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27/07/2005

Urbanistica negoziata

di Luca Zaniol, alle 14:57

Il sasso, piccolo piccolo, gettato nel proverbiale stagno, ha fatto rimbalzare una serie di appunti (su una proposta di legge di riforma urbanistica) dalle parti di un architetto che ci legge.
Si chiama Luca Zaniol, ed è quello che io chiamo un architetto umanista.
Mi ricorderò sempre di una frase che mi disse lui, tanti anni fa (a me, figlio di architetto): “una casa deve semplicemente essere costruita attorno ad un uomo. E non deve accadere che un uomo si trovi a dover entrare in uno spazio che non è pensato per accoglierlo.” Sembra semplice, vero? Aggiungendo poco dopo che “le case, spesso, non sembrano progettate per essere riempite e vissute.”
Oggi Luca Zaniol disegna case pensando a tutte queste cose. Lo so. E spesso ci ritroviamo a discutere di questi argomenti. Lo ringrazio; e aspettando altre sue preziose indicazioni, qui sotto le sue prime riflessioni. eb


il passaggio ad una urbanistica “negoziata” è necessario, inevitabile. I processi di trasformazione del territorio sono diventati da tempo processi negoziati, e l’idea di un’urbanistica solamente prescrittiva è utopica, o semplicistica: la sfida vera sta nel riuscire a regolare questi meccanismi, a organizzare, dare forma ad un processo che permetta anche ai poteri non organizzati, non “forti”, (come sono quelli del cittadino/abitante generico, cioè “noi”), di partecipare a questo tavolo, di portare avanti esigenze e problemi e desideri e bisogni e di cercare di risolverli.
Ovviamente un governo come quello attuale non è di questo che si preoccupa, ma di lasciare ancora più libertà al proprio referente sociale, e cioè il potere economico, e noi quindi diventiamo cittadini/consumatori (acquirenti di immobili e servizi e partiti) anzichè cittadini/abitanti.
E poi la questione sulla necessità di decentrare i poteri decisionali, (la vecchia legge urbanistica era la legge di uno stato senza ancora poteri regionali, che invece sono progressivamente diventati protagonisti politici nella gestione del territorio: mi sembra giusto che la legge statale diventi una legge di principi, e che le regioni si dotino di strumenti più specifici, ma anche in questo campo vi sono due strade: rendere chiari i principi su cui fondare strumenti regionali più specifici ma nel contempo prescrivere regole, requisiti, standard (anche quantitativi) minimi e inderogabili a cui tali strumenti devono sottostare, oppure andare nella direzione di un liberismo che è prima di tutto suicida, considerando che la nostra prima risorsa nazionale è proprio il territorio (e questo è il banco di prova per dimostrare che questa devolution non è il federalismo di Cattaneo, ma la deregulation berlusconiana).

Per finire, sta di fatto che:
1. questa sicuramente è una brutta legge, ma ancora di più è una legge pericolosa, perchè non è sbagliata, ma intenzionalmente dannosa nei confronti della comunità civile;
2. un’alternativa è possibile. La Legge Urbanistica dell’Emilia Romagna è ben diversa da quella della Regione Lombardia!
3. è incredibile che non ci sia dibattito su questo: tanta parte della storia politica italiana si è giocata su questi temi, la politica degli anni 60 e 70 era anche scontro diretto sull’edilizia, sulla casa, sul territorio, abbandonare questi spazi è segno di una grave complicità politica in questo processo/progetto di demolizione della società italiana!


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