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16/01/2006

Bufala Bill, la sindrome della nonnina e altre storie

di Antonio Sofi, alle 17:32

Il post è lunghetto, mettetevi comodi.

Parto da un altro post, quello di Daniele Lombardi su New Media (il blog didattico del corso di New Media tenuto da Daniele Vernon all’Universit√† di Firenze, ospitato su queste pagine).

Daniele Lombardi, che ha un suo blog, racconta di una storia esemplare di misunderstanding (eufemismo) a cavallo tra internet e carta stampata, tra bufale e verità.

Ecco la storia come la racconta lui:

Scherzando qualche giorno fa sul mio blog ho infatti pubblicato un post che anticipava delle clamorose rivelazioni sul nuovo disco di Francesco De Gregori di prossima uscita.

Tutto inventato da me naturalmente, anche se la bufala era piena di “uovi di pasqua” che avrebbero dovuto far rizzare le orecchie ad un attento lettore.

Il tutto era infatti un gioco per vedere se qualcuno riusciva a scoprire le citazioni che avevo nascosto fra i testi spacciati come le nuove canzoni di De Gregori.

Una innocente burla telematica, fra l’altro smentita dopo appena 24 ore sempre dal sottoscritto.

Tutto sembra finire lì.
Senonch√® ieri, domenica mattina, scopro che l’Unione Sarda, giornale regionale della sardegna, ha pubblicato un articolo nella pagina degli spettacoli copia-incollando in modo spudorato il mio post e facendone uno “scoop”, senza ovviamente citarne la fonte.

Una piccola storia, in fondo innocua, che ci racconta per√≤ qualcosa su giornalismo e dintorni, quantomeno dal mio punto di vista (e anticipo una serie di post che ho intenzione di scrivere nei prossimi giorni in occasione dell’uscita di un mio piccolo scritto sul tema).

Di chi sono le bufale?
Le “bufale” o inesattezze o inattendibilit√† (come volete chiamarle) non solo preesistono alla rete ma, soprattutto, non ne sono, di internet, una caratteristica strutturale.

Il riferimento al recente articolo di Umberto Eco su L’espresso √® voluto, e sul pezzo del semiologo alessandrino, dal titolo “Come copiare da Internet” mi soffermo brevemente.

L’errore dell’analisi di Eco (che gli permette per√≤ di usare la sua ironia, proponendo come compito in classe la confutazione delle informazioni inattendibili pubblicate sulla rete), sta, a mio parere in questa frase, che riporto di seguito (grassetto mio):

Il caso di Wikipedia è peraltro poco preoccupante rispetto a un altro dei problemi cruciali di Internet. Accanto a siti attendibilissimi fatti da persone competenti esistono in linea siti del tutto fasulli, elaborati da pasticcioni, squilibrati o addirittura da criminal nazisti, e non tutti gli utenti del Web sono capaci di stabilire se a un sito bisogna dare fiducia o meno.

Una nuova fiducia
Il punto √®, guarda un po’ chi si rivede, la benedetta fiducia.

Ma anche, un po’ pi√Ļ trasversalmente, il fatto che non √® corretto comparare due ambienti mediali (banalizzo: media tradizionali e rete) che, dal punto di vista della produzione e della fruizione informativa, hanno dinamiche incomparabili.

Ai primi la fiducia (peraltro calante) √® data quasi di default, ovvero si ha fiducia nel fatto che i meccanismi di controllo redazionale da una parte e di metodo e deontologia giornalistica dall’altra portino alla pubblicazione di notizie che tendono verso l’obiettivit√† (senza voler entrare in dettagli filosofici). Le notizie pubblicate dovrebbero essere state adeguatamente validate da un controllo incrociato delle fonti, per esempio.

Alla rete questo tipo di fiducia non solo non si può dare, ma è anche saggio non darla Рperchè ha natura aperta e decentrata, e, appunto, tutti ormai, grazie a strumenti quali i blog, possono pubblicarvi.

