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08/07/2005

Sotto casa

di Antonio Sofi, alle 20:08

londonmap.gif Nei commenti al post in cui azzardavo una riflessione sull’attentato di Londra e sui nonluoghi come simbolo e insieme tallone d’achille delle città moderne, mi ritrovo quattro opinioni diverse. Pur non avendo alcuna propensione al sono-d’accordo-con-tutti, sono d’accordo con tutti. Qualcosa di sensato – una percentuale di validità ermeneutica – ci può essere nell’idea dei nonluoghi, ma solo una percentuale, appunto; affascinante come tutte le spiegazioni semplici, che appaiono non fare una piega, quando la piega è invece nel fatto che tutto è invece dannatamente complesso, irriducibile ad una spiegazione lineare (e rassicurante). Riprendo quei primi quattro commenti, ringraziando chi ha reagito alla mia provocazione.

Anche io la penso come te, Santa, le Twin Towers erano qualcosa di diverso, avevano una precisa identità – quantomeno, per usare un vecchio termine, quanto a classi sociali (ma poi i pompieri, gli inservienti…). Eppure i grattacieli sono stati da sempre emblema di questo concetto così fortunato, così citato (molto più denso di come in genere lo si cita, e come anche io lo cito). Appare quasi paradossale che lo stesso Augè si riferisca proprio alle torri gemelle per indicare un nonluogo emblematico. Poi, però, dice anche un’altra cosa, che ho evitato di segnalare prima per non divagare troppo. Ora cito:

Dopo l’11 settembre, non esistono più luoghi preservati dal terrorismo. […] Oggi ci sentiamo minacciati in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, anche se per fortuna non ci pensiamo continuamente. Ma c’è anche un effetto paradossale. Attraverso l’attentato o la minaccia, i nonlughi ritrovano una sorta di identità. Il World Trade Center, ad esempio, era un vero e proprio nonluogo. Con l’attentato è diventato un luogo tragicamente fondatore, un luogo di commemorazione. Da un certo punto di vista, ha acquistato un’identità e un senso che prima non aveva, si è caricato di simboli e di storia che lo hanno trasformato in un vero luogo. Allo stesso modo, le minacce e la paura conferiscono ai nonluoghi inediti significati simbolici.

Le minacce e la paura conferiscono ai nonluoghi inediti significati simbolici. Ma non solo. La verità è che, sì Dalghren, i nonluoghi di Augè non sono più tali, iniziano a significare ben poco. Il tempo che passa (prima ancora della paura prodotta dal terrorismo – e non certo da oggi, o solo dal terrorismo islamico) rende i nonluoghi, tipici di una modernità nascente, dei veri e propri luoghi. Le Twin Towers per esempio: grattacieli spersonalizzati nella forma, ma diventati simbolo per i newyorkesi, con il tempo. Il tempo che passa, e la paura. Però, al tempo stesso, c’è comunque qualcosa da spartire: e credo che sia appunto nell’idea di questi luoghi (chiamiamoli allora così, senza il “non”) come veri centri di gravità identitari delle città moderne. Città che si riconoscono più nei luoghi/nonluoghi di passaggio, di interconnessione (le stazioni, e la metropolitana), o di incontro spersonalizzato (vedi per esempio anche un centro commerciale, da sempre obiettivo – spesso immaginato – di attentati, boicotaggi ecc.), che non nei monumenti storici. Questo ne fa, a maggior ragione per un terrorismo che vuole essere terribile monito di sangue, punti deboli, e insieme, obiettivi privilegiati, nelle moderne metropoli. E un luogo di divertimento, come tu dici, non è diverso da questa tipologia di luoghi: il format del parco giochi, di uno stadio, ecc…

Perchè, in fondo – cosa ha da spartire? Per diffondere la paura, come dice Mauro, non in un solo posto, tipico, localissimo, identificabile come storicamente proprio di un territorio preciso (per esempio, il colosseo, o il Big Ben), ma in luoghi/nonluoghi “nel quale ogni occidentalizzato possa identificarsi”. Che ogni cittadino occidentale possa sentire come il luogo che sta sotto casa; che quindi è la sua casa.

Forse davvero, Massimo, è il rapporto con il territorio che deve cambiare, con le città che viviamo, in cui viviamo – che ritornino davvero, lentamente, ad essere nostre.


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  • 2 Commenti al post “Sotto casa”

    1. OrlandoFurioso
      luglio 8th, 2005 20:55
      1

      Lo stesso terrorismo con la sua anonimità è un nonluogo. C’è un sottile filo rosso che lega questi due fenomeni, come del resto c’è un’ inquietante affinità tra il nostro tentativo di dargli un volto per trasformalo in un luogo e la sua nemesi nel movimento terroristico che cerca così di diventare il catalizzatore per raccogliere il maggior numero di adepti possibile.

    2. Abyss84
      luglio 10th, 2005 19:26
      2

      Riformulando un pensiero letto si potrebbe dire che il terrosismo, trasformando in nonluogo luoghi comuni alla popolazione occidentale (le torri gemelle, Madrid, Londra…), diffonde un senso di paura maggiore perche` attacca luoghi che sono patrimonio un po’ di tutti i cittadini dei paesi occidentali… Tuttavia questo e` anche un terrorismo senza volto, un non luogo, riprendendo il commento precedente, quindi mi chiedo: contro chi, alla fine, la paura scatenata dagli attentati si ritorcera`?
      Contro un sempre piu` evanescente Bin Laden? Contro l’islam intero? Contro gli “stati canaglia” mediorientali?
      Ma sopratutto, tirando le somme, questa strategia del terrore a chi giova davvero?
      La cosa che mi lascia piu` basito e` che a questi attentati proprio non riesco a dare un senso…
      bye

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