29/09/2005
Gaspar rulez
di Antonio Sofi, alle 09:25
La prossima conferenza dove vorrei andare è una conferenza che (ancora) non c’è (ma la si wikifa).
TecRati: UnConf (Gaspar, ammetti che qui ti servono i tag)
29/09/2005
La prossima conferenza dove vorrei andare è una conferenza che (ancora) non c’è (ma la si wikifa).
TecRati: UnConf (Gaspar, ammetti che qui ti servono i tag)
28/09/2005
Uff, un po’ di respiro, il tempo di scrivere due veloci riflessioni sulle giornate torinesi, e uploadare, come promesso, il mio intervento.
Taggare poco, taggare tutto è la mia icastica bertinottiana sintesi dei giorni del WebDays, trascorsi in un’ariata dolce e granata, da fine estate (sul “granata” non si discute, nessuna ruvidezza zebrata al WebDays, c’era il controllo all’entrata, altro che decreto Pisanu).
E’ un morbido e collaborativo fil rouge, che, a posteriori, ha collegato nella mia testa l’intervento specifico di Sergio sulla folksonomy, le evocazioni di de Kerckhove, le suggestioni di Giuseppe, i blocalismi di Tony, le misure emergenziali che ho indicato nel mio intervento.
Dare volto ad un blog, mettere in ordine i tuoi link sostituendoli con sorrisi, intelligenze, progetti, sguardi e timidezze; è taggare anche questo, il migliore dei tag possibili. E alla fine il tempo è sempre troppo poco.
Un mio ringraziamento speciale va ad Andrea (lui, per tutti gli organizzatori) per aver organizzato qualcosa che è riuscito a volare alto e insieme a tendere la mano.
Magari fosse solo cosa, sui temi del web, difficilissima: il peccato peggiore è che è raramente osata.
Un applauso sincero.
Il mio intervento:
- Blog e giornalismo d’emergenza, pdf, 1,28 MB
(dimenticavo: alla fine dell’intervento segnalavo un filmato su wikipedia sulle bombe londinesi: è questo qui)
Altre risorse
- technorati
- flickr
22/09/2005
(continua da qui)
Avevamo lasciato una questione in sospeso: la sindrome della posta dei lettori.
E’ che alcune vecchie abitudini sono difficili da cambiare. Continua a leggere »
Ne scrivevo ancora prima, a proposito dell’inizativa della CNN.com di aprire una sezione dedicata al citizen journalism.
L’obiettivo era quello di raccogliere i contributi multimediali (testo, audio, video) sulla tragedia di New Orleans.
La sezione dedicata ai contributi testuali dei lettori è poco altro che una versione tecnologicamente evoluta dela classica posta dei lettori, semi-vuota, scarna e di scarso appeal.
Peraltro la sezione citizen journalism che, nei giorni di katrina, campeggiava in home page ora è sparita.
Esperimento fallito.
19/09/2005
Della serie chi-se-ne-frega, lo so.
In questo post avevo fatto riferimento alla storica rubrica de La settimana Enigmistica nella quale venivano pubblicate le barzellette dei lettori dietro compenso, indicandola, un po’ scherzando un po’ no, come famoso precursore del citizen journalism “pagato” à là Oh My News.
Ma quanto veniva pagata una barzelletta pubblicata in “Risate a denti stretti”?
Nei commenti ricordi discordanti: io ricordavo 50.000 lire, altri 10.000 o 20.000.
Ho tagliato la testa al toro e scritto alla redazione, che gentilmente mi ha risposto.
Le riportiamo di seguito le ultime 8 variazioni dell’importo del compenso:
1970 3.000 £
1977 5.000 £
1982 10.000 £
1985 15.000 £
1990 20.000 £
1997 25.000 £
2001 30.000 £
2002 15 Euro
Oh. Giusto per dimostrare che un blog può fare quello che si chiama servizio pubblico.
15/09/2005
Della ricerca su giornalisti e blog, io me ne ero accorto in ritardo, ma altri ovviamente lo avevano fatto prima di me.
Li segnalo solo ora: Mauro Lupi (entusiasta), Pandemia (dubbioso), Carlo Felice Dalla Pasqua (dubbioso e giustamente pedante).
Altri?
Peraltro, nei commenti a Lupi, Vincenzo De Tommaso di Digital Pr, prova a spiegarsi. Non risolvendo però il problema della rappresentatività , che è centrale, e mina qualsiasi ulteriore discussione sulla ricerca.
Di che stiamo parlando? Continua a leggere »
Di “sapere come la pensa un discreto numero di giornalisti sul fenomeno” (come dice De Tommaso) o di una ricerca rappresentativa di cosa pensano i giornalisti italiani (tutti) sui blog?
Perchè sono due cose molto diverse.
15/09/2005
Ullallà , non me ne ero accorto.
Parlo dell’articolo sul corriere dal titolo: “Fenomeno blog, li segue un giornalista su tre. Sottotitolo: Utilizzati come fonte di informazione. E il 33% ne ha uno proprio.
