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10/04/2006

Mi considero un citizen journalist (e costruisco ponti)

di Antonio Sofi, alle 13:37

Per passare il tempo prima dei primi exit-poll, voglio lasciar traccia di una bella intervista scovata sabato scorso su Io Donna, settimanale del Corriere della Sera.
E’ una intervista (a cura di Anna Momigliano) a Hossein Derakhshan, noto blogger iraniano. Hossein, agli inizi di febbraio di quest’anno, decide di andare a far visita ad una sua amica in Israele, blogger e giornalista, e racconta tutto il viaggio, certamente inusuale per un persiano, sul suo blog. Una piccola missione contro grandi pregiudizi (da una parte e dall’altra). Mi hanno molto colpito alcuni passaggi, molto lucidi, del’intervista, che riporto qui sotto (grassetti miei):

Hossein Derakhsan
Hossein Derakhsan
D:- Perchè ha scelto proprio il blog come mezzo di comunicazione? Scommetto che molti giornali sarebbero stati interessati al reportage di un iraniano a Tel Aviv…
R:- Mi è capitato di collaborare con qualche testata europea, come The Guardian e Die Zeit, ma il blog è un mezzo perfeto per raggiungere una platea piĂą vasta in tutto il mondo. Mi considero un citizen journalist. Voi avete un’espressione simile in italiano?
D:- Non mi risulta. Di che si tratta?
R:- Il citizen journalist è un privato cittadino che però svolge alcune ricerche da giornalista. Per esempio io cerco di raccogliere testimonianze, informazioni che poi riporto sul mio blog. Lo faccio a titolo personale, senza attenermi alle regole di imparzialitĂ  che un giornalista vero dovrebbe seguire. […]
D:- Quando si conoscono bene le persone si perde un po’ di imparzialitĂ  ma si guadagna in profonditĂ .
R:- Appunto (ride). Il mio obiettivo principale è fermare il processo di disumanizzazione reciproca che si sta sviluppando tra israeliani e palestinesi. Credo che quando un popolo vede l’altro come “non umano” si creano le basi per permettere ai governi di cominciare un conflitto. In questo senso i blog sono un buon mezzo per dar voce a gente comune e dire basta al pericolo.

Seguivo Hossein da un po’, e sempre per amor del copia&incolla e per tener traccia del giĂ  scritto, riporto una considerazione pubblicata in un articolo uscito nel numero di Marzo di Monthly Vision, che provava a trattare il fenomeno dei blog tra Usa e Italia. Le mie considerazioni prendevano le mosse da un intervento del blogger iraniano a Les Blogs 2005 dal titolo: Weblogestan: how blogs are affecting Iran.

[…] Hossein Derakhshan, un blogger persiano, ha proposto tre modelli attraverso cui i blog possono comunicare tra culture: il modello “bar”, quello “finestra” e quello “ponte”.
Il modello bar sono luoghi di compresenza e di dialogo tra appartenenti a nazioni e culture diverse (alcuni blog tematici, nonché altri strumenti quali chat, e mailing list).
Il modello finestra permette di “guardare” dentro un’altra cultura, senza però possibilitĂ  di interazione. Sono in fondo finestre quasi tutti i blog “personali” sulla Rete, in quanto luoghi in cui è in scena la vita quotidiana così come avviene in un dato contesto sociale e geografico. Il problema, in questo modello, ritorna ad essere centrale la barriera linguistica. Affacciandomi alla finestra dei blog estoni, per fare un esempio, sentirei parlare nella complicatissima lingua baltica, e difficilmente capirei alcunchĂ©. A meno che qualcuno non si prenda la briga di farmi da traduttore.
Ed è infatti il “bridge blogging” il modello piĂą interessante: blog “ibridi”, spesso curati da persone che per ragioni di lavoro o personali si trovano a cavallo tra due culture (un’italiana in Egitto, un americano in Italia), e che, piĂą o meno consapevolmente, funzionano come ponti tra contesti, linguaggi e sensibilitĂ , portando da una parte all’altra del mondo contenuti, tematiche, valori. Arricchendo, per continuare con la metafora del ponte, le due sponde del fiume.

La mia facile conclusione: il citizen journalism ha senso non quando scimmiotta il giornalismo tradizionale, ma quando costruisce ponti (tra culture, tra punti di vista, tra diverse sensibilitĂ ) attraverso il cemento di una intimitĂ  e di una fiducia personale che il blog come strumento di comunicazione intrinsecamente favorisce.


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