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15/09/2005

Giornalisti bloggati 2

di Antonio Sofi, alle 20:35

Della ricerca su giornalisti e blog, io me ne ero accorto in ritardo, ma altri ovviamente lo avevano fatto prima di me.

Li segnalo solo ora: Mauro Lupi (entusiasta), Pandemia (dubbioso), Carlo Felice Dalla Pasqua (dubbioso e giustamente pedante).
Altri?

Peraltro, nei commenti a Lupi, Vincenzo De Tommaso di Digital Pr, prova a spiegarsi. Non risolvendo però il problema della rappresentatività, che è centrale, e mina qualsiasi ulteriore discussione sulla ricerca.

Di che stiamo parlando?
Di “sapere come la pensa un discreto numero di giornalisti sul fenomeno” (come dice De Tommaso) o di una ricerca rappresentativa di cosa pensano i giornalisti italiani (tutti) sui blog?
Perchè sono due cose molto diverse.

Non è che la prima non va bene, e personalmente ho trovato alcuni spunti interessanti nei risultati.

Il punto è che non la si può presentare come ricerca sui giornalisti italiani.
E qui c’è, come dire, la complicità del Corriere che ha presentato i risultati in quel modo.

In poche parole, affermare che, i blog, 1/3 dei giornalisti italiani li consulta quotidianamente e/o ne ha uno è una discreta forzatura. Perchè, banalmente, il campione non è statisticamente rappresentativo dell’universo oggetto della ricerca, ovvero i giornalisti italiani.

La qualità di un campione non è data dalla quantità di soggetti intervistati, ma dalla sua rappresentatività rispetto ad alcune variabili significative.
In questo caso poteva essere il settore di interesse (come già detto evidentemente troppo sbilanciato sulla tecnologia, come spiega anche Carlo Felice nei commenti a questo post) ma non può essere il solo.

Per esempio mancano i dati sull’età, il sesso, l’istruzione, ecc.
Che età ha il campione?
E se son tutti sotto i trent’anni non cambia qualcosa?
E quante donne ci sono, nel campione?
E ancora, per fare un esempio di campionamento fatto bene: la percentuale di donne e di giovani nel campione rispecchia la percentuale di donne e di giovani presenti nell’universo giornalisti italiani?

In secondo luogo, che tipo di giornalisti sono?
Professionisti (ca. 19.000, dato 2002), o pubblicisti (ca. 50.000, dato 2002) , o collaboratori, free-lance, praticanti, ecc. (chissà quanti altri). Non si capisce. E di certo cambia.

E poi di che testate sono?
Questo è uno dei pochi dati che viene svelato dalla presentazione della ricerca.
Nel comunicato si parla di “testate nazionali” (carta stampata, radio, tv, ecc.).
Ma quali testate? C’è una lista?
Sono state prese tutte le testate nazionali, o s’è fatto una scelta?
E come si è scelto a chi mandare il questionario? Solo a chi aveva una mail?

In ogni caso già il dato delle testate nazionali limiterebbe molto l’oggetto dell’indagine, che non sarebbe cosa ne pensano dei blog tutti i giornalisti italiani, ma cosa ne pensano dei blog i giornalisti delle testate nazionali.

Sempre ammesso che il campione sia stato preso bene, che i giornalisti siano tutti giornalisti, e che le testate siano tutte quelle nazionali.

Insomma qualche dubbio continuo ad averlo (e dire che bastava presentarlo in maniera diversa).


  • Giornalisti bloggati?
  • Citizen what?
  • Ona Italia. Giornalismo digitale (iper)locale.
  • Con i blog, tutti giornalisti? Un incontro a Roma

  • 8 Commenti al post “Giornalisti bloggati 2”

    1. AdRiX
      settembre 16th, 2005 09:42
      1

      Randella, Antonio. Insisti. Chissà che colpendo su un punctum dolens come questo non cambi qualcosina sul modo col quale le ricerche statistiche/demoscopiche vengono presentate dai giornali.

    2. b.georg
      settembre 16th, 2005 10:34
      2

      conosco giornali in cui i sondaggi su centinaia di intervistati sono fatti chiedendo alle persone presenti nella stanza – numero variabile da 0 a 5 – e moltiplicando per due zeri
      (se non ci credete, non ne avete viste abbastanza)

      ora, tengo a precisare che sicuramente questo non è il caso, perché la ricerca è fatta da un istituto esterno e non da un giornale, quindi è senz’altro molto seria.

      (sto scoppiando a ridere, scusate, esco)

    3. AdRiX
      settembre 16th, 2005 11:27
      3

      bg, mi intristisce pensare che un Ordine Professionale serio come quello dei Giornalisti non sanzioni vieppiù questi comportamenti deontologicamente non ortodossi.

    4. antonio
      settembre 16th, 2005 17:18
      4

      Adrix, b.georg: sono d’accordo con voi. Il problema è forse ancora più a monte; i sondaggi hanno una malìa straordinaria e invincibile: ti dicono, o pretendono di dire, cosa sarà il futuro, o cosa ne pensa la “gggente”. Le regole si possono fare, ma rimarrà sempre il bisogno (di sapere il futuro e l’opinione della ggente): bisogno che in qualche modo si cercherà di soddisfare.