Qui il comunicato della Digital Pr della Hil&Knowlton Gaia che ha curato la ricerca. E qui il pdf completo.
La ricerca dice qualcosa di interessante.
Ma, essendomi occupato in più ruoli di ricerche e sondaggi, ho sviluppato una particolare idiosincrasia verso le ricerche non supportate da indicazione della metodologia utilizzata.
Se non c’è rappresentatività statistica del campione, un sondaggio è come ascoltare le chiacchiere al bar.
In questo caso, non si capisce, e io sospendo il giudizio: il Corriere dice 400 giornalisti (generico), ma nè nel comunicato di sintesi, nè nel pdf ve ne è menzione (ma si parla di “testate nazionali”).
Inoltre nel pdf della ricerca, all’indicazione delle aree di specializzazione del campione c’è un 50% di giornalisti specializzati in “tecnologia”: rappresentativo dell’universo giornalisti?
Forse è semplicemente una costruzione un po’ elastica del campione a far uscire dati quali: 25% dei giornalisti hanno un blog “indipendente”, e un 5% hanno un blog all’interno di strutture redazionali?
(continua qui)
15/09/2005
Poco tempo per scrivere, ma non per leggere.
Da un po’ mi sollazzo con un Tombolini in gran forma, che si premura di spiegare l’economia a noi idioti.
Ah, per inciso: mi dicono che qualcuno si sia adontato per l’appellativo di idiota che vi ho affibbiato. Questo mi rattrista, perché mi sarei piuttosto aspettato dei ringraziamenti: chi me lo farebbe fare a me di stare qui a spiegare a voi idioti tutte queste cose se non vi amassi? E se vi amo, non dipende forse dal fatto che idiota lo sono stato, e a volte lo sono ancora, pure io? E se non ci diamo una mano tra noi, che succede? Mica vorremo morire idioti senza manco sapere di esserlo, no? Oppure sì? Se sì, allora, scusate, ma questo posto non fa per voi.
Imperdibile il caso fiat, feulleiton in più puntate, e un post di più di un mese fa sul caso De Benedetti-Berlusconi.
Del tutto a prescindere da considerazioni sul contenuto (lo dico per amor di paradosso), pago una cena a chi mi indica dove si possono leggere cose di questo tipo sulla stampa.
Lì mi danno dell’idiota e io nemmeno me ne accorgo.
14/09/2005
Giusto per non parlarne sempre all’ultimo momento.
Il prossimo 23, 24 e 25 settembre si terrà a Torino Webdays, alla sua sesta edizione.
E’, per chi non la conoscesse, una
manifestazione che, propone incontri, mini-convegni, concorsi, lezioni sugli strumenti e le forme di comunicazione più comuni in Internet, presentando anche le ultime novità in tema di sviluppo delle tecnologie informatiche nella pubblica amministrazione e nelle aziende di servizi per i cittadini e le imprese.
Il programma è assai ricco, di persone e di spunti, ritroverò cari amici, e a garanzia del tutto c’è Axell, quindi si va tranquilli.
Io spero di esser lì fin da sabato.
13/09/2005
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Ecco (via il bel trashfood) una spiegazione scientifica dello spaventevole Re dei Popcorn, creato da quel meraviglioso essere malvagio che risponde al nome di Joe R. Lansdale (qui una buona pagina, in italiano, di wikipedia).
Sono stati gli effluvi degli onnipresenti flavourings.
Io ho fatto prima, e senza ricerche.
Dopo aver letto questo libro mi fa impressione vederli anche da lontano, e in busta chiusa, i popcorn.
10/09/2005
(continua da qui)
Continuo a raccogliere segnali, come già per i reporter creativi di ieri.
Segnali di una emersione del problema/opportunità del cd citizen journalism, specie in relazione alla possibilità che questa produzione (spesso multimediale, spesso significativa – e vendibile – in casi di emergenza diffusa) possa, con qualche titolo, interagire con la copertura dei media tradizionali.
E’ un susseguirsi di piccole scosse e riassestamenti: il campo giornalistico non è certo immutabile, in generale. In più c’è internet (e i blog, ecc.) che fa da placca tettonica imbizzarrita.
L’impagabile Marquant mi segnala un pezzo uscito oggi su repubblica.it, dal titolo Tutti paparazzi con videofonino. C’è un sito che compra gli scoop.
Come mi fa notare lo stesso Marquant, la notizia è presentata sulla home page di Repubblica con questo sottotitolo: «E’ un’agenzia che acquista immagini scandalistiche da chiunque scattate e le vende ai “tabloid”». Continua a leggere »
10/09/2005
L’uomo del sabato, la rubrica maschilista di Beppe Severgnini, su Io Donna, magazine femminile del Corsera, non è male, se si chiude un occhio alla sindrome da finale-spiritoso-a-tutti-i-costi che affligge il giornalista milanese cremonese.
Oggi leggo dell’Umiliatrice, che bissa la felice intuizione dell’Arronzatrice, ovvero colei che “vi ronza intorno nel corso di una discussione, e si mette sempre dalla parte degli altri”: Continua a leggere »
09/09/2005
[Nola under water, foto di mrs. photo]
E’ strano. O forse non così tanto.