Cosa ne deriva, allora?
Che la rete è strutturalmente, geneticamente portatrice di bufale? No di certo.
Semmai ne consegue che √® necessario attivare nuovi meccanismi di attribuzione della fiducia che non sono quelli automatici concessi ai media tradizionali, ma nuovi, e, forse, pi√Ļ complessi.

Maggiore cultura digitale (e responsabilità)
Ritorniamo ad un mio (ma non solo mio, ovviamente) cavallo di battaglia: la necessit√† di una maggiore cultura (conoscenza, consapevolezza) delle logiche dei nuovi media. Cultura che si crea con il tempo, e con un uso saggio e partecipato della rete, ma che andrebbe anche un po’ stimolata (e in questo l’esercitazione di Eco mi sembra un’ottima idea, verificando anche io come grazie al combinato disposto di tesine universitarie e google succeda di tutto di pi√Ļ).

Banalizzando, io leggo il fatto che “non tutti gli utenti del Web sono capaci di stabilire se a un sito bisogna dare fiducia o meno” come un problema di mancate reciprocit√†: la prima, √® che chi scrive sul web, sempre che voglia muoversi nel campo allargato dell’informazione (e non √® certo necessario), deve essere consapevole che quanto scrive, se non corretto, pu√≤ avere degli effetti, pi√Ļ o meno importanti o negativi, su chi legge; la seconda, √® che chi legge (gli utenti del Web) devono imparare a trattare l’informazione che trovano sui siti personali con una particolare accortezza – maneggiarla con cura, si potrebbe dire.

Questo non √® un deprezzamento della qualit√† dell’informazione veicolata dai siti personali, figuriamoci, quanto l’inevitabile costo cognitivo per l’attivazione di quel doppio legame fiduciario di cui scrivevo un po’ di tempo fa, insieme ad Enrico, su Problemi dell’Informazione.

Una fiducia, insomma, che non pu√≤ essere automatica, data per l’autorevolezza della testata o per bont√† divina, ma tarata attentamente sulla singola persona, sulla reputazione che ha sul web, sulla discussione che ingenera nei commenti o altrove, sulla storia raccontata dai suoi archivi, sullo stile di scrittura, su segnali e meta-segnali vari: tutte cose che sono a portata di click per un “utente del Web” accorto e consapevole.

La sindrome della nonnina.
Bisogna, a mio parere fare, passi avanti e passi indietro, da ambo le parti.
Dalla parte della scrittura e della lettura, della produzione e della fruizione informativa.

Per esempio, nel caso specifico della bufala del disco di De Gregori, se pure non si vuole fare lo sforzo di provare ad attivare questo complicato doppio legame fiduciario attraverso dinamiche di rete (anche perch√®, nella mia declinazione, √® un legame che si sviluppa nel tempo), ci sono modi pi√Ļ tradizionali e efficaci per verificare l’attendibilit√† di una fonte e di una notizia.
Per esempio, dovendone scrivere un articolo su un quotidiano avrei di sicuro cercato di contattare l’autore.
Semplice, semplice.

Perchè non è stato fatto?
E di chi è colpa?
Di Daniele che ha scritto un post goliardico sul suo blog? Mi vergognerei a pensarlo (diverso sarebbe, per esempio, se l’avesse mandato come comunicato stampa ai giornali – l√¨ c’era il dolo). E se questo stesso post (faccio per dire, √® solo un esempio per richiamare all’articolo di Eco) fosse stato inserito in una tesina universitaria dedicata a De Gregori?

Sono due problemi di metodo, che si intersecano.
Metodo giornalistico, e metodo di ricerca.
Che devono essere in parte ripensati allorch√® si confrontano con un contesto mediale relativamente nuovo, e, perdipi√Ļ, in continuo mutamento.

Di certo, per√≤, non √® colpa della Rete, che ha logiche e dinamiche peculiari che vanno comprese, conosciute e condivise (nonch√® ibridate con vecchi trucchi del mestiere – il double check – che non passano mai di moda), senza pretendere che siano comparabili con altre logiche e dinamiche – quali quelle dei media tradizionali da una parte e dei manuali scientifici con tanto di note ed editore dall’altra.

