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18/10/2005

Primarie non sono ‘a chi arriva primo’

di Antonio Sofi, alle 07:48

Purtroppo in questi giorni ho avuto poco tempo per il mio solito giro di ronda di letture. Questa mattina, però, mi sono svegliato un’ora prima e mi sono messo di buona lena, anche per recuperare le opinioni sulle primarie.

A proposito: i dati (da convalidare) delle consultazioni sono qui, in pdf Рed ̬ come sempre, molto divertente andare a spulciare tra i numeri elettorali.

Romano Prodi vota alle primarie4.311.349 votanti sono una gran bella cifra.
Una cifra in parte inaspettata che dimostra, innanzitutto (e non era ovvio) la sensatezza di questo tipo di consultazioni. Che non da subito, non senza distinguo, sono state accettate da tutte le anime della sinistra (non lo dimentico). Una gran bella cifra che parla di una esuberante voglia di trovare nuovi meccanismi di delega di rappresentanza che rispondano a nuove esigenze di partecipazione personale.

D’altro canto queste primarie, lo dico da un bel po’, sono nate “male”. Con molti, all’inizio, che hanno storto il naso, fatto obiezioni, messo i bastoni tra le ruote (continuo a non dimenticarlo). Proseguite in parte come escamotage di Prodi per farsi incoronare, per darsi quella legittimità popolare di leader che, si pensi a qualche mese fa, non tutti i partiti erano disposti a dargli per semplice curriculum. Una strategia da “voto di fiducia” in parlamento che è risultata – e per fortuna, in quanto ad electability dell’ex presidente dell’unione europea – vincente. Sospiro di sollievo e andiamo avanti.

Perchè, personalmente, continuo a nutrire dubbi sulla effettiva propensione “primaristica” di molti dei soggetti del centrosinistra.
In questo senso, il vero banco di prova (ormai però se ne parlerà per le prossime consultazioni) è proporre le primarie a livello di unità territoriali -perchè va bene il leader ma io mi vorrei scegliere anche il rappresentante del mio collegio. Vedremo – solo in quel caso applaudirò senza remore. Ma le primarie territoriali vuol dire togliere alle nomenclature politiche il potere (assoluto e nelle segrete stanze) di nomina delle candidature (potere che sarà teoricamente ancora più devastante all’interno del contesto della nuova sciagurata legge elettorale).

Quanto alle varie discussioni che ho letto in giro sui risultati (anche nei commenti di un mio precedente post), spicca, anche se limitatamente alla blogosfera, un dibattito (come chiamarlo?) sul risultato di Ivan Scalfarotto. Ha preso poco, ha preso molto, chi ci sta dietro, è malafede, è buona fede, la blogosfera non sposta voti, e via dicendo.

A mente fredda, cosa ci dice la candidatura (e i risultati) di Scalfarotto?
Il fatto che una singola persona, con relativamente pochi agganci politici e partitici, inserendosi nelle maglie larghe delle regole di una consultazione nuova, sia (uno) riuscito a stare sulle schede delle primarie e (due) facendosi portatore di alcune issues specifiche (di nicchia magari, piccole ma sensate) all’interno del dibattito politico della coalizione.

Cioè esattamente il senso politicamente più puro delle primarie.
In cui a confrontarsi sulle priorità sono soggetti che condividono un progetto politico generale. Si condivide il progetto, ci si confronta sulle priorità. Scalfarotto, l’ho scritto, sarà pure politicamente naif, ma questo fattore di difformità delle primarie da altri tipi di consultazione credo l’abbia capito molto meglio di altri, che forse, più di lui, ne hanno spesso fatto una questione di mero peso politico all’interno della coalizione.

Va bene la realpolitik (rispondevo ad Enrico nei commenti), ma queste sono primarie, non politiche! Ovvero un voto ad un candidato che, nei patti, sarà comunque una risorsa per l’Unione e per il leader designato. Questo vale per chi ha votato Bertinotti, Pecoraro Scanio ecc., e anche Scalfarotto che, rispetto agli altri, non ha partiti alle spalle e/o nulla da difendere. Gente che prenderà questi voti (pochi o tanti, aspettati o inaspettati) e i temi che li hanno attratti, e li porterà al servizio del progetto della coalizione. E per chi non sarà così, il mio giudizio su di loro sarà inappellabile. Cosa si dovrebbe dire, per esempio, a chi ha votato Mastella alla primarie (immagino condividendo il progetto del’Unione) e poi se lo ritrova con un piede dentro e un piede fuori dalla coalizione?