Ma l’uragano Katrina che ha squassato una sonnolenta città del sud degli Stati Uniti, pare aver dinoccolato anche un pezzo di web, crepato alcune logiche giornalistiche come la forza del vento i muri di legno delle case dei quartieri di New Orleans.
Come, se non con più violenza, ha fatto lo tsunami dello scorso dicembre nel sud-est asiatico. Ma è banale: i mesi passati (anni su internet?), qualche esperienza in più, e una città piena di storia in un paese all’avanguardia sulla rete.
Bando alle ciance, altre segnalazioni.
Reporter creativi.
In una virtuosa catena di link in puro stile blog, dall’ottimo Blog4biz, scopro un pezzo di Steve Outing che segnale una iniziativa di una società tedesca, come chiamarla?, di blog service che ha inaugurato una iniziativa di “online reporter desk”, e l’ha chiamata Creative Reporter.
Sono un po’ scettico. Continua a leggere »
Dal sito si capisce poco o nulla. In realtà non c’è nulla che spieghi nulla.
Qual è il progetto editoriale? Quali i temi? Gli spazi? Gli obiettivi?
E poi. Che vuol dire reporter creativo? Che bisogna inventarsi una notizia? Via, per questo c’è già troppa concorrenza.
07/09/2005
Ancora (l’ultima?) sull’uragano Katrina e i suoi vasti dintorni, digitali e non.
Recovery 2.0.
Jeff Jarvis scrive, con il suo solito piglio propositivo, un bel pezzo sulle azioni/reazioni del web di fronte alla tragedia di New Orleans.
Internet – afferma lo studioso americano – non era preparato ad affrontare le molteplici sfide che un disastro di questo tipo lancia, dal punto di vista organizzativo e comunicativo, in termini di “software, hardware, infrastructure, media, money”. Molto è stato fatto: per esempio i molti siti che si sono dedicati completamente alla diffusione di notizie utili alla ricerca di persone scomparse, o di fondi – ma in modo spesso confuso e disorganico.
Perchè non arrivare preparati, la prossima volta? Continua a leggere »
05/09/2005
[Pass Christian House Before/After, photo by Craft Junkie]
Sempre sull’uragano katrina e sull’informazione prodotta e/o veicolata da internet.
Riprendo una segnalazione di Gianluca Neri.
La Cnn.com chiede ai suoi lettori di inviare testi, foto o video sull’uragano Katrina. In fondo una cosa che prima si chiamava la posta dei lettori, ora si chiama “citizen journalism”. E ora è diventata multimediale grazie al web, e gode della disponibilità di spazio/tempo che il web, rispetto alle poche colonne del giornalismo cartaceo, concede a questo tipo di iniziative.
Per come la vedo io, l’operazione ha i suoi pregi.
E’ una apertura ad una produzione informativa proveniente dal basso, e si propone come un tentativo di donare un frame giornalistico riconoscibile (e spesso, con esso, un senso) ad una produzione che rimarrebbe o non vista nei pc delle persone, o difficilmente rintracciabile nei blog personali.
La Cnn.com (ma non solo loro: basti pensare ad una operazione simile messa in atto dai maggiori quotidiani on line italiani per la morte del papa) ha capito che, più che sfidare i mille competitor attraverso strategie di diffidenza e esclusione (basate spesso sulla supposta mancanza di autorevolezza), è preferibile attuare una strategia inclusiva – riprendendosi quel ruolo di costruttore di interpretazioni condivise (che si nutrono delle più svariate fonti) che è, storicamente e teoricamente, appannaggio del giornalismo.
Su Cnn, si possono trovare testi (stories: se è ancora tutto qui, non siamo nemmeno al livello della rubrica delle lettere del Gazzettino d’Aosta), foto (gallery katrina citizen: una galleria di foto inviate dai lettori, con nome, cognome, ed eventuale piccola didascalia) e video (che io non ho ancora trovato).
Ma i pregi finiscono qui. Continua a leggere »
02/09/2005
Ecco trovato un blogger che posta da New Orleans.
Michael Barnett, dello staff di DirectNic, scrive su Interceptor dal 27esimo piano di un grattacielo (secure and dry) a New Orleans.
Alle 11.45, scrive:
I think it finally hit me when I was on our roof 27 floors up looking down at my city. This place will never be the same — and I don’t mean in that “can’t step into the same river twice” philosophical sense. I mean in the “We won’t even recognize the place” sense.
Alle 12:19
Finally!
This convoy coming down the street is loaded with supplies. I see MREs and water and I assume ice.
Ok, so the troops used to restore order went in first and now the supplies are coming for orderly distribution (I hope).
Hope is on the way for the people at the Convention Center. Finally.
Alcune foto scattate, in parte dal grattacielo: http://sigmund.biz/kat/index.html, http://www.nola-intel.org/pictures/, http://www.nola-intel.org/pictures2/.