home

Leggi gli aggiornamenti in home page

04/07/2005

Le mani sulla cittĂ 

di Enrico Bianda, alle 11:38

Allora. E’ passata sotto generale silenzio, e anche io ho dovuto lasciar passare qualche giorno, chiedendo in giro tra amici e parenti se ne avessero sentito parlare. E’ una nuova proposta di riforma. A me pare grave, parecchio, sarà una mia mania, un’ossessione, come mi dice un’ amica, con le periferie e le città e su queste pagine abbiamo avuto modo di parlarne spesso.
Di che cosa si tratta (e scusate il tema a freddo quando tutti vi aspettavate qualcosa di fresco e lieve, come l’estate che ci ha agguantato).

Alla Camera dei Deputati, qualche giorno fa, esattamente il 28 giugno, è stata presentata una proposta di riforma urbanistica che in sostanza porta i poteri immobiliari a ridisegnare il complesso dell’impianto urbanistico delle nostre città (lo so, già lo facevano, e vedremo come, ma almeno avevamo i piani regolatori a calmare l’impeto speculativo).

La riforma porta il nome di Maurizio Lupi, deputato di Forza Italia.

Scrive Roberta Carlini su Il manifesto del primo luglio:

Uno dei suoi capisaldi è la sostituzione degli «atti autoritativi» con gli «atti negoziali». La scelta linguistica è abile: come non essere d’accordo? Non siamo tutti per il negoziato e contro l’autoritarismo? SenonchĂ© tradotto in urbanistica questo vuol dire che i comuni dovranno contrattare i piani regolatori e le loro varianti con i soggetti economici interessati: i costruttori, i proprietari delle aree, gli intermediari, i fondi immobiliari.

Ora, qualcuno avrà sentito parlare in queste settimane di Ricucci e della sua scalata al gruppo RCS? Insomma la bolla immobiliare arriva al tavolo “negoziale” dove si decidono i piani strategici per la trasformazione delle città, il loro rinnovamento e svecchiamento, il loro adeguamento a standard contemporanei, e fine con i vincoli paesaggistici e di sostenibilità.

Al di la della polemica, a me pare – e qui chiedo a chiunque di aiutarci a capire meglio quello che sta accadendo – la questione centrale è che un bene pubblico, vale a dire l’abitabilità di uno spazio urbano e non solo, viene sostanzialmente alienato al potere economico speculativo.

Ancora Roberta Carlini:

Alla fine della corsa, arriva una legge che dà un ruolo «pubblico» ai privati miracolati dalla bolla immobiliare. Chiamandoli a sedere attorno a un tavolo che possiamo immaginare così: di qua, i sindaci e gli assessori dei nostri comuni sempre più poveri e indebitati; di là, i soggetti economici privati con i portafogli ben rigonfi. Chissà chi condurrà il gioco.

Per il momento vorrei solo attirare l’attenzione su una deriva pericolosa per la sopravvivenza del paesaggio così come lo abbiamo immaginato fino ad oggi.
Le regole stanno cambiando rapidamente, e prima di questa riforma urbanistica i poteri immobiliari abitavano giĂ  da qualche anno il tavolo dove si definivano le trasformazioni delle cittĂ .

Lo diceva un’altra legge, e noi qui a Firenze ne sappiamo qualcosa, visto che i grandi lavori di riassetto urbanistico sono passati attraverso una società a partecipazione mista che vede riuniti amministrazione e società immobiliari.
Si chiama SocietĂ  di trasformazione urbana (S.T.U.), e dice piĂą o meno testualmente che:

Le societĂ  di trasformazione urbana costituiscono strumenti dalle vaste potenzialitĂ  che il legislatore ha messo a disposizione degli Enti locali per intervenire nelle aree urbane consolidate con il coinvolgimento di risorse economiche e professionalitĂ  private. Le cittĂ  metropolitane ed i comuni, anche con la partecipazione della provincia e della regione, possono costituire societĂ  per azioni miste pubblico-private per progettare e realizzare interventi di trasformazione urbana in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti. A tal fine provvedono alla preventiva acquisizione delle aree interessate dall’intervento, alla trasformazione ed alla commercializzazione delle stesse.

Almeno questo è quello che suggerisce il Ministero delle Infrastrutture eTrasporti.

Colgo l’occasione per consigliare un testo che ci porta a riflettere sul delicato rapporto tra architettura e paesaggio. Si tratta di un saggio edito da Donzelli, intitolato Paesaggio e architettura nell’Italia contemporanea. Scritto da due architetti e professori del Politecnico di Torino, Giovanni Durbiano e Marco Robiglio.

update

Carlo Felice Dalla Pasqua scova il riferimento alla Legge 153 e sg.. Grazie.

– Un articolo su Il sole 24 ore: “Legge urbanistica, si prepara la svolta”


  • La fotografia digitale e il continuum creativo
  • La cittĂ  digitale è una rete sociale
  • Paceville, la cittĂ  dell’oblio
  • Corpografie (I)

  • Lascia un commento