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08/07/2005

La prima, il punto debole, la seconda cosa

di Antonio Sofi, alle 12:26

londonmap.gifAppena ho saputo degli attentati alla metropolitana di Londra (quando ancora si parlava di sovraccarichi energetici: mi chiedo, visto che con informazioni insufficienti è azzardata qualsiasi spiegazione, e visto che non è la prima volta in casi simili, se sia ingenuità, scaramanzia o tentativo di insabbiamento, nel caso in cui la cosa si risolva con pochi danni), la prima cosa che ho pensato è stata che si trattava, quantomeno in teoria, di un ennesimo nonluogo.
Una metropolitana: dopo i grattacieli a New York, e la stazione a Madrid.

Perchè colpire un nonluogo invece di obiettivi più pregni di storia? Solo perchè c’è la possibilità di fare più morti? Forse. Forse anche, però, perchè sono simboli della modernità occidentale.

I nonluoghi, così come li ha raccontati Marc Augè, sono una deriva della modernità: espressione diretta di un occidente che va di corsa. Di una società che sente il bisogno di avere spazi di interconnessione tra un qui e un altrove: mere zone di passaggio, no man’s land dove lasciar riposare la propria identità sempre in movimento. I nonluoghi, in altre parole, sono una sorta di camera iperbarica, in cui riequilibrare la pressione interna di mondi a diverse atmosfere. Luoghi a scarso fabbisogno cognitivo, che rispondono ad un bisogno puntuale dell’uomo moderno; luoghi in cui pensare poco, lasciarsi trasportare: finalmente, perdersi.

Mi è sovvenuta una intervista a Marc Augè, che avevo segnalato in un vecchio post. In questa intervista rilasciata a Fabio Gambaro de La Repubblica il 3 Dicembre 2003, Augè suggeriva (ma preferisco addebitare le seguenti riflessioni alla mia intepretazione, visto che non trovo l’intervista originale) come proprio i nonluoghi siano spesso nel mirino di terroristi. La paura innerva le stazioni, gli aeroporti, la metropolitana, i grandi magazzini – come musica di sottofondo. Che poi il rischio sia talora solo percepito o immaginato e non reale è poco significativo, e anzi sintomatico. Perchè sono luoghi più o meno asettici (la underground di Londra, in realtà, è un elemento fortissimo dell’identità londinese) che mettono in comunicazione diretta con un altrove, con la totalità del mondo esterno, magari lontanissimo.

Gangli connettivi che, nella terribile logica terrorista, vanno tagliati. Luoghi di raccoltà di deboli identità cittadine che vanno impregnate di paura – e di morti. I nonluoghi, è quello che ci dicono questi attentati (chissà quanto consapevolmente), non solo sono i veri simboli di una modernità accellerata, ma anche il suo vero punto debole.

La seconda cosa che ho pensato, è la stessa di Mariano.


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  • 8 Commenti al post “La prima, il punto debole, la seconda cosa”

    1. dhalgren
      luglio 8th, 2005 14:50
      1

      e non hai mai pensato che “non luogo” significa ben poco? di’ piuttosto “non casa”. e siccome sono decenni che gli attentati si fanno sui treni e nelle stazioni e per strada, non ti pare che con la “modernità accelerata” ci sia poco a che spartire? un attentato veramente moderno sarebbe quello fatto in un posto in cui ci si diverte.

    2. polenta
      luglio 8th, 2005 15:13
      2

      i nonluoghi hanno una caratteristica fondamentale: sono spesso uguali ovunque. se lo scopo è diffondere la paura, un posto nel quale ogni occidentalizzato possa identificarsi è il luogo migliore. con una valenza simbolica ulteriore: minare la metropolitana significa minare un sistema alle “fondamenta”.

    3. Santa
      luglio 8th, 2005 15:24
      3

      Un non luogo è anche il punto urbano di massima casualità: essi non hanno un target. Non ci trovi solo i ricchi o solo i poveri, solo i medici o gli avvocati. Ci può essere chiunque.
      Tanti, in ogni momento e con la massima casualità. Un bersaglio ideale per colpire tutti.
      Al contrario dell 11/9 laddove il luogo aveva una precisa identità (all’interno della quale, tuttavia, ve ne erano contenute migliaia) le stazioni, gli autobus, le piazze non hanno un target preciso ed è per questo che li contengono tutti.
      “potevo esserci io, potevi esserci tu…”.
      Colpiscine uno per colpirne tutti.

    4. MassimoSdC
      luglio 8th, 2005 16:23
      4

      I simboli della modernità, i nonluoghi, dici. Forse. Un occidente che va di corsa, luoghi per non pensare, aggiungi. Antonio, se questi fossero i simboli della “modernità”, avremmo anche la ricetta per combattere i terroristi che volessero colpirli. Come? Semplicemente salvando noi stessi dal vortice assurdo di questi “Tempi velocemente immobili”. Temo però, che l’obiettivo di tali atti mostruosi sia altro. Ed altri. Non noi, passeggeri consapevoli o meno di questo treno così moderno da essere senza più conducente. Forse.

    5. angelocesare
      luglio 10th, 2005 18:55
      5

      Non sono molto d’accordo, se ho capito il post. Le Twin non erano un nonluogo: chi è stato a NY prima del crollo sa che le Twin erano uno dei luoghi più specifici della city (e più affollati)!
      Metropolitana di Londra e bus a due piani non sono nonluoghi bensì caratteristiche abbinate da sempre a Londra (e molto affollate).
      Ma forse non ho capito lo spirito del tuo post.
      Ciao,
      angelocesare

    6. antonio
      luglio 10th, 2005 20:44
      6

      Angelocesare: i tuoi dubbi erano anche i miei, in parte forse avevo già risposto nel post qui sopra (continuo a vedere questa cosa come un pensiero in progress, quindi grazie :)

    7. sphera
      luglio 12th, 2005 17:49
      7

      O forse perché in luoghi più specifici, più caratterizzati, più simbolici e come dici tu “pregni di storia” anche le persone che in quel momento lì si trovano sono un po’ più caratterizzate.
      Nei non luoghi, e forse solo lì, si trova l’assoluta anonimità e intercambiabilità della folla. Nei non luoghi ci stanno le non persone. Che è come dire che ci stanno, ci stiamo tutti, forse.

    8. AdRiX
      luglio 12th, 2005 19:40
      8

      “I nonluoghi, è quello che ci dicono questi attentati (chissà quanto consapevolmente), non solo sono i veri simboli di una modernità accellerata, ma anche il suo vero punto debole.”
      Come ho scritto a casa, i “nonluoghi” sono luoghi, eccome! Ma condivido il nocciolo della questione: i luoghi di passaggio sono simboli, anzi essenza, della modernità in quanto nodi del trasporto, ciè della comunicazione impersonata.

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