Io sono contento del risultato delle primarie.
Della vittoria di Prodi (sulla quale nessuno aveva dubbi), e della partecipazione, numericamente assai confortante.

MastellaMa i primi segnali che colgo è che siano state in parte percepite come primarie all’italiana, anzi primarie al proporzionale, in cui si gioca “a chi arriva prima”.

E’ inevitabile: non abbiamo ancora cultura delle primarie. Ma non deve essere così. Le primarie sono solo apparentemente segno di totale disunione (come ha scritto qualcuno): la vera disunione si manifesta al di fuori delle regole. All’interno di regole chiare e di confronti pubblici, le primarie sono invece (o debbono essere) un fattore di forte coesione: ci siamo pubblicamente confrontati all’interno di un progetto comune, hai vinto tu perchè hai presentato priorità più sensate e/o la tua persona è più eleggibile, ergo mi metto al servizio della tua candidatura.

(Che non si pensi sia solo una cosa dell’altro mondo – o dell’oltreoceano con gli sconfitti che vanno a fare i vicepresidenti: Boccia lo fece meravigliosamente per Vendola dopo il risultato delle primarie pugliesi).

Il primo segnale post-primarie, Mastella che ad urne ancora aperte accusa di brogli, poi rassicurato dal pacchetto di voti raggranellato si rimbullisce e afferma di voler appoggiare l’Unione ma solo da fuori, mi pare molto più sconfortante (e significativo) del risultato di Scalfarotto e simili.

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  • 8 Commenti al post “Primarie non sono ‘a chi arriva primo’”

    1. Antonella
      ottobre 18th, 2005 16:51
      1

      Per quello che e’ sembrato a me, queste primarie sono state segno di disunione per come sono nate. Nel senso che se ci fosse stata unione (!) nella coalizione di centrosinistra, di primarie, forse, non ne avremmo sentito parlare.

      Parlavo ieri con una persona che mi descriveva le primarie come una mossa propagandistica, il che secondo me e’ la versione che vuole far passare il governo (il mio amico, povera stella, legge il corriere e il foglio e basta) per non dover ammettere che partecipazione c’e’ stata, e significativa.
      Quattro milioni non son pochi, specie se pensiamo che con questa cosa non si decideva niente, mica come le primarie made in USA (che sono tutta un’altra cosa, non dimentichiamolo).

      Quattro milioni hanno partecipato, bene…molti forse con lo spirito del “siamo in ballo e balliamo”, dato che le primarie non le hanno chieste gli elettori, ma i politici.

    2. jest
      ottobre 19th, 2005 02:37
      2

      “In questo senso, il vero banco di prova (ormai però se ne parlerà per le prossime consultazioni) è proporre le primarie a livello di unità territoriali -perchè va bene il leader ma io mi vorrei scegliere anche il rappresentante del mio collegio. Vedremo – solo in quel caso applaudirò senza remore. Ma le primarie territoriali vuol dire togliere alle nomenclature politiche il potere (assoluto e nelle segrete stanze) di nomina delle candidature (potere che sarà teoricamente ancora più devastante all’interno del contesto della nuova sciagurata legge elettorale). ”

      Minchia, come sono d’accordo.

    3. leibniz
      ottobre 19th, 2005 09:25
      3

      Bé, però a queste primarie è quasi mancato il “cosa faro”, l’aspetto progettuale. Si è più votato per chi dovrà tenere testa a una coalizione.
      Per il resto, sì, le primarie sono anche un grande spot, una occasione per coagulare le forze vive (più attratte dalla battaglia politica) di un elettorato, per questo sono raccomandate alla coalizione sfidante.
      Eviterei invece di credere alla favola: ora che ha vinto Tizio, avrà la strada spianata nella coalizione: la sua forza contrattuale resta la medesima di una nomina avvenuta tra i segretari di partito.

