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27/11/2005

Storni, artisti del cielo

di Antonio Sofi, alle 22:34

[La foto di Manuel Presti, vincitrice del concorso Wildlife Photographer of the Year]
La foto di Manuel Presti, vincitrice del Wildlife Photographer of the Year

In tanti anni passati a Roma, mi sono sempre chiesto il motivo delle ardite eccezionali figure geometriche messe in aerea scena degli stormi degli storni. Quel caotico e ordinatissimo nero, tanti piccoli puntini che diventano massa collosa nel cielo limpido che ogni tanto Roma ti regala, una danza fulminea sopra le antiche rovine, i tetti tempestati di antenne, tutte quelle energie globulari sperperate nel vento morbido che soffia sulla capitale.

Quel caotico e ordinatissimo nero, che Italo Calvino, in Palomar, descrive cos├Č:

Questo corpo in movimento composto da centinaia e centinaia di corpi staccati ms il cui insieme costituisce un oggetto unitario, come una nuvola o una colonna di fumo o uno zampillo

Devo la citazione a Paolo Rumiz, che prende a pretesto la vittoria del fotografo italiano Manuel Presti ad un concorso indetto dal British Museum (Wildlife Photographer of the Year) per raccontare, su l’inserto domenicale de La Repubblica, la storia di questi uccelli bizzarri, questi tanti che diventano un unico impressionante animale nero che si agita.

Scopro finalmente che il motivo di quella danza ├Ę la presenza del falco pellegrino, velocissimo predatore, ai cui assalti questi piccoli uccelli si fanno nube indistinta. E’ la strategia del “mobbing”, usata anche dalle sardine, e che niente c’entra coi tormenti aziendali: ├Ę il farsi folla per disorientare e confondere. Scrive Rumiz:

Il falco […] deve concentrarsi su un’unica preda o si confonde. E se va in picchiata a 350 orari su una massa simile, s’ammazza o resta lesionato a vita. Per questo deve avvicinarsi lento, magari cacciare in coppia con un altro falco, costruire il suo letale corteggiamento con un’unica vittima, spesso urlare prima dell’attacco, come i lupi, per paralizzarla e farle perdere la testa. Ma difficilmente la nube alata offre smagliature. Al contrario si compatta come le Frecce Tricolori, obbliga l’aggressore a ripetuti attacchi a vuoto. A volte, addirittura lo cattura, lo ingloba nella pancia, lo assorda di grida, lo spaventa, lo porta alla pazzia claustrofobica prima di lasciarlo andare.

Ma, dice, ├Ę anche per allenamento, o per prova, o per puro divertimento, per il solo gusto di disegnare figure. Un gioco insieme impaurito e divertito, anarchico, immerso nel mistero di come diavolo “facciano a muoversi tutti insieme, in modo cos├Č perfetto, senza collidere, e con un fronte di avanzamento privo di sbavature”.

Bravi.
Al prossimo ricordino che mi prendo sul cappotto, passando sotto i sempreverdi della stazione Termini, giuro, prover├▓ a non incazzarmi.


  • Storni
  • Nevica
  • Otto, e il cielo stellato
  • La musica ├Ę mia e la remixa chi voglio io

  • 3 Commenti al post “Storni, artisti del cielo”

    1. Effe
      novembre 28th, 2005 12:09
      1

      gli storni son foraggiati dalle lavanderie, ben si sa.

    2. A non IMUS
      novembre 28th, 2005 17:30
      2

      Antonio allora lo facciamo questo titolo sulle nutrie + storni? (Il trait d’unione, come si pu├▓ intuire ├Ę l’escremento)

    3. carnefresca
      novembre 28th, 2005 18:08
      3

      me ne avevano parlato come di un miracolo e io infatti fino a che non li ho visti volare in cielo non ci ho creduto. sembrano la particella frattale dello screensaver, perfettamente onirici, equilibrati, forti, ispirati da un incantatore divino. guardarli ├Ę una magia e uno di questi giorni se mi arroteranno i 175 e i 217 nel parcheggio degli autobus a termini scrivo qui a futura memoria che la colpa non ├Ę mia, ├Ę degli storni.
      li ammiro col naso in aria e prima o poi me la faranno in fronte. e faranno bene.

      per l’Ah-no-nimus qui sopra: le nutrie in genere la fanno rasoterra, ne hai trovata una che riusciva a fare il tiro al piattino?:)

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