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21/11/2005

Gastro di corsa. La focaccia mercally

di Enrico Bianda, alle 10:45

Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie.

Gastro di corsaE’ con un accento indefinibile che passa la voce dal banco alle cucine, una eco siderale si perde tra le padelle di alluminio e le friggitrici sfrigolanti: focaccia rosa!

La voce non è lanciata, è fatta filtrare attraverso frequenze da cambusa, si insinuano rapide tra gli addetti delle cucine, una corte dei miracoli con cui non è facile trovare un equilibrio, ma con la quale devi confrontarti ogni giorno per almeno due volte: la mattina presto per il biroldino di cui ho già parlato, e a pranzo, dove si deve scegliere tra il doppio menù del giorno, quello popolare e quello aristocratico da dirigenza: spezzatino verdure e patate, risolto in brodo con carne, finocchi e coste lesse e patate a cubetti rosolate e farinose, e filetto di struzzo con patate fritte e salsa bernese aglio-prezzemolo-cipollina e burro.

Poi c’è lei, la focaccia rosa: alternativa speleologica, da missione di soccorso, da intervento di risanamento, da genieri, da tutto fuorché da affamato.

Passano circa dieci minuti dal sibilo filtrante: volendo ci si può anche affacciare e cogliere i gesti, direi il risentimento per quella focaccia. Lattuga, formaggio emmenthal fuso preventivamente, pomodoro defibrillato, prosciutto cotto, e lei, la specifica, la delizia rosa.

focaccia2.jpgL’addetto ai panini, tra un lancio di lattuga fradicia e una fetta di pomodoro grondante semini, si presta alla sbattimento ketchup-mayonnaise: una dose di quello ed una di quell’altra, frusta e via, si crea la salsa rosa per la focaccia rosa.

Non un sorriso, non un segno di affetto per questo assemblaggio postfordista. Il consumo alimentare scivoloso si presta anche a questo.
Quello che sorprende nello scoperchiare la focaccia è la totale mancanza di amore in quello che si prepara. Niente si tiene, la guardo e la parola che mi viene è disarticolato.

La bestia che è in me esce allo scoperto al primo morso, la bramosia, per quanto possa fare schifo, la sindrome da barroccino mi dilania, addento e spruzzo, pulisco e riaddento e sbrodolo, ripulisco e sgocciolo, mi spingo in avanti, mi netto la barba, riprovo e rispruzzo, in uno sfarfallio di salviette e tovagliolini, un morso una salvietta, un morso e un’imprecazione, mi pare in un attimo di vederlo, dietro i fornelli, un sorriso dell’addetto, un ghigno, mentre attorno a me si guarda altrove.

Non mi pento però, mi incazzo per questa mancanza di amore: un panino deve poter essere una carezza in un momento di bisogno.


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  • 3 Commenti al post “Gastro di corsa. La focaccia mercally”

    1. PlacidaSignora
      novembre 21st, 2005 12:30
      1

      Ogni cibo dovrebbe essere preparato con amore. Anche il più semplice, dal panino all’uovo al tegamino. Sennò resta sullo stomaco, e sa di amaro niente. ;-*

    2. AH no! Nimus
      novembre 21st, 2005 14:08
      2

      Non preoccuparti Enrico: e’ come con la Sachertorte. Continueremo così, ci faremo del male.

    3. mike
      novembre 22nd, 2005 15:44
      3

      come disse il mio dottore di fiducia: la prima digestione avviene nella bocca… nel masticare.

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