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23/11/2005

Il freddo, i focolai, la prostrazione

di Antonio Sofi, alle 00:11

Sbaglio o si parla sempre di meno del pericolo aviaria? Eppure, se è solo questione di tempo, più il tempo passa, e più la questione aumenta. O no?

Sarà perchè ora è freddo.
Ora c’è il freddo, fa freddo, freddo killer, e forse c’è un killer di troppo. O l’anatra o il termometro. Eppure a qualcuno, questa storia che, udite udite, fa freddo d’inverno, deve aver congelato qualche pensiero.
Andrea Indini, su la Padania scrive:

E, mentre il direttore dei servizi sanitari russi, Ghennai Onishcenko, fa sapere che, sebbene il freddo abbia spento la maggior parte dei focolai in suolo sovietico, il virus H5N1 potrebbe ricomparire in primavera […]

Facile il collegamento tra “focolai” pandemici e “freddo” che spegne.
Facile ed errato.
Il collegamento è consolante, ne convengo: fa freddo, peccato, ma almeno spegne il focolaio lontano, azzoppa le pennute ali, raffredda i bollenti spiriti dei virus lontani. La fredda Padania, poi, chissà quanto inconsapevolmente, tranquillizza tra le righe: non c’avremo il sole, ma ci scansiamo l’aviaria.

Onishcenko, mi sembra di aver capito leggendo altre fonti, dovrebbe aver solo detto che è possibile un ritorno primaverile; non che il freddo ha “spento maggior parte dei focolai”. La sopravvivenza del virus alle basse temperature, è, peraltro, ampiamente e scientificamente nota, e correttamente citata da molte altre fonti.

Giusto per citare l’opuscolo informativo edito dal Ministero della Salute (scaricabile anche in pdf):

L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce volatili
selvatici e domestici. […] Questo virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci
degli animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse
temperature (oltre 4 giorni a 22°C e più di 30 giorni a 0°C).

Freddo o non freddo, i volatili muoiono.
L’influenza aviaria ha ucciso più di duecentocinquanta cigni neri alla foce del fiume Volga, nel sud della Russia europea.
Ciaikovski avrebbe avuto di che scrivere.

I volatili muoiono, freddo o non freddo.
E se in Svizzera si preparano due unità mobili dotate di camere a gas (“La procedura prevede che gli uccelli siano rinchiusi in un contenitore: prima che il gas venga introdotto, gli animali verrebbero anestetizzati”), e una unità di crisi pronta in mezza giornata (ritorna il mito dell’esercito svizzero, raccontato in modo esilarante da John McPhee ne “Il formidabile esercito svizzero” e da Enrico Bianda qualche tempo fa), a Caltanissetta, una moria di colombi – scrivono le agenzie – “ha fatto serpreggiare la psicosi dell’influenza aviaria […] I volatili, almeno una ventina, giacevano senza vita nei pressi della Fontana di Tritone, uno dei simboli della città. […] Il personale dell’Ausl 2 ha recuperato le carcasse tra una folla di curiosi.”

Ancora la folla di curiosi, come con l’anatra ferita adagiata tra i cespugli del parco della Favorita di Palermo che segnalavo qualche giorno fa: anche lì la folla di curiosi a guardare ed aspettare.
Ad aspettar cosa, continuo a chiedermi?
Che sbuchi un mostro dentato dalle viscere corrose, che l’oca l’anatra il piccione si risvegli come gli zombie di Romero e deambuli ad ali tese tra la folla?
Non mi capacito (neanche di perchè è già la seconda volte che la cosa viene notata e segnalata nelle cronache).

Invece a Nicosia, provincia di Enna, test di laboratorio escludono il contagio di un’anatra trovata morta. Di eccezionale vigore immaginifico la cronaca dell’evento battuta dalle agenzie.

L’anatra, stramazzata nel centro abitato del comune ennese potrebbe essere morta per stanchezza e prostrazione. Secondo il medico veterinario […] è possibile che il volatile fosse tenuto in cattivita’ e che una volta fuggito, essendo poco avvezzo al volo, abbia rapidamente perduto le forze e sia precipitato battendo violentemente contro qualche ostacolo.

Prostrazione.
Era un pezzo che non sentivo questa parola.
Roba da anatre.


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  • 4 Commenti al post “Il freddo, i focolai, la prostrazione”

    1. mauro
      novembre 23rd, 2005 01:47
      1

      non mi preoccupo. da morti non sono infetti. ne muoiono di continuo, a stormi. è facile prevedere che si estingueranno presto, tutti i maledetti volatili. sarebbe un gran sollievo (e una grossa riserva di pollo congelato a basso costo).
      per cui la pianti di essere un focolaio di allarmismo, che la ggente mi si prostra.

    2. A non IMO
      novembre 23rd, 2005 10:36
      2

      Io credo ci voglia meno celodurismo e più filosofia buddhista in questi frangenti in Italia, prendendo esempio dal grande Totò che esprimendola in versione partenopea diceva sempre: “Morto un microbo se ne fa un altro!” E poi i polli da spennare nel nostro Paese non mancheranno mai, altrimenti come si spiagano gli ultimi 40 anni di governo?

    3. almostblue58
      novembre 25th, 2005 00:30
      3

      basta bollirla, l’anatra, e poi: GNAM! ;o)

    4. emmegi
      novembre 26th, 2005 17:47
      4

      Con questa storia dell’influenza aviaria e con l’abbattimento dei prezzi dei polli negli utlimi 2 mesi mia moglie, mia madre, mia suocera mi hanno rifilato pollo (cotto in tutti i modi possibili) un giorno si e uno no…”Sapessi quanto è calato di prezzo!”…dicevano tutte rifilandomi il piattino con il polletto. Un bel giorno ho detto basta…”Per almeno un mese non voglio più vedere un pollo nel piatto, anache se dovessero regalarceli!”.
      W la trippa, il vino bono (no quello finto venduto per doc), e la grappa!

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