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17/11/2005

«E’ solo questione di tempo»

di Antonio Sofi, alle 11:14

Mi ha colpito questa assonanza non voluta, questa coincidenza di termini, in pochi giorni, la stessa frase su questioni così distanti.

5 novembre, Bologna.
Romano Prodi, candidato leader dell’Unione, afferma, a commento dei primi giorni della rivolta delle banlieues:

«L´Italia ha le peggiori periferie d´Europa. Non crediamo di essere diversi da Parigi, è solo questione di tempo.»

7 novembre, Ginevra.
Parla Lee Jong-Wook, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (e l’aveva già detto, sempre a Ginevra, il 17 Ottobre):

«Una pandemia di influenza e’ solo questione di tempo, non sappiamo quando ma sappiamo che ci sarà e dobbiamo attrezzarci.»

10 novembre, Roma.
Dopo un bailamme incrociato di dichiarazioni, ricusazioni, distingui e smentite da parte di molti esponenti politici, anche il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, intervenendo in aula alla Camera, afferma che, in fondo, è solo questione di tempo:

«Oggi le periferie italiane non sono certo paragonabili alle banlieues francesi ma, in futuro, anche le nostre città avranno di che piangere».

tic tacE’ solo questione di tempo, è il tempo che manca o che eccede, che deborda o che trattiene, massima scusa e massima risorsa.
Che sia solo questione di tempo, cosa vuol dire? E’ forse il segno di una resa invincibile (cit.), di un’apocalittica desistenza, di una politica (nel senso più ampio) che si ritrae, come una tartaruga, nel carapace del fatalismo?
In fondo è solo questione di tempo, prima o poi accadrà quel che deve accadere.

Ma i fatti delle banlieues francesi, e il pericolo della influenza aviaria, sono solo questioni di tempo, prima che si diffondano, accadano, perturbino corpi fisici e sociali? Le periferie esploderanno, la pandemia si diffonderà: inevitabilmente.
Oppure, invece, dovrebbe essere primo compito della politica (ampia, ampia) opporsi alle apparenti inevitabilità dei fenomeni sociali, contrastarne le degenerazioni, opporre il muro del fare alla rassegnazione paleolitica e dinosaura della meteorite che, cavolo, prima o poi cadrà e adieu.

Chissà se è davvero solo il tempo a decidere ciò che avviene o non avviene, e non, invece, ciò che si fa, magari sbagliando, e ciò che si prepara (la resilienza di cui si parlava un po’ di tempo fa).
La filosofia che declama che tutto è solo questione di tempo, è un segno dei tempi apocalittici e di un mondo troppo complesso per pensare di poterlo cambiare, o una semplice sfortunata coincidenza?

Forse dipende da quale tempo si sta misurando, o da che punto lo si guarda. Se, per esempio, non è il tempo rabbioso del futuro incerto e imprevedibile, ma quello placido e sornione del tempo passato, che porta con sè un’accusa: l’incapacità di aver colto i segni di un cambiamento profondo, di una serie di processi sociali cui si è data attenzione solo nel momento in cui sono (purtroppo) diventati roghi e macchine bruciate, volatili e persone morte.

Aiuta molto un pezzo straordinario (lungo ma merita) di Yann Moulier Boutang sul Manifesto di ieri, dal titolo La feccia svela gli abiti nuovi della République.
La riflessione di Boutang, filosofo e economista, ha, tra le altre cose, uno strepitoso incipit:

I grandi eventi non sono necessariamente belli, né festosi. Colgono di sorpresa, non sono necessariamente fusionali e le ragioni che li determinano non spiegano mai l’istante della loro esplosione. Sono sovradeterminati, come la goccia d’acqua che fa traboccare il vaso. Nel caso di una rivolta, c’è sicuramente una lunga gestazione che arriva ad una soglia critica oltre la quale si smette di obbedire e, spesso, si spacca tutto. Raramente, un’insurrezione è entusiasmante.

La lunga gestazione, la goccia che fa traboccare il vaso, in questo senso sì, è solo questione di tempo. Perchè è il tempo passato, che è lì, intoccabile. Che è, anche, un’accusa precisa.

Ma se si parla del futuro, cari signori, che siano le periferie o l’aviaria, il tempo è promessa e opportunità, e non apocalisse.


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  • 11 Commenti al post “«E’ solo questione di tempo»”

    1. saltino
      novembre 17th, 2005 13:38
      1

      Se tu abitassi allo Zen, o al Brancaccio, ma nache alle Vele… oggi come oggi lo metteresti al mondo un figlio?

    2. cyrano
      novembre 17th, 2005 15:59
      2

      Certo, corretto. Purtroppo parlar di futuro significa (opinione corrente) blaterare di utopie, e tutti sanno dove conducono le utopie. La politica abdica (a multinazionali, poteri non rappresentati e complessità “sociale”) e il risultato è quello che si vede. Brutti tempi, sembra necessaria una “frattura”, un rimescolar le carte per partire da principi diversi. Di nuovo, ancora una volta, problema generazionale?
      Stai bene e grazie delle riflessioni. Cyrano.

