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12/01/2006

Un link non vuol dire fiducia

di Antonio Sofi, alle 23:58

In ritardo e con poco tempo a disposizione, i miei due cent sulla sparata di Beppe Grillo di due giorni fa, intitolata “L’albo dei Blogger“.

beppe grilloIl pezzo parte bene: “l’informazione è basata sulla fiducia”.
E poi si perde in una serie progressiva di esagerazioni concludendosi con una frase così ingenua che ricorda le tante previsioni inavverate sul futuro di internet, una scarsa conoscenza delle logiche complesse e sempre rimediative dell’ecosistema mediale, e alla quale non vale davvero la pena di rispondere: “E i vecchi media? Scompariranno, è una questione di feeling, e di link”.

Io scommetto, ma è una scomessa facile, che i “vecchi” media non scompariranno, invece: si rinnoveranno, semmai, volenti o nolenti, adeguandosi a contesti e audience che mutano, seguendo quel “richiamo della foresta” che li porterà, non senza scombussolamenti interni, a riappropriarsi del ruolo di interpreti esperti di mondi complessi quali quelli che stiamo vivendo. Si spera, insomma, accogliendo parte delle logiche che, anche grazie ad internet e ai blog, stanno emergendo dal basso, spesso come veri e propri bisogni informativi di singole persone: trasparenza, personalizzazione, indipendenza da logiche politiche ed economiche troppo stringenti.

Sulla parola “link” del post c’è un bel collegamento ad una ricerca di Casaleggio che, come altre volte ha fatto, taglia la questione con l’accetta, con una equazione link = fiducia = credibilità che ha molti punti deboli.

Parafrasando uno storico claim: “Un link non vuol dire fiducia” – almeno non automaticamente.
Efficacissimo, su questo, come al solito, Paolo Valdemarin:

E’ vero che un’opinione interessante è probabile che venga linkata, ma dare una relazione diretta tra numero di link e livello di affidabilità è un salto logico del tutto privo di fondamenti. All’inizio di questo post ho linkato sia Grillo che Casaleggio, e non li considero per niente affidabili.

luttazzi.jpgUna sfumatura leggermente diversa eppur simile quella dell’ultimo post di Daniele Luttazzi, comico geniale e blogger recente, in cui il riferimento a Grillo, nonostante non sia esplicito, è evidente (e comunque coerentemente con altre sue uscite). Il post, che pare segnare la chiusura del blog recita:

La logica del potere è il numero. “Più di centomila contatti al giorno!” E il blog relativo diventa potente.
E temuto. E rispettato. E strumentalizzato (specie da chi lo fa).
Ho notato che un blog tende ad assecondare le derive populistiche (di chiunque).
Per bloccarle sul nascere, questo blog torna a essere slow e one-to-one.
Io torno a studiare. Appuntamento qui fra dieci anni.
Grazie a tutti. Ciao. Daniele.

Se davvero questa è la fine del blog di Luttazzi, mi spiace: il suo approccio era quello giusto e le sue parole sagge (a parte quel “di chiunque”, diciamo “di qualcuno”).

Infine. Un altro passaggio del post di Grillo ha attirato la mia attenzione. Questo:

>E l’Albo dei Giornalisti?
Quello fa parte del passato.

>Perché?
Perché la Rete ha inventato i blogger.
[…]
>E l’Albo dei Blogger?
E’ creato dai lettori. Se un blog è visitato è già nell’Albo.

Il link a “Albo” redireziona a Blogitalia, buon progetto di directory italiana di blog.

La questione, se l’ho capita bene, è posta in modo davvero troppo banale. Onestamente, non capisco cosa c’entri con un del tutto fantomatico albo dei blogger, un sito di directory quale il (buon, lo ripeto) blogitalia.
Per fortuna non è così, e nemmeno un po’ (stante il fatto che sulla questione albi e ordini – e forse, anche in riferimento ad altre realtà nazionali, sarebbe corretto distinguere tra le due cose – ho opinioni molto meno tranchant di quelle di Grillo).
E meno male, o sarebbe nient’altro che un simpatico salto dalla padella alla brace.

