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26/04/2006

Il giorno dopo delle elezioni

di Antonio Sofi, alle 00:49

Chiudiamo con questo post il tema “polis” (politica + città).

Chiudiamo senza una vera chiusura.
Ci siamo occupati, più o meno, delle elezioni politiche appena concluse.
Appena concluse? Non sembra, in realtà.

waiting for, foto di gianni D
waiting for, foto di gianni D
Il bello delle elezioni, se uno ce n’è – lo dico sempre, visto che mi capita anche di lavorarci – è che prima o poi finiscono.
Rispetto ad altri processi sociali, dai confini temporali inevitabilmente indefiniti, le elezioni una conclusione ce l’hanno – o almeno dovrebbero averla. Una conclusione è sempre, in un certo senso, consolante. Si chiudono le urne, finisce la campagna elettorale, si contano i voti, qualcuno (più o meno) vince e qualcuno (più o meno) perde. Ah, sospiro di sollievo.
Eppure non è sempre così. E le elezioni non si chiudono più automaticamente alla chiusura delle urne. Credo non sia più così dalla campagna presidenziale americana del 2000. Lì la questione non si chiuse con il giorno delle elezioni. Continuò, per 35 lunghissimi giorni. Il divario dei voti nello stato decisivo della Florida era minimo, c’erano state segnalazioni di brogli, c’era la famosa butterfly ballot (che broglio non era ma furbo escamotage) e Al Gore, candidato democratico, che pure aveva chiamato di notte George W. Bush per concedergli la vittoria, la mattina dopo ci ripensò e aprì un lungo capitolo di contestazioni e riconteggi che terminò solo con una pronuncia della Corte Suprema americana. 35 giorni dopo, la Florida venne assegnata a Bush per poco più di 500 (cinquecento) voti. 35 giorni dopo, 536 voti.
Ecco spiegato, con i fatti, l’importanza che può avere una concession speech (o una telefonata). Dello sconfitto al vincitore. E anche, ovviamente, il negarla.

Al di là dell’informalità del gesto, la concessione pubblica della vittoria di fatto chiude il momento elettorale, interrompendo tutte le possibili impugnazioni. Gore non lo fece, ed entrarono in campo i legulei, sciami di avvocati, controllori dei controllori, e via dicendo. La concession speech non è solo fair play, buona educazione istituzionale. E’ forse, anche, più latamente, un gesto di generosità, la stretta di mano che evita di adire alle vie legali – cosa sempre possibile, un diritto indiscutibile, ma anche un piccolo strappo alla convivenza civile, e politica, in questo caso.

Ma forse, soprattutto, la concessione della vittoria è uno di quegli atti performativi studiati da Austin – parole sì, ma parole speciali, magiche, che producono un effetto nel mondo reale. Come “ti prendo in sposo/a” fa di due persone marito e moglie, “ti concedo la vittoria” la concede veramente.

waiting for, foto di Gianni D.
waiting for, foto di Gianni D.
Ed è esattamente quello che non è successo alla fine di queste elezioni italiane.
La cui (non)conclusione è iniziata con lo strappo del centrosinistra durante la notte delle elezioni, con l’autoattribuzione della vittoria mentre il senato era ancora in bilico, ed è continuata con tentativi piuttosto maldestri e infondati del centrodestra di evocare brogli, riconteggi, irregolarità più o meno gravi.

La inaspettata vicinanza tra le due coalizioni alla Camera, meno di 25000 voti, non è una giustificazione. La (brutta) legge che abbiamo ora non dice “con meno di 50000 voti di scarto, il risultato non è valido, o è contestabile”, ma che il premio di maggioranza è attribuito alla coalizione che ottiene un voto in più di un’altra.

E allora? Perchè il centro destra continua, pur dopo la proclamazione degli eletti confermata dalla Cassazione, a non voler attribuire la vittoria, seppur risicata e perigliosa, al centro-sinistra? Forse c’è stata, all’inizio, l’incapacità di perdere, un tentennante senso delle istituzioni, eppure credo che ormai sia diventata una sorta di strategia del limbo. Una strategia insieme comunicativa e politica.

Non concedere la vittoria vuol dire non chiudere del tutto il periodo di campagna, di fatto trasformando la teoria della campagna permanente in concreta pratica. Non chiudere la campagna elettorale vuol dire anche non deporre del tutto le armi della propaganda, della contrapposizione muro contro muro. Contrapposizione che è diventata la tattica predominante (non sempre del tutto giustificata) di situazioni di bipolarismo.

“Sembra che il centro-sinistra non abbia vinto”, è una affermazione che ho sentito da molti, che probabilmente sintetizza e rispecchia un tratto del clima da limbo indotto dalla mancata telefonata. Una situazione di limbo non è rassicurante. Per i cittadini, per le imprese, per le istituzioni. Che fine farà la famigerata, sempre evocata, luna di miele del governo entrante? Luna di fiele, forse.

E così, il giorno dopo le elezioni, questa volta, non è stato l’enorme sospiro di sollievo che risultati certi provocano. Per motivi diversi; da una parte e dall’altra.
Purtroppo, nessuna quiete dopo la tempesta.

[Le foto sono tratte da un bellissimo set di foto di Gianni Dominici, dedicato proprio alla notte delle elezioni, e all’attesa dei risultati]

[tags]elezioni, elezioni2006[/tags]


  • Elezioni Usa 2008. Un questionario e una conferenza.
  • Vitamine?!
  • La legge di Pasquino (non il politologo)
  • Liveblog from SWG. Pomeriggio di presentazioni.

  • 2 Commenti al post “Il giorno dopo delle elezioni”

    1. OrlandoFurioso
      aprile 27th, 2006 13:58
      1

      Antonio secondo me la strageia del limbo è volta esclusivamente alla tutela degli interessi di Berlusconi che potrà sentirsi ‘legittimato’ ad urlare all’attentato comunista appena il centrosinistra approverà una nuova legge sul conflitto d’interesse.
      Trovo questa situazione indecente, costringendomi quasi a legittimare le molte idiozie sparate sull’ex Presidente del Consiglio. Alla fine allora aveva ragione chi definiva Berlusconi un soggetto antidemocratico che mira esclusivamente al proprio tornaconto personale.

    2. Fabiola
      maggio 1st, 2006 16:24
      2

      proprio quello che mi serviva per il mio compito sulle elezioni politiche non conclusesi.è tutto assurdo, meglio astenersene completamente…

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