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01/09/2005

Direi di nicchia, se mi piacesse la parola

di Antonio Sofi, alle 13:24

Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La RepubblicaAvevo deciso di prendermi tutto il mese di agosto lontano dall’amato blog, e così ho fatto. Lasciato in ottime mani, per fortuna. Enrico, con la sua rumizzeide, ha fatto un lavoro eccezionale, mettendo a frutto al meglio un agosto lavorativo, ricamando, passo passo, intorno allo splendido viaggio/reportage di Paolo Rumiz alla volta di Gerusalemme – pubblicato a puntate su Repubblica (per chi se lo fosse perso, consultabile on line a questo indirizzo).

Un’operazione che, mi permetto per una volta di imbrodarci, è non solo del tutto inedita nel panorama blog italiano, ma si propone come esempio concreto di quella (sotto)specie di prodotto giornalistico che andiamo chiamando da un po’ di tempo approfondimento collaborativo. Che si caratterizza, in parole povere, dalla capacità (data dall’opportunità di lavorare all’interno di uno spazio-tempo giornalistico lasco, allentanto, senza particolari frenesie di notiziabilità e/o vendibilità) di produrre un approfondimento di tipo verticale (per un mese solo Rumiz, il suo viaggio, e le sue suggestioni), e di tipo orizzontale (utilizzando link, segnalando risorse complementari su altri media – per esempio la trasmissione radio su rtsi – ma anche suggestioni migliorative provenienti dai commenti o dalle mail dei lettori – per inciso mai ricevute così tante).

Credo sia questa la strada giusta per un utilizzo compiuto delle potenzialità di approfondimento “giornalistico” dei blog. Un percorso complicato dal non avere esempi pregressi cui appoggiarsi. Di certo perfettibile e migliorabile – nel metodo e nell’inclusione di più voci e sensibilità.
Pian piano, pian piano.

Oltre all’apprezzamento di molte persone, che ringrazio anche a nome di Enrico, sono – siamo – particolarmente contenti della ciliegina sulla torta (e forse ce ne sarà un’altra): l’intervista in esclusiva a Monika Bulaj, che, oltre a presentare il lavoro – eccezionale – di una grande fotografa, ci ha svelato parte del retroscena riguardante il viaggio di Rumiz.

Ecco un esempio fenomenale di cosa si può fare con i blog, sempre che si riesca a focalizzare un tema in modo preciso, e ad approfondirlo insieme ad un pubblico interessato.

Si potrebbe affermare che l’intervista a Bulaj, in quanto fotografa del reportage di Rumiz, ha un valore-notizia basso. Questo è vero: ma solo se valutato prendendo come riferimento un contesto giornalistico classico, con un pubblico ampio e differenziato (un quotidiano, un mensile, un settimanale, ecc.). Al contrario la stessa intervista ha un valore-notizia, una appetibilità assai elevata se consideriamo coloro i quali (immagino tanti) seguivano giornalmente le tappe di Rumiz alla scoperta delle radici della cristianità.

Per loro (per noi), l’intervista a Bulaj (e gli altri pezzi della rumizzeide) sono, inequivocabilmente e a tutti gli effetti, una notizia – che, probabilmente, non avrebbe trovato accoglienza in nessun altro luogo, inevitabilmente più generalista di un blog che lavora con una logica d’approfondimento focalizzato.

Ritorna l’idea di un giornalismo (potenziale) che si struttura su nuove logiche, che lavora sugli spazi interstiziali lasciati inabitati dai media tradizionali (direi di nicchia se mi piacesse la parola).
Il quale, più che contrapporsi, si nutre da e nutre l’informazione professionale.

Ma ci ritornerò, anche in vista di una uscita editoriale (in cui ho provato a sistematizzare un po’ meglio questi concetti), annunciata per il prossimo autunno.


  • Parole chiave III. Philippe Descola e la natura.
  • La posta dei lettori: CNN vs. MSNBC
  • Impasse
  • Cultura pop e Anni ’80. La realtà dell’effimero

  • Un commento al post “Direi di nicchia, se mi piacesse la parola”

    1. Santa
      settembre 1st, 2005 16:31
      1

      insomma, è la solita vecchia (?) storia della differenza tra fare notizia e fare informazione.
      L’intervista alla Bulaj informa, anzi, oserei dire, forma il lettore.
      La notizia, in genere, mette al corrente di un accadimento che, in ogni caso, andrebbe approfondito per valutarne la veridicità.

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