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22/10/2005

Welcome to Greensboro!

di Antonio Sofi, alle 09:19

E’ cominciato tutto verso la fine dello scorso anno, quando sul blog di Jay Rosen sono comparsi dei post che parlavano di Greensboro, North Carolina.
La città di Greensboro, forte di un certo numero di blogger e del sostegno del quotidiano locale, stava creando una vera e propria cultura del blog legata alla dimensione locale, grazie a un aggregatore e a molta gente entusiasta e impegnata.
Incuriosita ho continuato a tenere sotto controllo gli sviluppi della vicenda, e quando, ricevuta conferma della mia borsa di studio negli USA, ho letto di Converge South non avevo altra scelta se non prenotare l’aereo. Per la conferenza, certo, ma non solo.
Welcome to Greensboro!
(o “Blogsboro”, come l’ha ribattezzata il Los Angeles Times in un articolo di qualche tempo fa)

La conferenza – day 1
[foto di farenheit_81]
La doverosa premessa è che tutto è all’insegna dell’informalità: dall’abbigliamento al badge con nome e cognome (il primo più grande del secondo – e non è un dettaglio da poco) all’atmosfera generale. Alle 8 siamo tutti in una sala a fare colazione ed è palese da subito che non ci sono barriere di età, provenienza o professione: c’è la possibilità di parlare con chiunque senza timori reverenziali di sorta.

Durante il primo giorno si discute molto di giornalismo e i blogger sono in buona compagnia di parecchi studenti della A&T University che ci ospita.
Il principale problema è che ci sono tre incontri contemporaneamente e bisogna scegliere: in realtà diverse persone saltano da uno all’altro per cercare di ascoltare il più possibile. In seguito scoprirò che molte degli incontri sono disponibili in podcasting e/o video.
Si parla di copertura mediatica, specie in tempo di guerra, di etica, di costruzione di comunità, e quindi anche di Greensboro, si capisce. Attivismo politico con Ruby Sinreich [foto], fundraising con Dave Hoggard e il Blog Carnival dalle parole di Bora Zivkovic.
Dulcis in fundo Jay Rosen e Lex Alexander (giornalista del N&R) conducono un incontro dal titolo “Ethics: What are the rules? Meshing new technology with journalistic values”.

Negli States è davvero tutta un’altra cosa: molti blogger si impegnano per costituire un’alternativa al giornalismo, delusi dalla piega che sta prendendo il giornalismo, dalla mancanza di obiettività (pallino del giornalismo di matrice anglosassone), di indipendenza, di notizie. Premesso che, a mio parere, il blog è complementare e non alternativo ai mainstream media e che comunque il giornalismo italiano è in parte diverso da quello made in USA resto stupita dalle argomentazioni e dal calore con cui molti sostengono questo punto di vista, nonchè dalla serietà con cui prendono questa missione. Molti sono blogger e giornalisti, molti semplicemente blogger, ma qui non c’è un tesserino che faccia distinzione tra chi è giornalista e chi non lo è: il discorso parte da basi diverse anche per questo.

Alcuni giornalisti – e più ancora, gli insegnanti di giornalismo dell’università – si svelano piuttosto scettici: “Perche’ dovremmo credere a un blogger?”, e’ la loro principale obiezione, “Quanti non controllano le fonti adeguatamente, quanti vanno contro tanti punti cardine della professione giornalistica, principi che insegniamo ai nostri studenti ogni giorno in queste aule?”

Jay Rosen, a termine di un incontro in certi punti anche troppo vivace, conclude con un significativo “Don’t trust me”.
Ovvero: il blogger non ti chiede di fidarti, ma – paradossalmente – di non fidarti e di controllare le fonti (documenti, registrazioni di interviste ecc.) che mette a disposizione a supporto di quello che scrive.
Sintesi eccellente.
Dave Winer poco prima lo aveva definito “a living legend”. Un po’ scherzava, un po’ no.

Creativity on the web for all people – day 2

[foto di farenheit_81]
Wikipedia, videoblogging, politica e media locali: il secondo giorno è dedicato alla creatività sul web, a come gli strumenti vengono usati dalle persone, e di persone dovrei parlare.
Il punto è che non so davvero da dove cominciare.
Potrei dire che ho conosciuto Dave Winer [foto] e ascoltato Jimmy Wales che parlava di Wikipedia.

Potrei parlare della gente con cui ho parlato e fatto amicizia, di Janet e Daniel, vulcanici giornalisti e blogger di Charleston, delusi dalla mancanza di indipendenza del mestiere che pure amano, del carismatico MichaelCobbBowen, di Ruby e Brian, attivisti politici. Potrei parlare di realtà nuove, della cui esistenza nemmeno sospettavo (se gli Usa sono a un’altra velocità rispetto all’Italia per quanto riguarda i blog? Sì, senza dubbio).
L’elenco sarebbe davvero lungo e probabilmente il mio racconto non renderebbe giustizia a queste persone appassionate e pronte al dialogo e al confronto.

