Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie.
E’ un’abitudine da cui è difficile staccarsi, è legata ad un rito primitivo, atavico ed ancestrale, si risolve in un veloce, sbrodoloso, vorace e rumoroso, quando non imbarazzante soliloquio masticativo.
E non posso farne a meno, non posso, perché arriverò sempre a quel momento in cui, per un’infinità di ragioni io ho fame, ed ho fame in quel momento, solo ora e non dopo, non quando potrò stare a tavola tranquillo e composto, non quando potrò apprezzare la pietanza delicata che si appoggerà sul mio piatto ampio, sicuro e pulito.
Accadrà sempre che ad un certo punto, una carrozzella, un baracchino, un furgone o un banco affacciato sul marciapiede esporranno qualcosa che risveglierà in me l’istinto di maschio cacciatore, maschio divoratore famelico, e allora la pizza rossa, l’hamburger, l’hot dog o il pollo fritto saranno un’idea sola e lacerante: prendere e mangiare subito.
Accade nelle strade, nelle città, sui treni e sugli aeroplani. Quando arriva il momento del pranzo, mangio, ingollo, e me ne fotto.
Qualcosa di apprezzabile ci sarà, lo so, e lo voglio provare.
Voilà.
Poi però sollevo la testa e come un novello conte Ugolino, mi accorgo magari di essermi sbrodolato la barba di crema, di salsa al curry-yogurt, di mayonnaise e di frammenti di pomodoro sgualciti che mi sento un po’ una bestia alla mangiatoia, ingorda e vorace.
Ma resta il fascino del piatto rubato, fagocitato per risolvere un improvviso imbarazzo. E negli anni ho dato vita ad una raccolta di oggetti alimentari interessanti.
1° puntata
Il biroldino, alias Nussstängeli, ovvero l’insostenibile leggerezza della mandorla
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