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19/07/2005

Il grande tuffo

di Enrico Bianda, alle 15:20

[Rathauscafe by idogu]
Rathauscafe by idoguQueste giornate calde, questa domenica in particolare, con la luce forte, l’aria calda e le cicale che non ero più abituato a sentire, anche i treni passano più lentamente, lungo la ferrovia che corre a fianco il fiume.

Guardo i vagoni arrivare da dietro la curva, poco prima dello sferragliare si sente un’elettricità nell’aria, quasi uno schizzo d’acqua lontano, e sono i cavi elettrici che si agitano all’arrivo del treno. Se poi è un merci, passa lentamente senza fermarsi mai, solo vagoni scuri e corrono verso la città, oppure si perdono in su, risalendo il Valdarno.

Appena sotto la stazione si intravede una scaletta, nascosta tra i rami di alberi che salgono dal fiume. Un accesso pressoché inviolabile, salvo armarsi di machete e provare a sfidare quella parte di selvaggio che si riprende le rive dei nostri fiumi.
Sotto, appena ai piedi della piccola scala in ferro arrugginita, un po’ traballante, scorre l’Arno. O almeno quello che rimane del fiume in questi caldi mesi estivi. Tutto sommato è un fiume che se la cava ancora bene. Scorre piano, marrone, di un cupo antico e immobile, non lascia che si veda il fondo, e fa bene. Ma almeno qualcosa scorre, una parvenza d’acqua, una vicina rapida mi rassicura sulla presenza liquida. Altrove, riali, torrenti, fiumi o rigagnoli si asciugano, inesorabilmente. Li trovi nascosti e secchi tra le foglie, in un gorgo verde rigoglioso, traccia delusa dell’acqua.

Badi Unterer LettenDomenica in quasi tutte le grandi città d’Europa si è riaffermata la vitalità urbana dei fiumi. In quasi tutte le grandi città attraversate dai fiumi. Mi pare si chiamasse Big Jump: tornare a vivere le rive e le acque dei fiumi che segnano il profilo di molti centri urbani. Una risorsa, una memoria, una fonte di vitalità e fantasia, un rifugio: quando attorno si respira l’aria calda dell’asfalto, quando l’alito bollente degli autobus ti soffia in faccia i suoi sessanta grandi di aerazione.

In Italia solo Torino ha aderito all’iniziativa. Torino che già da diversi anni, con i Murazzi, prova a ridare nobiltà e vitalità ai bordi cittadini del grande fiume ferito e saccheggiato. Poco più a est, seguendo il serpentone placido del Po, l’acqua se ne va tutta nei campi, aspirata dalle idrovore per allagare le risaie prima e i campi monocultura della pianura poi. Il resto della vita, la sabbia, se la prendono – legalmente o meno – le industrie del cemento.

Ma almeno per un giorno, Torino ha ritrovato il suo fiume. Ed è stato giustamente festeggiato con un tuffo riparatore. Sicuro. Non tanto diverso da quanto non fosse negli anni in cui Pavese ci si tuffava (riferiva un biologo intervistato dal TG3).
Le altre città niente. Impossibile anche solo immaginare di potersi tuffare nel Tevere o in altri fiumi cittadini. Ovunque latita inspiegabilmente un’idea di sostenibilità di una risorsa culturale, prima che ambientale, per le città.

Sotto casa mia scorre l’Arno. Attraversa, una ventina di chilometri più a sud la città di Firenze. Che guarda con fastidio, sperando quasi che un giorno smetta di scorrere, asciugandosi. E’ un ostacolo, non una risorsa. Gli argini inospitali, buoni per accogliere le nutrie, coraggiose, che attraversano in lungo e in largo l’alveo marrone, si riempiono stagionalmente di robinie spinose e di qualche giovane faggio verde e argento a seconda del vento. Nessuno scende verso l’acqua. Gli accessi sono sbarrati. D’estate, però, verso le sette, subito dopo la controra, spira un venticello fresco che sale dal mare.

Qualche giorno fa, su queste pagine, abbiamo provato a lanciare un tema, scomodo. Poco interessante forse vista la stagione. Ma lo sapevamo. Si parlava di legge urbanistica e di riforme negoziali ad hoc per i nuovi immobiliaristi protagonisti delle cronache estive: chi scala RCS, chi corre in aiuto del Torino calcio, che approfitta delle italiche scalate a Generali.
Ripensandoci mi viene in mente una parola: sostenibilità civile della città. Nel senso che occorrerebbe che lo spazio urbano venisse ripensato in funzione della reale vivibilità. In altre parole provare a ripensare il rapporto tra spazio e vita: come dire che forse la riforma dovrebbe provare ad invitare al tavolo negoziale non tanto – o non solo – i poteri forti, ma anche quelli deboli, i cittadini. In questa direzione mi pare stia andando una città svizzera, Zurigo.

