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29/07/2005

A tavola con Montalbano

di Antonio Sofi, alle 00:16

Andrea CamilleriFinalmente ho trovato un po’ di tempo per leggerlo, ed è stato tempo ben speso. Si tratta di un saggio di Gianfranco Marrone, che insegna semiotica all’Università di Palermo.

Il saggio si intitola “Intorno alla tavola del Commissario Montalbano“, e si può scaricare in pdf dalla pagina che raccoglie alcuni tra testi e abstract di Marrone.
Il saggio è una raffinata analisi semiotica dell’universo gastronomico generato nei vari media da Salvo Montalbano, celebre personaggio dello scrittore siciliano Andrea Camilleri.

La lettura cade a puntino. O a fagiolo. O a ciliegina (sulla torta).

Ho appena finito di leggere Luna di carta, l’ultimo romanzo montalbanesco. La saga del commissario di Vigàta ha l’innegabile pregio di unire la fascinazione ipnotica della serialità con la fluida qualità della scrittura, schiarita più che oscurata da quel dialetto morbido e odoroso. In Luna di carta, il nono romanzo con Montalbano protagonista, Salvo diventa come l’ultimo Batman di Frank Miller, sempre che non paia irriguardosa la similitudine: stanco, invecchiato, a combattere, prima che contro il crimine, contro il montante cinismo dell’età che avanza. Come con il Batman di Miller, il risultato è che si fa il tifo due volte.

Ma il fagiolo, o la ciliegina, è un’altra.
C’è una scena gastronomica che sfiora la perfezione, in Luna di carta. E’ la scena in cui il commissario, invitato a pranzo dall’amante del morto ammazzato, una donna pericolosa e affascinante, scopre di condividere con lei il piacere della mangiata silenziosa. Mangiata (di pesce) silenziosa per modo di dire però: perchè condita da mugolii di apprezzamento e soddisfazione, dall’una e dall’altra parte; mugolii, quelli di Elena (questo se non sbaglio il nome della donna) da felino soddisfatto e appagato, che a fine pranzo ronfa e si stiracchia; e che fanno presto a trasformarsi, agli occhi di Montalbano, in mugolii sensuali.
Un pezzo breve ma delizioso: in cui c’è tutta la sensualità del mangiare, e tutta la filosofia mangereccia di Camilleri: per il quale una mangiata è un atto profondamente sensuale, che chiama il silenzio come forma di concentrazione, che è carnale perchè vuole soddisfare la carne, ricerca la pienezza della pancia, la saturazione dei sensi. Non solo un far l’amore con il cibo, ma farlo attraverso il cibo.

Per Marrone il Montalbano letterario, sebbene abbia debiti mangerecci con altri famosi investigatori magnoni (Wolfe, Maigret e Carvalho) ha un rapporto con il cibo abbastanza specifico:

è goloso, privo di misura e moderazione; mangia isolandosi dal mondo esterno, senza alcuna convivialità, concentrandosi sulle proprie emozioni, quasi sino a perdersi nel cibo. Per lui, il cibo è un oggetto di valore assoluto col quale congiungersi, un oggetto del desiderio, più importante dei piaceri sessuali, che deve essere conquistato a tutti i costi, anche trasgredendo quelle norme sociali moralizzatrici che impongono misure e freni agli eccessi alimentari.

arancini.jpg
Il breve saggio di Marrone continua ricamando argutamente sul ruolo di Adelina, una cuoca-mamma che si contrappone inevitabilmente con la fidanzata Livia; sui videogiochi il cui premio sono proprio i segreti culinari della cammerera maestra nell’arte degli arancini siciliani; sulle differenze tra libro e serial televisivo (dove i tempi stretti non consentono troppe pause silenziose trasformando i pranzi e le cene del Commissario in continui coitus interruptus); sui rimandi tra fiction e realtà (con siti, come il bel vigata.org, che rimandano ad osterie e luoghi reali; o la diatriba intermediale tra le città di Porto Empedocle e Ragusa: la prima luogo letterario, la seconda televisivo).

Insomma da leggere.
A stomaco pieno però: il rischio è il languorino (doppi sensi esclusi).


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  • 2 Commenti al post “A tavola con Montalbano”

    1. PlacidaSignora
      luglio 29th, 2005 10:00
      1

      E’bello il saggio, sì. E anche le ricette montalbanesce (ne ho provata qualcuna, sono perfette). L’unica cosa che non condivido col Commissario è il mangiare in silenzio: se il cibo è buono, è bello condividerlo anche con le parole. Magari poche, sussurrate, come in amore.
      :-*

    2. edi
      agosto 1st, 2005 17:28
      2

      grazie per la splendida segnalazione.

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