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07/01/2006

La bicicletta, il palombaro e la morte dell’audience

di Antonio Sofi, alle 20:47

Segnalo due cose al volo, perchè mi trovano in profonda sintonia.

Il primo, letto in vacanziero ritardo, proviene dall’ultimo Contrappunti di Massimo Mantellini sul glorioso Punto Informatico, è un comma che si intitola “il giornalismo dei cittadini” e mi permetto di riportarlo qui per intero:

Si riducono le distanze fra produttori e consumatori dell’informazione. Migliaia di italiani hanno un weblog. I quotidiani on line ormai da tempo hanno aperto parte dei propri siti ai contributi digitali dei lettori. Avviene nella emergenza di eventi tragici che sempre più spesso sono documentati direttamente dai testimoni del momento per poi rimbalzare in rete su weblog, hub di condivisione di immagini come Flickr ma anche sui siti web della grande stampa. Gli editori da parte loro vanno perdendo con estrema lentezza le reticenze dei propri primi dieci anni sul web e lo fanno iniziando a dar conto, attraverso contributi occasionali e semplici link esterni, del mondo digitale che li circonda e che fino a ieri ignoravano completamente. Non basteranno questi timidi segnali a farci parlare di giornalismo collaborativo o di informazione dal basso. Occorre del resto considerare che abitiamo in un paese dove esiste un Ordine dei Giornalisti ed un iter formativo che “autorizza” alcuni ad informare il prossimo su ciò che i nostri occhi semplicemente vedono. L’Albo dei Giornalisti sta a Internet come la bicicletta al palombaro, eppure siamo lo stesso di fronte ad una graduale apertura di nuovi spiragli informativi che esulano dalla struttura piramidale della “vecchia informazione”. Ed è un segnale importante.

E’ un segnale importante anche che si discuta sulla pubblicità, cercando di esplorare le incongruenze di un modello efficace per i mass media, meno per l’ecosistema comunicativo (uso questa generalizzazione) in cui le logiche di Rete diventano via via sempre più centrali (ancora non predominanti, ma è questione di tempo). Lo fa, con efficace vis polemica, Sergio Maistrello, in un post dal titolo Che cosa penso della pubblicità. Ne cito un passaggio:

– La pubblicità è preziosa per gli editori dei mezzi di comunicazione tradizionali, che devono sostenere alti costi di accesso ai canali di pubblicazione o emissione. I costi scendono per pubblicare online. Si azzerano per la pubblicazione di contenuti personali. Se ciascuno si accontentasse di quel che è sufficiente per operare e non desse alla pubblicità più importanza degli stessi contenuti, forse oggi la comunicazione, l’informazione, la televisione, l’economia e la cultura sarebbero migliori. Paradossalmente, la stessa pubblicità sarebbe migliore.

Ecco in che senso il palombaro e la bicicletta.
Metafora di una diffusa (ma non per fortuna generale) incapacità di tarare gli strumenti giusti per un contesto che cambia.
Con la bicicletta vai veloce in pianura, ma piano in acqua.
Con l’informazione dall’alto rispondi alle esigenze informative di chi vive un contesto in cui c’è una sola rete televisiva e 5 quotidiani, meno a quelle di chi si muove in un mondo pervaso da fonti plurime e diversificate.
La pubblicità modello-spot a batteria aderisce perfettamente allo spazio-tempo limitato della tv o della foliazione cartacea, ma appare presuntuosa (nonchè poco efficace, è questo il punto) sulla Rete.

Dove i lettori non sono solo più lettori (o possono non esserlo, che è la stessa cosa), e, maledizione, possono scrivere, conversare; e, per dirla con Gaspar Torriero, il consumatore, mero target eterodiretto, scompare e “ritorna il cliente”, da convincere e con il quale conversare – altrimenti va da un’altra parte.

In una parola, non ci sono più le audience di una volta [ne scrivevo giugno scorso, lo metto qui in pdf (95 kb ca.) perchè, purtroppo, l’onorato L’Articolo ha chiuso i battenti]. Fin dalla stessa etimologia, l’idea di audience richiama un ascolto passivo, in cui il modello comunicativo è: uno trasmette qualcosa, tutti ricevono. L’idea classica di audience ha grandi orecchie ma non corde vocali per parlare, o mani per scrivere.