Altrimenti si finisce come in quell’aneddoto in voga nel campo degli studi sui media. Nel quale, per spiegare, spesso con un sorrisino di superiorit√†, l’incapacit√† di alcuni, all’epoca della prima diffusione della tv nelle case, a capire il mezzo televisivo, si racconta della nonnina che rispondeva, per educazione, al buongiorno del conduttore.

Mutatis mutandis, c’√® ancora chi fa lo stesso, con la Rete – poi accusando la Rete stessa di, maleducata com’√®, non rispondere al saluto.


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  • 13 Commenti al post “Bufala Bill, la sindrome della nonnina e altre storie”

    1. Daniele Vernon
      gennaio 16th, 2006 19:31
      1

      Ok. Il problema non nasce con la Rete. Ma sulla Rete si moltiplica proprio perché tramite la Rete possiamo accedere ad una quantità notevolmente superiore di informazioni.
      Ma proprio il numero maggiore (e crescente)delle fonti informative ci permette di verificare. Cosa che con i tradizionali media broadcasting non era praticamente possibile.
      La rete ci può far sbaglare, ma ci offre anche dei possibili correttivi.
      E’, sostanzialmente, un problema di educazione all’utilizzo dei media e alla correttezza (e di educazione al pensiero critico).
      DVD

    2. Daniele
      gennaio 16th, 2006 20:26
      2

      Letto. Molto d’accordo con te riguardo alla analisi della vicenda, sopratutto nello scagionare il sottoscritto da ogni responsabilit√† :)
      A parte tutto, anche DVD secondo me dice una cosa giusta: riuscire ad avere una maggior conoscenza della rete e delle sue risorse avrebbe consentito di smascherare la mia bufala in un batter d’occhio. Chiunque infatti avrebbe potuto copiare e incollare i testi spacciati come “le nuove canzoni” su un qualunque motore di ricerca e scoprire che si trattavano in realt√† di altre canzoni… semplice.
      La rete quindi consente di essere abbagliati ma anche di essere illuminati. Dipende da come la si usa!

      Daniele.

    3. Gaspar
      gennaio 16th, 2006 21:08
      3

      Ho l’impressione che certi articoli giornalistici su internet quando parlano di “fiducia” in realt√† intendano “imprimatur”.

    4. Effe
      gennaio 17th, 2006 09:26
      4

      è come dice Gaspar (è SEMPRE come dice Gaspar).
      Il porblema, a voler dare alle cose il giusto nome, non è affatto di affidabilità, di fiduca, ma di lesa maestà, di invasività, di confini travalicati.
      E’, molto banalmente, il vecchio che dice al nuovo: sei sbagliato, perch√© non sei me.
      E, come sempre, il nuovo non fermerà la propria corsa per questo.
      Che l’informazione sia qualcosa da costruire, da verificare, da confutare, e non solo da subire, √® poco comprensibile, se si ragiona con categorie e criteri ormai superati

    5. Antonio
      gennaio 17th, 2006 15:16
      5

      E il bello √® che, dalle tante volte che l’ho scritto in questi anni, ormai lo considero del tutto scontato e volevo andare oltre a questa banalit√†: ma forse repetita iuvant, ch√® √® uno di quei veri e propri “imprinting comunicativi” che, dopo un po’ che scrivi sulla rete, non riesci a disfartene: tutto si sarebbe risolto diversamente (nella logica di cui scrivono DVD e Daniele) se l’articolista dell’Unione Sarda avesse citato la fonte. Rompendo cos√¨ in parte il circolo vizioso di ulteriori possibili fraintendimenti: non risolvendo tutto, ma comuqnue dando la possibilit√† teorica a chiunque di farsi una idea di persona.
      (una curiosit√† per Daniele: ripensandoci, quanto a tuo parere ha influito l’esser stato ripreso, quel post, da un forum tematico su De Gregori, probabilmente monitorato come canale !quasi” classico?)

