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23/08/2005

Cittadinanza liberale

di Enrico Bianda, alle 14:24

Andare LontanoMentre ci avviciniamo al traguardo, mentre la meta è vicina, Gerusalemme è poco oltre le frontiere, tanto da non permettere più deviazioni, una calamita emotiva, un faro necessario affinché la fatica di questi 7000 chilometri assuma un senso al di la del viaggiare puro, mentre sembrano moltiplicarsi gli incontri con i pellegrini, e tutto sembra convergere verso Gerusalemme, mi pare che si colga, tra le righe, un sottile, nascosto desiderio di fermarsi, o tornare indietro per ritrovare facce e umori. E se il viaggio non fosse un andare verso, ma un procedere attraverso, dove il senso, come spesso accade nei viaggi, non sia la meta, ma il percorso e l’incontro.
E’ banale, lo ammetto, ma lo è meno se letto alla luce del discorso del Presidente del Senato Marcello Pera, l’altro ieri, domenica, al Meeting di CL. Contro il multiculturalismo, contro il meticciato progressivo, contro il relativismo culturale.

Noi qui su Webgol raramente abbiamo fatto politica. O meglio le scelte che abbiamo fatto sono politica, perché provano a definire dei rapporti di forza, ma raramente abbiamo fatto riferimento alla situazione politica del nostro paese, per quanto non sarà sfuggito il nostro orientamento. Ma lo slancio conservatore, del più bieco conservatorismo militante di matrice religiosa, bagnato in un radicalismo cristiano che dimentica la grandezza e le differenze della cristianità stessa, proprio come Rumiz ci racconta, non può passare sotto silenzio. Ovunque vi sia indignazione per quel sorriso compiaciuto dopo parole tanto grossolane e offensive, questa si deve levare, forte, con gli strumenti che abbiamo a disposizione.
E così, riprendendo il discorso iniziato ieri, e sull’onda della mia personale indignazione, proprio di multiculturalismo e di meticciato vorrei parlare oggi, restando ancorato al nostro percorso dedicato al viaggio in Terrasanta.

Andare lontano
Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La RepubblicaE’ il titolo suggestivo di un vecchio libro di un’antropologa italiana, Sandra Puccini, che dedica il suo lavoro, edito da Carocci, all’idea bellissima che i viaggi delle missioni scientifiche dell’Ottocento, abbiano contribuito direttamente alla costruzione dell’identità – parola insidiosa questa! – italiana proprio nei decenni in cui l’Italia, come si dice, si faceva.
In altri termini le missioni naturalistiche, viaggiatori e antropologi, le missioni etnografiche e archeologiche, nel loro viaggiare, andando lontano incontravano l’altro e lo raccontavano al loro ritorno, in due modi: spesso scrivendo memoriali di viaggio, spesso pubblicati in edizioni per pochi intimi, altre volte trovando editori e diffusione popolare, oppure raccogliendo gli oggetti e i segni del viaggio in collezioni etnografiche che oggi stanno per lo più nascoste nei sotterranei di qualche museo universitario.
In entrambi i casi si tratta di un percorso virtuoso, ancorché ingenuo se vogliamo, ma che contribuiva a dare forma, con i limiti dell’epoca certo, etnocentrismo diffuso ma forse inconsapevole, a ciò che non eravamo, a quello che era l’altro e l’altrove.
Secondo Sandra Puccini però gli effetti di quei viaggi e di quelle narrazioni popolari non si fermavano li: il grosso veniva dopo, aveva effetti a lungo termine, occorrevano anni, ma piano piano quelle parole, quelle immagini e quei viaggi, nei resoconti e nelle illustrazioni, come negli oggetti esposti nei musei, contribuivano a definire anche l’identità stessa dei viaggiatori e del paese da cui provenivano, per riflesso diciamo, definendo se stessi in funzione dell’altro da loro.

Viaggio in Terrasanta
Alla narrazione in forma di feuilleton si accosta, credo, la capacità di andare lontano e proporre un racconto di scoperta, a cavallo tra i saperi, tra l’osservazione antropologica, scientifica e partecipata, tra coinvolgimento e distacco per riprendere Norbert Elias, e il trattato di geografia umana lungo i crinali della religione, dell’Ortodossia.
Il racconto di queste settimane si snoda allora attraverso un modello di giornalismo inedito, su cui mi piacerebbe tornare, che unisce una scrittura “popolare” e seriale, ad una ricerca quasi diaristica che sembra rimandare alla tradizione del memoriale scientifico di fine Ottocento.
Ne riparliamo. Intanto però segnalo un altro viaggio appena iniziato. Marco D’Eramo, che ammiriamo da tempo, è partito lungo il Rio Delle Amazzoni, da Pucallpa in Perù fino a Manaus. Viaggia in barca, credo una canoa, visto che parte dal limite estremo dove possono arrivare le navi passeggeri che risalgono il Grande Fiume. Lo pubblica il Manifesto. Da leggere.


Carta Stampata:
La Gerusalemme perduta di Paolo Rumiz, su Repubblica
Radio:
– Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (ascolta live)


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  • Un commento al post “Cittadinanza liberale”

    1. mirella
      agosto 24th, 2005 03:05
      1

      Mi ricorderò di tornare anche in questo blog, anzi ora me lo metto tra i preferiti e… torno a dormire :-)

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