Di una cosa sono curiosa. Di vedere come andrà a tutte quelle persone che hanno aperto un blog in questi giorni. Ricordo in particolare una psicologa – non il suo nome, ahimè – letteralmente affamata di risposte, desiderosa di capire come, nonostante la poca dimestichezza con le nuove tecnologie, potesse far funzionare tutti questi nuovi strumenti.
E poi un’anziana signora che proprio non riusciva a darsi una ragione del fatto che Jimmy Wales fosse un volontario e non percepisse regolare stipendio per quello che ha fatto con Wikipedia
(“Ci sono solo due persone impiegate? Ma lei e’ pagato? No!? mMa ha un lavoro? Ma sua moglie ha un lavoro?”).

Ed Cone, uno degli organizzatori, lo ha detto sin dal primo momento: “Sentitevi liberi di fare domande in qualunque momento, anche se non sapete niente dell’argomento, anzi, può essere un’occasione per imparare. Questa conferenza deve essere fatta di conversazioni. Questo sono i blog, del resto”.

Aftermath

“The universe is full of magical things,
patiently waiting for our wits to grow sharper”

Eden Phillpotts

Ecco la frase perfetta mentre si aspetta Converge South 2006. Qui già ci pensano, davvero. E non si vuole semplicemente aggiornare l’edizione del 2005.
Durante questi giorni, ad esempio, si e’ parlato molto di videoblog, specialmente grazie ad Amanda Congdon [foto] e al suo Rocketboom, e ad altri che usano il videoblog quotidianamente e/o professionalmente.
Analogo discorso per il podcasting che, inutile dirlo, l’ha fatta da padrone.
“E’ la nuova rivoluzione, oggi si parla di podcasting come si parlava dei blog qualche anno fa” ho sentito dire da più persone. Molto probabilmente sarà questa la direzione della prossima edizione, maggiormente incentrata su un “genere”.
Giusto il tempo di prendere un po’ di fiato!

Non posso parlare di Converge South senza ringraziare Ed Cone e Sue Polinsky, gli organizzatori. Erano letteralmente ovunque, al punto da farmi porre seri dubbi sull’impossibilità dell’ubiquità! Sono stati la mente e il corpo di questa conferenza, aiutati da molti volontari.
Una comunità attiva e attenta che si è fatta organizzazione efficientissima e ha abbinato la conferenza a momenti di puro divertimento tra amici: il barbecue a casa Hoggard (tipico barbecue american style con tanto di vicinato mobilitato nell’allestimento del gazebo e nella preparazione del cibo) o – grazie Jay O. – il concerto di Alana Davis (non conoscete Alana Davis? E provate, magari vi piace).

Già, perchè io – e questa è la cosa che ancora e più mi stupisce a ripensarci – sono stata ospite di Greensboro, una comunità di persone incredibili. Persone che hanno un blog (ahem, ma è davvero così importante?)

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  • 4 Commenti al post “Welcome to Greensboro!”

    1. Vassar storie(s)
      maggio 25th, 2007 10:06
      1

      24/05/2007: Intervista a Danah Boyd su Apogeonline 21/03/2007: YouTube e la campagna elettorale negli USA su Webgol 22/10/2005: La conferenza Converge South (Greensboro, North Carolina) su Webgol

    2. gattostanco ...appunti
      novembre 2nd, 2007 12:42
      2

      Invece, come disse una volta un mio amico, il tempo trascorso in compagnia della suocera è eterno e si misura in mazzate sui coglioni. “Tony Siino mi ha intervistato per http, il programma radiofonico che conduce su Radio Time. Ho parlato delleesperienze di Greensboro(a proposito, anche quest’anno Converge South è stato un successo), di giornalismo collaborativo, citando Assignment Zero, e del fatto che la contrapposizione tra blogger e giornalisti, beh, non mi pare abbia molto senso.

    3. Antonio
      ottobre 30th, 2005 19:38
      3

      accidenti, subissato da migliaia (migliaia) di spam al giorno, nel cercare di eliminarli ho cancellato anche i commenti “buoni” sotto al post di antonella. Me ne scuso con Antonella e con i commentatori: io ricordo un bel commento di http://manginobrioches.splinder.com, credo di
      michaelscornerblog.com, e il terzo, per ora, mi sfugge.
      *Due to spam on comments (and to my hurry) I removed three “good” comments here: sorry*

    4. Antonio
      ottobre 31st, 2005 09:34
      4

      Mi aiuta Antonella a ricordare i due commenti “dall’estero”:

      http://www.greensboro101.com
      http://www.onlinegreensboro.com/~mcorner/

      sorry again ;)

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