      E’ ovvio però che un sondaggio dalla metodologia carente toglie credibilità a tutto lo strumento. Ecco perchè le associazioni di settore hanno chiesto e ottenuto in passato che la pubblicazione dei sondaggi siano accompagnate da una serie di dati metodologici che consentano di farsi una idea generale sulla qualità dei risultati stessi. Sulla importanza di questi dati, però, spesso accade che si chiuda un occhio per quanto riguarda ricerche di terzi (oppure i soliti sondaggi on line, citati continuamente): ed è un malcostume che, se modificato, non farebbe che giovare a tutti.

    5. Vincenzo
      settembre 16th, 2005 18:03
      5

      La contrapposizione è la linfa di ogni discussione e lo è più che mai quando si parla di blog, prova ne è l’interesse dei blogger per la politica , l’argomento che più stimola la contrapposizione dialettica.

      Siccome però non mi convice l’idea dello “sfogatoio virtuale” avanzata da Giancarlo Dotto in un articolo a proposito dei blog apparso su Panorama un po’ di tempo fa, vorrei chiarire ancora un po’ di cose, nella convinzione che invece la comunicazione a due vie possa effettivamente arricchire tutti.

      Allora approfitto dell’assist di Antonio Sofi – la cui critica lucida mi pare improntata su canoni di massima correttezza – e provo a fornire qualche chiarificazione in più in merito alla nostra indagine conoscitiva, nel massimo rispetto del suo giudizio (e di quello di tutti i partecipanti alla discussione), con intenti assolutamente costruttivi.

      I passaggi contestati
      :
      Sofi dice che non vi sarebbero sufficienti indicazioni circa i giornalisti che hanno dato risposta al nostro questionario.
      Per lui non è stato in particolare sufficientemente chiaro se i risultati della ricerca siano riferiti a “un discreto numero di giornalisti” interpellati sul fenomeno o se la ricerca sia rappresentativa di cosa pensano i giornalisti italiani.

      L’occhiello del comunicato in realtà recita: “Una ricerca di Digital PR e Hill&Knowlton Gaia su un campione di 400 giornalisti italiani…”.
      Più che inserire il dato numerico del campione nell’occhiello del comunicato non saprei cos’altro avremmo potuto fare.
      Crediamo poi che 400 giornalisti che rispondono alla nostra ricerca siano abbastanza rappresentativi per ritenere la ricerca significativa (per me sono moltissimi per la verità), soprattutto se paragonati ai 1.202 giornalisti americani che avevano risposto alla survey analoga di EURO RSCG MAGNET.
      Fate una proporzione tra la realtà statunitense e quella italiana e tirate voi stessi le somme

      > mancano i dati sull’età, il sesso, l’istruzione, ecc.

      è vero, ma a noi interessava capire come la categoria reagiva a questo fenomeno in quanto fatto mediatico

      >che tipo di giornalisti sono?

      C’è assolutamente il dato nell’ultima slide della presentazione in .pdf (ovviamente relativo a quanti hanno risposto).
      I giornalisti sono divisi per categorie.

      Infine i 4500 giornalisti interpellati sono quelli con cui le due agenzie evidentemente hanno modo d’interfacciarsi più spesso. Si tratta ovviamente di giornalisti per la maggior parte di testate per lo più nazionali, vista anche la natura multinazionale dei nostri clienti.
      In ogni caso, nessun mistero, la rierca è stata impostata sulla base dei nominativi in nostro possesso e abbraccia in maniera esaustiva tutti i media d’informazione.

      Vincenzo De Tommaso (con due emme)

    6. loconews
      settembre 16th, 2005 21:14
      6

      giusto per completezza, ci sono persino dei blogger che leggono i giornali. Non sarebbe male un sondaggio per vedere quanti sono (io sì, posso provarlo)

    7. antonio
      settembre 16th, 2005 23:54
      7

      Gentile De Tommaso (chiedo scusa per il refuso non voluto),

      intanto ti ringrazio per la disponibilità al confronto. Evidentemente, però, abbiamo due idee piuttosto inconciliabili sul concetto di ricerca scientifica e di rappresentatività statistica.

      Giusto per puntualizzare un solo punto, che è peraltro la base di tutte le scienze campionarie: la mera quantità del campione non è di per sè indice rilevante della rappresentatività del campione stesso. Da questo punto di vista, che siano 400 o 4000 cambia poco, se poi non “rispecchiano” statisticamente l’universo di riferimento. E, da questo punto di vista, nella vostra ricerca, a me pare ci siano davvero troppi “bias” metodologici (dalla mancanza di dati “anagrafici”, alle liste “private” e non causali, ecc.,).

      Il tutto fa sì che i risultati siano, al massimo, una semplice indicazione “nasologica” sullo stato delle cose, utile anche essa, ma poco più.

      Cari saluti.

    8. gm
      ottobre 4th, 2005 12:37
      8

      Sono d’accordo per i rilievi sul campione. Posso aggiungere una cosa? Di che tipo di giornalisti si tratta? Cioè che altro sono oltre a essere giornalisti (fotografi, pubblicitari, architetti, professori universitari…) Questo apre anche il problema della possibile nuova segmentazione della categoria (e forse della società) sotto l’impatto di internet (e dei blog.
      ciao

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