Erano circa 13 anni che non ci tornavo. E non sapevo che cosa aspettarmi. Ci sono arrivato nelle giornate più calde di questa estate. Ho trovato una città che abita il proprio fiume. Ovunque esso scorra, tra parchi, strade congestionate, palazzi e ponti. Fa caldo? Ci si tuffa. Si nuota, si prende il sole all’ombra di un platano o di un faggio enorme. Sull’erba o su un argine in cemento trasformato in uno dei tanti Badi (i nostri bagni, un po’ pubblici un po’ privati, ma volendo con 240 franchi, l’equivalente di circa 160 euro, si fa il bagno in abbonamento tutto l’anno ovunque, piscine comunali comprese).

Il fiume che attraversa Zurigo si chiama Limmat, è ovunque balneabile. Ci si tuffa e la corrente ti porta un po’ più in giù. Oppure ti tuffi nel lago, che sfiora la città. Anche lui aperto ai cittadini, come le fontane della città vecchia. Ma queste per il momento solo per i bambini.

Su Flickr:
– tag Limmat, e tag Zurich.
Zurich Waterfront, una serie di foto della Zurigo acquatica, by Idogu


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  • 6 Commenti al post “Il grande tuffo”

    1. Mauro
      luglio 20th, 2005 11:41
      1

      Enrico, mi hai fatto venire in mente Rumiz ne La Secessione Leggera.
      Soprattutto quando parla delle persone che hanno rimosso i fiumi dall’immagine mentale che hanno del proprio territorio.

    2. Antonio
      luglio 20th, 2005 11:44
      2

      Grazie Mauro, ho postato io il tuo commento. Pare ci siano problemi nel postare commenti: cercherò di farci rimedio, ma sembra cosa complicata.
      Se cin son commenti urgenti: info@webgol.it

    3. Enrico
      luglio 20th, 2005 12:46
      3

      il maestro è nell’anima, e dentro all’anima per sempre resterà…

    4. Effe
      luglio 20th, 2005 12:47
      4

      (grazie Effe: posto io, as)
      questo non è un commento urgente.
      E’ lento e placido come il Po (o come il Don).
      Quasi ogni pausa dal lavoro la passo sulle sue sponde ( del Po, non del Don, sponde che sì, furono di Pavese), magari con un toscano ammezzato (e così gemelliamo anche l’Arno).
      Ho lo stesso pensiero da anni, che il fiume sia una parte di vita che non c’è più, nella città.
      Che si è persa.
      La mia massima aspirazione è quella di fare il nocchiero di chiatte su un Po navigabile.
      Come Ulisse, ma sendentario, però.

    5. antonio
      luglio 20th, 2005 19:10
      5

      Bene, il problema ai commenti dovrebbe essere risolto. Visto che ci sono non posso fare a meno di segnalare un altro collegamento tra Rumiz e i fiumi. Tre le altre volte, in tre uomini in bicicletta, Rumiz ha raccontato uno splendido Danubio, dalle parti di Vukovar. Io ed enrico siamo andati da quelle parti (quando enrì nel 2003?) per una puntata di un reportage radiofonico proprio dedicato ai fiumi d’europa. Ci muovevamo con al posto della mappa, le pagine di quel libro, fino all’incontro con il famoso o famigerato Hotel Danubio, sulle sponde del grande danubio… Un fiume che prima era la stessa acqua, ora è confine tra due stati, con i pesci che però non hanno passaporto…
      http://www.webgol.it/archives/000324.html
      http://www.webgol.it/archives/000339.html

    6. Barbara B.
      luglio 29th, 2005 12:37
      6

      …adesso hai isolato la mia mente .. vago in cerca di acqua in questa giornata di calura estiva, come solo a Firenze in pieno centro si può provare, e penso a Zurigo, al suo fiume e al suo lago che io ho visto ghiacciato due anni fa ed al sorriso ospitale della Checca che mi ha dato acqua da bere in momento di grande arsura affettiva. Ti abbraccio di nuovo.

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