    3. Urbano Cipriani
      novembre 17th, 2005 20:44
      3

      Bel post. Lo riprendo anch’io. Saluti.

    4. carnefresca
      novembre 17th, 2005 20:51
      4

      è che l’incombenza è di facile presa, si insinua nelle anse dell’ansia quotidiana. tutto ci incombe, dall’orario di ufficio alla bolletta alla spesa all’esame di maturità, che spesso contunia ad incombere nei sogni per gli anni a venire.
      il geful dell’incombenza è un sentimento che ha già il suo spazio prefabbricato dentro di noi, pronto ad aspettare che qualcosa lo riempia, e quando il messaggio viene dall’alto, dall’esterno, ha il gioco troppo facile.
      poi, che c’entra, di tutto non rimane che il ricordo. quel tanto che non ti fa più pensare alla nube nera fino a che non ne rivedi una.

    5. emmegi
      novembre 20th, 2005 18:00
      5

      Se tu abitassi allo Zen, o al Brancaccio, ma nache alle Vele… oggi come oggi lo metteresti al mondo un figlio?

      Io mi soffermerei un po’ su questa domanda. io rispondo: Si, certo che lo metterei al mondo, pensa che ci sono donne e uomi che mettono al mondo figli nel bel mezzo della fame e delle violenze del Burundi. I figli sono speranza, sono futuro. Altrimenti stiamo freschi perchè stiamo in stasi, bloccati, come i poveri animali che guardano immobili i fari delle mecchine che li stanno per investire. Il tempo è veramente promessa e opportunità bisogna però avere il coraggio di affrontare il tempo.
      Quanto a Prodi, forse faceva meglio a stare zitto, in Italia abbiamo già grandi casini che nessuno risolve, pensi Prodi alle periferie di Napoli o Palermo con interi quartieri in mano alla camorra o alla mafia, la gente che si spara per strada, e i figlioli che si bucano. Prodi si arrende al futuro perchè è già passato.

    6. AnoNimus
      novembre 20th, 2005 23:37
      6

      Caro Antonio, ti segnalo che anch’io ho sentito la stessa frase (“è solo questione di tempo”) settimana scorsa. Lo ricordo perché mi segno le battute più belle di Dave Letterman. Durante il suo programma il noto conduttore ha avuto come ospite il cantante dei 50 Cent. Siedono uno di fianco all’altro. La situazione è molto seria. Dave per iniziare l’intervista dice: “Devo constatare che tra noi esistono grandi differenze. Per esempio lei ha in corpo 8 pallottole e io no..” Molto tranquillo il cantante dei 50 Cent, effettivamante colpito più volte durante una sparatoria, guarda Dave Letterman e dice: “E’ solo questione di tempo..”.

    7. antonio
      novembre 21st, 2005 11:03
      7

      grazie.
      L’incombenza è di facile presa, è la dittatura dell’emergenza “emergenza freddo!”. Forse è apocalittica indolenza, segno di tempi cupi, forse è, più classicamente, un metter le mani avanti e lavarsele allo stesso tempo.
      Emmegi, sai che concordo.
      Anonimus: continui a fornirci “link” strepitosi. grazie :)

    8. Santa
      novembre 21st, 2005 12:29
      8

      Se rappresentassimo il mondo come un omaccione grande e grosso e le senzenze “è solo una questione di tempo” parte dei suoi pensieri, quell’omaccione sarebbe un anziano, sul viale del tramonto, rassegnato e triste, vecchio dentro e fuori.
      Se rappresentassimo il tempo come un omaccione grande e grosso e le stesse sentenze come fossero parte dei suoi pensieri, questi pensieri sarebbero dei vecchietti senza nipoti…

    9. Santa
      novembre 21st, 2005 12:32
      9

      senzenze sta per sentenze! gradita correzione. grazie. :-)

    10. MassimoSdC
      novembre 21st, 2005 23:51
      10

      L’Apocalisse ha i suoi Cavalieri, mediatici e non. Quelli che, per capirci, hanno affermato “nulla sarà come prima”, e tutti quelli che hanno voluto credergli.

      Io, per mia fortuna, no.

    11. OrlandoFurioso
      novembre 22nd, 2005 01:55
      11

      Io non metterei mai al mondo un altro sfortunato perché credo che sia un atto di puro egoismo, un modo vile per alleviare il peso delle proprie disgrazie appioppandole al nuovo arrivato.
      No, io non lascerei mai a mio figlio/a un’eredità simile, preferirei evitargli questa tortura.
      Saprei benissimo che da certe situazioni non si sfugge, “sarebbe solo questione di tempo” e che lui/lei farebbe la mia stessa fine.
      Il tempo è certamente speranza, ma anche tragedia per chi vi vede solo il prolungarsi della propria agonia.
      Prodi è infatti la faccia triste dell’Italia che si vede già morta, incapace di guardare al proprio futuro con gioia ed ottimismo semplicemente perché si sente consapevole di non avere altra scelta che soccombere nel modo più indolore possibile.

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