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14/11/2005

E’ la mucca, pazza?

di Antonio Sofi, alle 11:08

Ieri sera su Report è andato in onda un reportage curato dalla brava Sabrina Giannini dal titolo Il re della bistecca (per chi se lo fosse perso, credo a giorni sarà disponibile anche l’intero filmato su rai click): un documentato viaggio carnivoro tra la bassa e cuba, le periferie moscovite e quelle italiche.

In alcune parti del reportage si accennava alla BSE, il morbo della mucca pazza che ci ha accompagnato all’inizio del nuovo millennio, e che, mi pare, ha aperto la strada ad un processo di forte mediatizzazione e insieme globalizzazione del rischio sanitario.

Alla BSE è seguita la Sars, e, ora, l’aviaria: tutti fenomeni legati dal fil rouge del corroso rapporto tra bestie e uomo, e di una pandemizzazione mediatica che spesso ha prodotto più danni che soluzioni, terrorizzato più che informato, trasformando la società del rischio in una società della paura, del pericolo incombente.

I collegamenti mi paiono evidenti: dalla mucca pazza all’aviaria con continuità.

Riporto qui un passo del sociologo Massimiano Bucchi, autore sull’argomento di un bel saggio intitolato Vino, alghe e mucche pazze. La rappresentazione televisiva delle situazioni di rischio. Il pezzo riportato è tratto dal volume Sociologia della salute (pag. 196) da lui co-curato, e anche sostituendo “mucca pazza” con “sars” o “aviaria” tutto torna:

[…]è importante riconoscere il ruolo complesso che i media rivestono nella comunicazione del rischio e l’impossibilità a ridurli a semplici messaggeri del pericolo. Le stesse routines giornalistiche non possono essere viste semplicemente da un punto di vista meccanico, come regole applicate su una situazione di rischio preesistente. I media, infatti, giocano sempre più un ruolo attivo e partecipativo nella selezione, costruzione e definizione di una situazione di rischio. Ad esempio, se i quotidiani o i notiziari televisivi iniziano a segnalare un rischio, è probabile che questo porti alcune persone a riconoscersi nella vicenda generando quindi nuove storie suscettibili di copertura. Si prenda ad esempio una situazione di rischio quale la vicenda della mucca pazza, in cui i media hanno avuto un ruolo di primaria importanza nel segnalare un rischio che altrimenti – soprattutto in Italia, dove non c’erano state vittime – non sarebbe stato avvertito.

La comunicazione della salute è un equilibrio raffinato, difficile da raggiungere (ma non sarebbe male provarci) in bilico com’è (come dovrebbe essere) tra paure ataviche e razionalità scientifiche.


  • Ibrido naturale e ibrido sociale
  • Scrivere i post sui muri
  • Le caramelle Sugus e il cioccolato Milka
  • Il tuffo del lampredotto

  • 3 Commenti al post “E’ la mucca, pazza?”

    1. isntitapity
      novembre 14th, 2005 15:37
      1

      Guarda caso, i media fanno da cassa di risonanaza a “rischi” sanitari che potrebbero interessare il mondo ricco e con una percentuale di possibili contagiati prossima allo zero. Che la gente muoia (a milioni) per una malattia chiamata fame, malaria, dissenteria o semplice infezione pare notizia indegna di nota.
      Basaglia (ah! fosse ancora qui) mi ricorda certe “mode” sanitarie occidentali con periodi di mediatizzazione (tipo ipertensione, funzionalità epatica o colesterolemia) che fecero e fanno la fortuna delle case farmaceutiche ad onta di minime variazioni degli intervalli di riferimento per la normalità/malattia.
      Se chiedi ad un quarantenne che afferma di soffrire di ipertensione quanto ha di massima e minima, spesso ti risponderà in tono preoccupato e grave: “Eh.. 130 / 90”.
      Bleah…

    2. Antonio
      novembre 15th, 2005 09:27
      2

      Tutti i medici che conosco (ne sono letteralmente circondato) assentono vigorosamente con la testa al “130/90” – e anche al resto, devo dire, e anche io. Il peggio è che il tutto va a detrimento della “salute” generale – intesa come benessere psico-fisico e qualità della vita.

    3. Bar A Bin Laden
      novembre 16th, 2005 22:21
      3

      Caro Antonio,
      sarebbe interessante anche tracciare (visto che si tratta di animali) le vicende legate a quanto non uscito sulla stampa. Come noto la società che curava le relazioni pubbliche di Cremonini è la più blasonata d’Italia: nel periodo più pressante, più che aiutare a capire che cosa stava succedendo ha pensato più che altro a porre freni e reticenze, affiancando la società del modenese nella più spericolata operazione di malainformazione degli ultimi anni. Non vanno dimenticati in questa pandemia mediatica le deviazioni create appositamente dai poteri forti, per proteggere interessi privati. Il caso di Report, tanto di cappello, è un bell’esempio di eccezione. Se devo essere sincero non è la pandemia mediatica a preoccupare di più, quanto la commistione di informazione, relazioni pubbliche, interessi privati di malfattori..

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