Certo non è facile, come tutti i cambiamenti: occorre ripensare i modelli di comunicazione dominanti, e adeguarli, a piccoli passi, ad un contesto che cambia – per l’informazione, e per la pubblicità. Non è facile, eh. Parafrasando Woody Allen direi: i mass media sono morti, l’audience è morta, e neanch’io mi sento troppo bene.


  • Ondavè (terza parte). Diario scomodo dall’India.
  • Quoque tu, Economist
  • Lo spazio de-flagrante
  • Ondavè, diario scomodo dall’India (VI parte). Le quattro Indie

  • 4 Commenti al post “La bicicletta, il palombaro e la morte dell’audience”

    1. carla
      gennaio 8th, 2006 00:28
      1

      “ritorna il cliente” :-/
      e perché non parlare di “cittadini”?

    2. emmegi
      gennaio 8th, 2006 19:16
      2

      Ieri ascoltavo su Radio 24 una tizia di Nielsen/NetRatings (qualche anno fa ebbi modo di conoscerne il forbito vocabolario di termini anglo milanesi che fanno tanto manager) la tizia in soldono ha detto: su Internet ci sono 3 fenomeni emergenti i messanger, i blog e le telefonate via adsl.
      Per quanto riguarda i blog ha detto: chi vuole il pettegolezzo va sui blog a cercare notizie non ufficiali.
      Lo ha detto con leggerezza, ma con regionamento (voleva proprio dire pettegolezzo).
      Sembrava molto più attirata dai messanger dove la pubblicità pare che tiri parecchio perché i numeri di utenti sono alti e concentrati in un posto (parlavano di 4 milioni giorno, mi sembra un po’ troppo, forse volevano dire mese), comunque la tipa diceva che quelli dei messanger sono clienti boni, gustosi e appetibili per la pubblicità.
      Io non ci capisco più niente (sono un vecchio triceratopo della rete)ma mi sembra di capire che le ligiche sono sempre quelli della pub classica e ancora per molti anni i GURU non cambieranno mezzo di locomozione, anche perchè i soldi con i messanger stanno già arrivando e forse questo per ora basta.

    3. antonio
      gennaio 9th, 2006 23:28
      3

      Carla: come posso non esser d’accordo? giusto per aggiungere due cose, in quel caso si parlava del rapporto cittadini/consumo, e sai?, a me il termine cittadino non ha mai convinto più di tanto, nell’abbinamento con giornalismo – io preferirei personal journalism, ma certo non si può andare contro i memi dominanti :)
      Marco: già. alla lunga bisogna vedere se sbuca fuori qualche altro “modello” (comunicativo, pubblicitario, giornalistico) che funziona meglio di quelli vecchi, e con funziona intendo il fatto che si adatta meglio ai mutati contesti comunicativi e cognitivi. E intendo che ci si fanno i soldi (non l’unico ma il più misurabili dei fattori in causa). A quel punto ciò che appariva un muraglia cinese crollerà così velocemente che nemmeno un muretto a secco :)

    4. Ubik
      gennaio 13th, 2006 15:00
      4

      Riporto dal tuo testo:”Io trasmetto qualcosa, tutti ricevono: l’audience classica ha grandi orecchie ma non corde vocali. Una idea che mal si attaglia a chi usa internet in modo evoluto, grazie a tecnologie quali i blog”.
      Domanda: sei davvero convinto che l’audience passiva sparirà e che tutti quelli che si affacieranno in rete avranno tempo, voglia e capacità di farsi parte attiva dell’ecosistema informativo?
      Non sarà invece che il prossimo “tsunami” di utenti della Rete sarà proprio quella marea nera che sta via via abbandonando la televisione e che si prepara a infrangersi in Rete al punto da spingere tutti i provider telefonici a stipare “contenuti” per ripropinargli quella minestra riscaldata che gli utenti televisivi ingoiano malvolentieri da un po’ di tempo a sta parte?

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