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11/11/2005

La ballata dell’anatra finita in padella

di Antonio Sofi, alle 20:47

il logo del semestre di presidenza uk dell'unione europeaIl logo qui a destra, con dodici cigni selvatici in volo, già da giugno, con apprezzabile capacità previsiva, è il marchio del semestre di presidenza britannica dell’Unione Europea. “E’ una metafora dell’Unione Europea”, spiegano da Londra: i cigni si spostano in formazione usando un sistema di guida e collaborazione “per volare in forma piu’ efficiente”.

Nel mondo dei volatili pennuti non deve tirare un’aria da ameno documentario della National Geographic. Dovunque muoiono, per i cavoli loro, guardati a vista, in quarantena, in prima pagina, meglio se sono timidi, stranieri in aria, il pensiero in sottotraccia dell’andassero a morire in casa loro – chè mogli e virus dei paesi tuoi, non cogli?

In Croazia c’è un cigno infetto, ma, per carità, viene dall’Ungheria; in Iraq, i volatili crollano al suolo dall’alto come bombe viventi, ma vengono da lontano, dall’est, forse dal Kuwait, si vogliono vendicare, maledetti pennuti.

Dove, invece, nel Kuwait, sono due, e recenti, i casi di volatili affetti da influenza aviaria. In alcuni lanci d’agenzia si sfiora la poesia (e la confusione): forse è un falco, ardito predatore caduto malato, forse un volatile esotico che si trovava in una partita di uccelli importati vivi, forse è, sì, è un fenicottero, quello che vive all’ingresso degli zoo, quello con le gambe lunghe, quello rosa, roso dal virus, “trovato morto nei pressi di una villa vicino al mare”.
Un fenicottero rosa, trovato morto nei pressi di una villa vicino al mare.
Un buon retiro per morire, niente da dire, ditemi se questa non è poesia.

Dopo il panico (ingiustificato) della Sars, il trasalimento ad ogni colpo di tosse viso orientale volo transcontinentale, ora è tempo di occhi rivolti al cielo, dell’ornitologia d’accatto che disegna traiettorie interplanetarie da focolai lontani, lo sguardo sbiecato al beccucciare del piccione cittadino satollo di molliche, un glu-glu che pare rantolare, senti un po’, non ti pare?, polmonite interstiziale, di sicuro.

In un mondo così qualche giorno fa è spuntata un’anatra italiana ma dall’identità incerta, italiana ma infetta di un ceppo blando del virus dell’aviaria, l’H5N1, quello a bassa patogenicità, appunto. La solita questione di campanili: il germano reale, pare, è stato abbattuto da un cacciatore in un’area faunistica della provincia di Modena (non meglio specificata). Eppure in molte notizie è diventata una anatra padovana, perchè i controlli sono stati svolti a Legnaro.

Ma facciamo un’anatra padana e non ci pensiamo più. importante rassicurare, rassicurare. Ma come fare? Ecco il trucco, che a parlar di cifre e ceppi, la massaia s’allarma e il trito s’inceppa.

Allora quest’anatra padana, il cadavere germano, morto sparato non conteso, si rassicura, “è già finito in padella“. Un anatra morta, malata, blanda, ed è già, porella, finita in padella.
Dalla brace del focolaio alla padella del comunicatore.
Bon appetit.


  • La grande abbuffata
  • Filetto di maiale al brandy
  • La ballata dell’anatra ferita
  • Timing

  • 2 Commenti al post “La ballata dell’anatra finita in padella”

    1. sottofalsonome
      novembre 14th, 2005 08:59
      1

      Un pezzo arguto, complimenti davvero!Un esempio di come si possa fare una sana critica d’attualità con sensibilità poetica e spirito d’osservazione da illustratore/fumettista.

    2. Antonio
      novembre 15th, 2005 09:29
      2

      Grazie, sottofalsonome, troppo gentile… quanto all’illustratore, ah, a saper disegnare! :)

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