    4. Antonio
      ottobre 19th, 2005 12:40
      4

      D’accordo che è mancato (quasi) del tutto l’aspetto progettuale e che sono diventate una prova di forza e/o anche un grande (bello) spot, che non si parla di farle per bene a livello territoriale, che son venute dall’alto ma poi hanno fatto registrare una straordinaria partecipazione, e che, purtroppo, per le mille esagerate litigiosità, la strada spianata per il vincitore è, nel contesto italiano, una favola bella (ma risottolineo che non è cosa dell’altro mondo: vedi Boccia e Vendola, in cui il primo s’è comportato come non tutti si aspettavano mettendosi al servizio del secondo).

      Eppure è il senso “vero” delle primarie, ricondurre le varie anime (e litigiosità) di una coalizione frastagliata intorno ad un progetto (e una persona) comune, condiviso, e legittimato dal voto degli elettori. Senza che diventi il solito pastrocchio italico con dichiarazioni ad urne aperte, e fuoriuscite ad arte una volta racimolato il bottino dei voti. Cose squallide. Cambierà in futuro l’approccio? Io lo spero.

    5. PlacidaSignora
      ottobre 19th, 2005 16:50
      5

      Io ho un’unica perplessità, che forse con la politica non c’entra nulla, ma riguarda esclusivamente il comportamento umano.
      Leggo fra i dati, questi: schede bianche:7583, schede nulle:9031. Pari a un totale dello 0,4%.
      E mi domando: non sono elezioni ufficiali, ma diciamo “volontarie”. Per votare fai lunghe code (ergo usi tempo), e paghi minimo 1 euro. Tutto questo per annullare la scheda o riconsegnarla bianca.
      Che senso ha? Posso, sforzandomi, cercare di giustificare le nulle: goliardia, incavolatura nera, sfiducia assoluta, finalmente hai l’occasione di “sfogarti” insultando i politici…che ne so, cose così (anche se 9000, cavoli, sono un bel numero).
      Ma le bianche che significano?
      Non era meglio allora starsene a casa?

    6. MassimoSdC
      ottobre 19th, 2005 19:51
      6

      Placida, tra le nulle rientrano anche quelle di chi ha votato più di un candidato, per esempio.
      Quanto alle schede bianche, non ne farei una questione di “volontarietà, obolo e file”, ma direi che, per esempio, qualcuno abbia potuto pensare di esprimere una scelta precisa quanto quella di fare una croce su di un nome. Il senso? Qualcosa tipo “nessuno di loro, e pago anche un euro per dirlo”. Fosse così, non troverei grandi differenze dai voti validi. Almeno quanto a senso consapevole del proprio voto. E, tra l’altro, mi viene in mente questo Saggio sulla lucidità:

      http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8806170430

      ;o)

      saluti
      M.

    7. franco
      ottobre 19th, 2005 22:48
      7

      Su Scalfarotto, l’ho già scritto anche altrove, dico che ha preso pochi voti e non per colpa di un deficit informatico. se 15.000 sottoscrittori diventano 26.000 voti, vuol dire che i primi non hanno convinto neanche una persona a testa con un mese di tempo a disposizione.

      In linea di massima questa post primaria mi sta un po’ deprimendo, su certi blog ho letto analisi che a definire classiste, si dà una valutazione moderata.

    8. MG
      ottobre 20th, 2005 14:21
      8

      Sono d’accordo con te Antonio, mi sembra che il tuo post inquadri alla perfezione la situazione mettendo in luce “pregi” e “difetti” delle primarie. Penso che sia stata una consultazione utile, spero che sia la prima e non l’ultima e che ci si occupi di renderla sistematica e meno “all’italiana”. Comunque un successo se si esclude Mastella e quello che mi viene da definire “mastellismo politico” ormai strabuzzante. Resto comunque scettico e diffidente su tutto ciò che mi circonda, spero quindi che Prodi comprenda la responsabilità che la massa di elettori gli ha messo sulle spalle e che sappia sostenerla. Credo che tanti voti corrispondano a tanta responsabilità, per sostenere la responsabilità ci vuole capacità e grinta doti che Prodi non aveva ben sviluppate nella seconda metà degli anni novanta. Spero che il centro sinistra sia cresciuto e non finisca come il centro destra che con gli anni è involuto a stadi pre scimmieschi.

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