentriche per chi non ne avesse già abbastanza.

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15/05/2006

Scripta volant, podcast manent

di Antonio Sofi, alle 14:57

Luca Conti mi aveva chiesto un intervento audio riguardante Quinta di Copertina per Scripta Volant, una tre incontri dedicati ad approfondire le tematiche della rete in relazione all’informazione, ai blog e alle radio online.

Lo scorso venerdì, dedicata all’informazione, ho provato a seguire i lavori attraverso un canale audio/video di stickam (davvero notevole) ma pare che, per problemi audio, dal vivo si sia sentito più o meno come le registrazioni al contrario di certi dischi rock degli anni ’70.

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15/05/2006

No comment

di Antonio Sofi, alle 14:06

Così Massimo Cacciari, intervistato da Repubblica a margine della non bellissima (eufemismo, e da qualsiasi parte la si guardi) vicenda della pubblicazione del Gazzettino della foto del bimbo mai nato di Jennifer, la ragazza di 20 anni incinta di nove mesi e brutalmente uccisa (segnalo il post di Carlo Felice Della Pasqua, redattore del Gazzettino e membro del comitato di redazione che ha contestato la pubblicazione); e peraltro parlando d’altro (della condizione delle donne):

Repubblica: Di chi è la colpa? Della tivù? Dei giornali?
Cacciari: Sì, assistiamo ad un imbarbarimento, a un dilagare della pornografia, il messaggio mediatico e pubblicitario dominante è quello della donna oggetto dei piaceri altrui. Serve un mea culpa generale, della scuola, dei giornali, della televisione. Per non parlare del web.
R: – La barbarie viaggia in rete?
C: – Su Internet c’è una montagna di spazzatura a portata di mouse. E la cosa peggiore è che a navigare sono bambini di dieci anni. I miei amici mi raccontano che i loro figli aprono dei siti inauditi, c’è una invadenza del web che spara merda a 360 gradi.

[tags]Gazzettino, Cacciari[/tags]

11/05/2006

Il cantico di Rumiz

di Enrico Bianda, alle 20:50

“Spargi la voce sul tuo blog che faccio a piedi il viaggio di San Francesco”

Non una voce dall’alto dei cieli, e nemmeno un cespuglio che prende fuoco all’improvviso.
Ma un sms, a colmare quella sensazione di attesa per un nuovo viaggio estivo del maestro di narrazioni Paolo Rumiz. Fedeli come sempre, animati da una sana e quasi infantile ammirazione mista ad invidia, arriva all’improvviso (dopo qualche indiscrezione serbata gelosamente) la comunicazione amichevole dell’imminente partenza, e della destinazione metafisica: ripercorrere a piedi, lentamente e faticando, le vie del frate icona, dell’uomo della fratellanza e della sostenibilità primigenia. Francesco.

Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese. Vedremo, leggeremo e, non ce ne voglia il Maestro, commenteremo.

[tags]Paolo Rumiz, San Francesco[/tags]

09/05/2006

Lost in Lost

di Enrico Bianda, alle 18:42

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Lost
Lost
Forse siamo tutti studiosi fini fini di qualche disciplina scatologica, guardo al talmud ebraico e invece il lunedì sera sdraio il mio corpo stanco sul tappeto davanti alla televisione che vira pericolosamente al viola quando è stanco. Guardo Lost, stringo le labbra e vibro le orecchie, gli occhioni sbrilluccicano al solo pensiero di perdermi su un’isola deserta in mezzo al pacifico, con, nell’ordine:
– psicopatici invisibili che mi rapiscono le donne incinta
– nevrotici stressati con un rene solo che si baloccano con coltellacci da paura

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09/05/2006

Un mullet tira l’altro

di Antonio Sofi, alle 16:36

mullet.jpg Poche cose come il tipo di capigliatura assurgono a fattore distintivo di un’epoca: molto più degli abiti (che, prima o poi, ritornano, sotto forma di costosissimo vintage), molto più dell’architettura o delle canzoni (che ritornano anche loro, copiate). Ma la capigliatura no, quella non mente.
La capigliatura è la concretizzazione visibile (la si indossa, la si porta addosso) di una serie di mediazioni socioculturali complicatissime e trasversali in equilibrio tra accettabilità, riconoscibilità e devianza sociale: il sentimento di una stagione, spesso irripetibile, tradotto in capelli (non lo dite ai parrucchieri).
Con una forte valenza identitaria, tanto da diventar, spesso, sineddoche, una parte per il tutto: pensare a “i capelloni” degli anni ’60, gli skin head, o i rasta.

Poi ci sono i mullet. Che sono tutt’altra cosa.

Il mio primo mullet lo intravidi più di una dozzina di anni fa.
Ad Hampstead, ridente località britannica nota per aver dato i natali ad A.A. Milne, creatore di Winnie The Pooh (da cui, credo, l’italico gruppo – tra l’altro mullet anch’essi: tutto torna) tra torpidi approcci alle ragazzine svedesi e caramelle gommose trafugate con destrezza negli store.
Me lo fece notare un mio amico inglese, con lo stessa accortezza che si userebbe nell’indicare l’ultimo esemplare vivente di upupa imperiale: voce bassa e movimenti controllati, altrimenti scappa via.
Un esemplare meraviglioso, nel suo genere.
Sopra capelli a spazzola, corti, normali, e poi, sotto, lunghi, giù fin sulle spalle.
Sopra corti, sotto lunghi. Facile.

Un virus tricotico trasversale ai generi (sostanzialmente unisex), all’età (viste intere famiglie mullet, bimbo massimo treenne compreso: un’esperienza da far tremare i polsi, che non consiglio a nessuno), alle classi sociali, dalle origini ancora oscure alla scienza positivista (perché? PERCHE’?).

Quell’estate la passammo cercando mullet in mezzo alla gente.
Tanto tempo dopo scoprii, per caso, di non essere il solo affascinato da questi strani esseri a capigliatura dissonante. Come si legge su uno dei tanti siti a loro dedicati (il più famoso è mulletsgalore e merita un’attenta consultazione) dire che i mullet sono semplice capigliatura è rimanere alla superficie del fenomeno: the mullet is a way of life, it is a state of mind, it is every person who wears it.

Io vi avverto, fate attenzione con i mullet: provocano dipendenza.

(Antonio Sofi, 14/06/2003)