P.s.: quanto alla nuova chiesa evocata da Giuseppe Granieri, non arrivo al cardinalato, peccato, sempre sognato di fare il camerlengo.


  • Se un link diventa una questione di fiducia
  • Alla ricerca del sito (politico) perduto
  • I 4 anni di webgol.it e i blog nel campo giornalistico
  • Ma quale fiducia? La politica alla moviola

  • 8 Commenti al post “Un link non vuol dire fiducia”

    1. Ubik
      gennaio 13th, 2006 12:30
      1

      Ho scritto anch’io più o meno le stesso cose, andandoci leggermente più duro ,-)

      Onore a Luttazzi per la sua scelta coerente.

    2. emmegi
      gennaio 13th, 2006 17:46
      2

      Io propongo l’albo del cazzaro, un luogo di fantastica integrazione per tutti coloro che vivono sparandole grosse. Ci starebbe dentro un sacco di gente compreso Grillo ormai galvanizzato da questa sua nuova veste di super blogger italiano…come non ricordare la sua idea di raccogliere il meglio dell’italianità…è il concetto di raccolta del meglio che mi spaventa, specialmente quando il giudizio è affidato ad un link…allora il blog della tipa che si spoglia all’aumentare del numero di commenti sarebbe uno dei megliori in Europa. In Italia abbiamo tutti il vizio dell’albo, tutti creativi individualisti ma con aspirazioni associative di casta.

    3. Tony Siino
      gennaio 14th, 2006 03:33
      3

      Ciao Antonio, allora quando ti prenoto per l’esame di “blogger professionista”? :P

    4. Dario
      gennaio 14th, 2006 10:18
      4

      Che tristezza profonda.

    5. gabryella
      gennaio 14th, 2006 15:17
      5

      peraltro, blogitalia sembra essere in manutenzione (e sottolineo “sembra”)

    6. F.N.
      gennaio 14th, 2006 18:20
      6


      Grillo fa scuola, Luttazzi s’arrende

    7. Tony Siino
      gennaio 15th, 2006 17:03
      7

      Aggiornamento: Grillo ha modificato il link a BlogItalia con nonchalance e ha linkato na pagina con un solo blog italiano: il suo.

    8. paolo
      febbraio 22nd, 2006 16:54
      8

      “All’inizio di questo post ho linkato sia Grillo che Casaleggio, e non li considero per niente affidabili.”
      Una possibilita’ e’ di usare il microformato Votelinks ( http://microformats.org/wiki/votelinks ). Con esso puoi esprimere se linki una pagina perche’ l’approvi (rev=”vote-for”), perche’ la vuoi criticare (rev=”vote-against”) o semplicemente come referenze (rev=”vote-abstain”, ad esempio le enciclopedie potrebbero linkare in questa maniera).

      E’ evidente che considerando i link come voti (alla pagerank) e’ possibile solo ottenere una lista che cattura l'”attenzione” ricevuta da una certa pagina (ad esempio una pagina molto offensiva potrebbe essere linkata da tanti, cosi’ come i siti dei politici specie sotto elezioni ricevono molti link ma mica tutti sono link di apprezzamento). Viceversa considerando solo i “vote-for” link si potrebbe catturare una lista che rappresenta maggiormente l'”apprezzamento”.

      Ho fatto dei test su un grande dataset reale (tratto da Epinions.com) che dimostrano come applicare PageRank sul grafo di tutti i link e applicare PageRank sul grafo dei soli link positivi produce risultati diversi. Essenzialmente una validazione empirica di un fatto intuitivo: attenzione != apprezzamento.
      La presentazione (in formato S5) si trova a http://moloko.itc.it/paoloblog/presentations/presentation_wi05/presentation_wi05.html mentre il link all’articolo “Page-reRank: using trusted links to re-rank authority” lo trovi a http://moloko.itc.it/paoloblog/archives/2005/09/21/presentation_at_the_web_intelligence_conference.html

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