    6. Antonio
      gennaio 17th, 2006 15:21
      6

      E’ una questione di significanti che nasconde, in effetti, differenti significati. Imprimatur, perfetto – √® proprio l’incapacit√† di alcuni (ma capiranno presto) di capire che non c’√® nessun “visto si stampi!” nella rete: al massimo un “si stampi! e poi vediamo…”. Che appunto √® magari pi√Ļ complicato e costoso in termini cognitivi, ma nemmeno poi cos√¨ tanto: basta entrare in un’ottica fiduciaria diversa (mai del tutto scevro di errori, per carit√†, nemmeno mi piacerebbe), ma alla fine pi√Ļ forte e saldo perch√® condivisa, pubblica e trasparente.

    7. Santa
      gennaio 17th, 2006 17:03
      7

      Se partiamo dal presupposto che l’economia √® uno scambio reciproco che non nasce in nome della transazione monetaria ma dalla necessit√† di creare rapporti sociali, possiamo dire che la fiducia √® una risorsa economica.
      La fiducia in quanto risorsa economica √® tanto pi√Ļ forte quanto pi√Ļ lo scambio √® sotto forma di dono.Quando ci viene fatto un dono (come succede – per es. – da parte di chi scrive sul web) nessuna legge ci constringe a ripagare ma, proprio per la reciprocit√† su cui si basa l’economia, ci sentiamo “connessi” con la persona che ci ha fatto questo dono e ci sentiamo in obbligo, prima o poi, di dover chiudere il cerchio. Ricambiando da una parte con la fiducia e dall’altra con la possibilit√† di integrare, diffondere e/o migliorare “il dono” stesso; in questo modo si creano vincoli e legami sociali molto pi√Ļ forti di quelli che crea l’economia capitalistica il cui vincolo muore ogni volta che l’oggetto(in questo caso “l’informazione”) √® stato “pagato”.

    8. Daniele Vernon
      gennaio 17th, 2006 18:47
      8

      Brava Santa.
      Questo è un buon punto.
      Vorrei estendere la tue considerazione al ruolo sociale del “dono” e utilizzo le mie sparse riminiscenze degli studi di Antropologia Politica: in alcune societ√† cosidette “primitive”, il capo generalmente non possiede nulla di proprio, ma regala tutto ci√≤ che ha agli altri componenti la trib√Ļ. In questo modo rafforza il suo ruolo di capo a “servizio” della comunit√†!
      Certo i doni devono essere utili e graditi e non delle mere “bufale”!
      DVD

    9. santa
      gennaio 17th, 2006 22:09
      9

      Grazie Daniele. Volevo appunto aggiungere che il dono √® quanto di pi√Ļ lontano si possa pensare dall’essere gratuito …
      :-)
      E’ solo questione di decidere il metro di “prezzatura”, decidere il valore di ci√≤ che ci si scambia.

    10. Interceptor
      gennaio 18th, 2006 12:14
      10

      Ricordi quando nel 1998 usc√¨ la notizia del falso nuovo album di Battisti, dal titolo “L’asola”? Usc√¨ sia la copertina che i titoli delle canzoni…
      Info: http://musicalnews.com/articolo.php?sz=2&codice=244

    11. Interceptor
      gennaio 18th, 2006 12:18
      11

      Ho trovato qualcosina in pi√Ļ…

      http://tittizingone.blogspot.com/2006/01/e-la-stampa-bellezza-e-tu-non-ci-puoi.html

    12. Daniele Lombardi
      gennaio 18th, 2006 15:02
      12

      Antonio: sicuramente il forum dei fans ha fatto la sua parte. Per√≤ l√¨ la bufala √® durata davvero poco, alcuni utenti nel giro di poche ore hanno smascherato le citazioni. Sicuramente chi ha “monitorato” quel forum lo ha fatto davvero male e il tempo intercorso fra lo smascheramento di Vino Triste e la pubblicazione sull’Unione Sarda √® davvero inspiegabile.

      A proposito: il nuovo disco di De Gregori si chiamerà Calypso, la fonte stavolta è sicura, un articolo di Enrico Deregibus su kataweb che cita anche la mia bufala:

      http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmusica/pp_scheda.jsp?idContent=125455&idCategory=2028&pageIndex=0

    13. Dario de Judicibus
      gennaio 24th, 2006 15:14
      13

      Piccolo contributo al dibattito:

      http://lindipendente.splinder.com/post/6947319

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